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Carli: a Piacenza centinaia d’invisibili, ma gli immigrati sono una risorsa, la città si svegli!

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Bernardo Carli è tutto meno che invisibile. Sui temi dell’immigrazione, a Piacenza è da anni in prima linea. Impegnato su un fronte delicatissimo della città che si chiama via Roma. L’ex preside del Liceo Cassinari chiama invisibili i clandestini o gli irregolari, come preferisce definirli il mondo del politically correct. “A Piacenza in giro ce ne sono centinaia, ma proprio perché sono invisibili, non ne cogliamo appieno la presenza. Sono spaventati, vivono all’addiaccio in condizioni miserrime e sono potenziale manodopera per la criminalità. Per loro non servono azioni repressive. Non serve l’esercito, invocato ridicolmente da qualcuno. Ci vuole accoglienza e lo dico senza buonismo di sorta. Serve un vero progetto di inclusione, dove il primo passo è farli emergere senza pregiudizi, dandogli un’opportunità. Un progetto che in città oggi non c’è nemmeno per gli stranieri regolari, ma non c’è mai stato nemmeno prima, quando governava la sinistra”.

A che cosa sta pensando, professor Carli?
“A un progetto che deve coinvolgere tutti: istituzioni, scuole, politica, volontariato e il mondo delle imprese che ha così fame di manodopera da formare. Guardi, potenzialmente anche gli invisibili sono una grande risorsa, come ci dimostrano tutti gli stranieri che con le carte in regola oggi arricchiscono Piacenza con il loro lavoro e quando ne hanno la possibilità, partecipando alla vita sociale della città”.

Parliamo della notte di Halloween, con l’aggressione all’arma bianca di Issam Abdul Mahmud, il trentenne egiziano che al grido di “Allah akbar” ha ferito due persone in piazza Cavalli: è la punta dell’iceberg di una situazione pericolosa o no?
“Pericolosa direi di no, di certo però è un campanello d’allarme su una colpevole situazione di inerzia che va avanti da anni. L’episodio in se stesso, grave per carità, ha visto solo la reazione esasperata di una persona probabilmente con problemi psichici da curare, che non ha retto all’ennesima delusione per essere stato rifiutato. Non entro nel merito di questa scelta delle istituzioni o della farroginosità dei meccanismi di espulsione che vanno resi più efficaci, ma se mi permette anticipo la risposta a quella che immagino sarà la sua prossima domanda”.

Prego professor Carli…
“Non penso che dietro a questa aggressione al grido di ‘Allah akbar’ ci sia una deriva integralista. Oltretutto qui a Piacenza abbiamo una comunità islamica che mi sento di definire integerrima e schierata da sempre contro ogni violenza. Mi creda, si è trattato di un episodio personale, che però rappresenta un segnale negativo”.

Come mai parla di una colpevole situazione d’inerzia che va avanti da anni?
“Perché sui problemi di oggi pesano le scelte sbagliate del passato. E badi bene, mi definisco un catto-comunista, ma non voglio dare addosso all’Amministrazione di centrodestra che oggi governa la città. Sull’immigrazione ha fatto delle scelte a mio avviso totalmente sbagliate, ma le ha fatte. Gli errori li ha sottoscritti chi ha governato prima la città e parlo naturalmente anche delle amministrazioni di centrosinistra che si sono succedute dagli Anni 90”.

Da dove partiamo?
“Con il via libera
alla logistica, si sapeva benissimo di importare manodopera non specializzata che avrebbe coinvolto soprattutto lavoratori stranieri. Migliaia di facchini a basso reddito si sarebbero riversati sulla città. E poi gioco forza sarebbero arrivate qui le loro famiglie, cosa che è regolarmente avvenuta. Per queste persone al percorso lavorativo non si è mai affiancato un cammino di accoglienza che puntasse a una loro inclusione sociale. Non c’è stato nessun governo complessivo di queste dinamiche; sono state prese solo iniziative a macchia di leopardo, spesso slegate l’una dall’altra che hanno risolto poco o nulla. Oggi così ci troviamo in questa situazione, con migliaia di lavoratori stranieri a basso reddito che devono sostenere famiglie numerose, perché non dimentichiamo che i figli li fanno loro, noi non ne facciamo più. E i figli sono il futuro”.

