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Carceri in fiamme: sulla rivolta non c’è solo l’effetto esplosivo del Covid-19

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Carceri italiane e Covid-19: tempesta perfetta. Le misure sanitarie per scoraggiare la socialità anche tra i detenuti, i loro familiari e il mondo esterno hanno innescato da ieri un’ondata di proteste sediziose senza precedenti in Italia.

Morti (pare accidentali), sequestri di persona, evasioni, incendi e devastazioni, assembramenti dentro e fuori i penitenziari: un vero e proprio inferno. Anche perché questa protesta si salda con quella che in permanenza agita la popolazione carceraria, perennemente sotto stress da sovraffollamento. Facciamo anzitutto il punto della situazione e poi proviamo a vedere quali sono le cause prossime e remote dei tumulti.

Il punto delle rivolte

Trattandosi di un autentico bollettino di guerra, tuttora soggetto ad aggiornamento, passiamo in rassegna distintamente alcuni penitenziari nel caos. Secondo fonti dei sindacati della polizia penitenziaria, sarebbero stati 27 gli istituti in fiamme (talvolta letteralmente).

  • Cominciamo da Modena, dove la protesta ha avuto inizio e si registra un bilancio molto pesante, giacché conta delle vittime. Ben 7 detenuti hanno perso la vita. Come accennato, si tratterebbe di morti accidentali dovute all’ingestione di dosi letali di farmaci assunti dai rivoltosi dopo l’assalto e la devastazione dell’infermeria. Quest’istituto era soggetto a pesante sovraffollamento, così che c’è chi ne ipotizza la prossima chiusura.
  • Anche a Rieti le rimostranze hanno assunto i toni della sommossa e poi i colori della tragedia. Sono stati incendiati materiale cartaceo e materassi, il che ha comportato l’intervento dei vigili del fuoco. Quindi, anche qui ci sono state delle vittime. 3 detenuti sono morti e 8 sono stati ricoverati (3 dei quali in condizioni critiche), sembra a seguito dell’assunzione incontrollata di metadone durante l’assalto alle strutture sanitarie penitenziarie.
  • A Melfi i detenuti in rivolta hanno sequestrato per parecchie ore 9 persone, 4 agenti della polizia penitenziaria e 5 operatori sanitari. La situazione è ora tornata nella relativa normalità, con il rilascio degli ostaggi e il rientro delle persone in custodia nelle rispettive sezioni.
  • Spicca quindi per speciale gravità il caso di Foggia, dove sarebbe evaso un numero consistente di detenuti (fra i 60 e i 70). Parte di essi sono stati subito catturati dalle forze dell’ordine, ma un certo numero è riuscito a darsi alla macchia, rubando delle auto. Le loro ricerche sono tuttora in corso. Tra gli evasi ancora a piede libero c’è anche un detenuto in attesa di giudizio per omicidio.
  • Tornando al nord, a San Vittore (Milano) la protesta ha assunto grande visibilità esteriore perché è stata portata sui tetti. La sedizione sarebbe partita dal reparto modello “La Nave”, riservato ai detenuti con dipendenze e problemi psichici. A dar manforte ai protestatari, in prossimità delle mura del penitenziario, un gruppo di antagonisti dei centri sociali. Dopo ore di colloqui cui hanno partecipato due magistrati della Procura della Repubblica, la protesta è rientrata.
  • Disordini di varia natura hanno comunque coinvolto le strutture penitenziarie in ogni parte d’Italia. Regina Coeli e Rebibbia a Roma, l’Ucciardone a Palermo e Augusta in Sicilia esemplificano le tensioni verificatesi nel centro-sud.
Covid-19 e colloqui

Venendo alle motivazioni dichiarate delle proteste, c’è da dire che le misure di prevenzione sanitaria previste dal Governo hanno, come per la generalità del Paese, durata ben limitata. I colloqui diretti con i congiunti sono sospesi fino al 22 marzo; ma è contestualmente previsto un potenziamento di quelli a distanza. Quanto alla sospensione dei permessi  premio e dei regimi di semilibertà fino al 31 maggio, le disposizioni rimettono la valutazione caso per caso alla magistratura di sorveglianza: nessun automatismo, dunque.

Esigenze legittime

Certo, occorre che l’Amministrazione penitenziaria si impegni fattivamente per l’irrobustimento dei collegamenti indiretti con i familiari all’esterno. E che i contatti telefonici aumentino non solo in frequenza, ma possibilmente anche in durata. Sono queste le esigenze legittime, ancorché ovviamente del tutto indipendenti dalle violenze, di cui si fa portatore il Garante nazionale dei detenuti, Mario Palma. È interessante come quest’ultimo si dica invece contrario, in questo momento, alla richiesta di amnistia come provvedimento deflattivo del sovraffollamento. Non ricorrendo le condizioni per una serena ponderazione della questione, si rischierebbe di alimentare aspettative irrealizzabili nonché nuove e più gravi tensioni.

Carceri: Bonafede in Senato

Domani pomeriggio, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede riferirà in Senato sull’esplosione della protesta carceraria. Dovrà rispondere, fra le altre, alla contestazione in ordine al deficit di comunicazione sul coronavirus, rinfacciato al governo anche in un contesto di per sé già incandescente come i penitenziari. E dovrà rispondere anche alle richieste sempre più preoccupate dei sindacati autonomi della Polizia penitenziaria (Sinappe, Sappe). Domandano da tempo assunzioni, mezzi, risorse e manutenzione delle strutture.

Sovraffollamento drammatico

Per concludere, ci sono un dato innegabile e due ordini di esigenze di cui tenere conto per farsi un’idea della situazione. Il dato incontrovertibile e drammatico è quello del sovraffollamento. Al 29 febbraio scorso (dati del Ministero della Giustizia), a fronte di 50.931 posti regolamentari, la popolazione carceraria residente è pari a 61.930 unità. I cittadini stranieri sono poco meno di 20mila. In un modo o nell’altro al problema va posto rimedio, perché la cattività nella cattività è sicuramente criminogena, altro che rieducativa. La politica decida e agisca di conseguenza.

Covid-19 e criminalità

I due ordini di esigenze attengono alle questioni sanitarie connesse all’emergenza in corso e alle pressioni esterne della criminalità sulle carceri. Quanto al primo, gli istituti di pena sono luoghi di per sé e paradossalmente più sicuri di altri, rispetto al Covid-19. Salvo casi di ingressi successivi grossomodo all’ultimo mese, infatti, il rischio dovrebbe essere piuttosto basso. Certo, ci sono i gravi problemi igienici e sanitari di base dovuti alla sovrappopolazione. Ma assaltare e devastare le strutture sanitarie interne, come è avvenuto ieri, può giovare a un sistema già sotto stress?

Quanto alle pressioni esterne della criminalità, alla cui regia rispetto all’esplosione coordinata interna delle proteste in tanti pensano, bisogna fare attenzione. È comprensibile che il Governo sia assorbito dalla gestione dell’epidemia di Covid-19. Non può però permettersi di perdere di vista il valore della legalità e il diritto alla sicurezza dei cittadini.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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