Quindi?
“Dobbiamo aiutarli a migliorare le loro condizioni economiche, a crescere questi figli. Non possiamo pensare che un lavoratore da mille euro al mese sia contento di questo reddito. E che con questi soldi possa tirare su da solo tre o quattro bambini, anche con l’aiuto di una moglie che magari fa la colf o la badante in nero. Queste famiglie straniere, che vengono da diverse parti del mondo e che ormai percentualmente pesano tanto sulla popolazione piacentina, non vanno emarginate, sono una risorsa per tutta la comunità”.

In che senso professor Carli?
“Vogliamo che da questi nuclei famigliari escano solo nuovi facchini, nuovi manovali, nuovi lavoratori in nero? Oppure i tecnici e i professionisti di domani, dal mondo dell’industria a quello della sanità, di cui abbiamo tanto bisogno anche a Piacenza? Il nostro decremento demografico è chiaro. Senza di loro e senza dargli una forte identità locale, il nostro destino è segnato. Che ci piaccia o no, nella stragrande maggioranza dei casi questi saranno i piacentini del futuro. Dobbiamo conoscerli meglio, valorizzarli e integrarli nella nostra comunità. Se no resteranno allo sbando, senza una chiara identità”.

Perché?
“Col passare del tempo i legami con la loro terra d’origine si indeboliscono, diamogli la possibilità di mettere qui radici solide e sane, di trovare una nuova identità. Una cosa che purtroppo ancora non sta avvenendo, e lo dico dal quartiere Roma, una metafora dell’intera Piacenza”.

Un’altra lunga storia…
“Proprio così, il quartiere Roma è diventato volutamente, e so di usare parole forti, la pattumiera della città, il suo girone infernale. Se tutto il male sta in una zona della città e io vivo da un’altra parte, penso di averla scampata. Invece non è così, ghettizzare è inutile. E nel quartiere Roma, come in un laboratorio, misuriamo tutti i giorni le carenze della mancata inclusione di cui le ho parlato”.

E sul piano della delinquenza, come la mettiamo?
“Se si esclude lo spaccio di droga, tipico delle zone vicine alla stazione ferroviaria in tutte le città, possiamo parlare di piccoli reati, anche limitati nel numero, pochi furti d’appartamento, pochi scippi. E non lo dico io, ma i dati della Polizia di Stato. Certo, forse c’è qualche rissa di troppo”.

Appunto, come spiega questo fenomeno?
“Questi episodi sono proprio un altro segnale dell’emarginazione causata dalla mancata inclusione. I fenomeni delle gang etniche nascono da qui: non trovo sbocchi sociali e aiuto se non nel mio gruppo d’origine? E allora punto alla sua affermazione anche con la violenza. Poi c’è l’abuso di alcol. Anche qui, in sostanza parliamo di un fenomeno figlio della solitudine e dell’abbandono, come avviene per tutti e non solo per gli stranieri. Mi creda, se si innescano dinamiche inclusive, il problema dell’ordine pubblico si sistema da solo”.

Lei con la sua ‘Fabbrica dei grilli’, che cosa sta facendo in concreto?
“Questa Associazione è diventata una Odv, un’Organizzazione di volontariato. Inizialmente ci occupavamo di cultura, e adesso abbiamo cominciato a stringere rapporti con altre realtà, come Mondo aperto, che si occupa dell’insegnamento linguistico, e Sentieri del mondo, che opera nel settore della mediazione culturale. Insieme cerchiamo di dare risposte concrete ai tanti stranieri che si rivolgono a noi”.

Come, professor Carli?
“Per esempio con corsi di lingua certificati, facendo educazione ai loro figli, cercando di capire le loro aspirazioni e facendo capire che qui ci sono grandi opportunità per tutti. Insomma, stiamo stendendo una rete del fare per formare nuovi cittadini. E chi vuole lavorare con noi sarà accolto a braccia aperte”. 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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1 commento

  1. Insomma, se abbiamo sotto casa torme di nordafricani minorenni ubriachi, aggressivi e strafottenti (venga a farsi un giretto nel mondo reale, professo’), alla fin fine E’ COLPA NOSTRA.
    Buono a sapersi, se rinasco la prossima volta faccio direttamente il delinquente. Islamico, se possibile: ma rigorosamente in Italia, giacché in un Paese della mia religione avrei vita breve e difficile.

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