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Carlo III e la corona d’Inghilterra: quali prospettive per un re di 74 anni?

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Carlo III: quale futuro? L’abbazia di Westminster che sabato 6 maggio accoglierà il nuovo monarca per la sua incoronazione è sempre la stessa. Nel 1953 aveva accolto la madre Elisabetta, una giovanissima sovrana, per la stessa cerimonia. Però sia fuori che dentro le storiche mura quasi nulla è rimasto uguale.

Passato imperiale


Partiamo dal Regno Unito. Nel 1953 era ancora a capo di un impero coloniale che si sviluppava su quasi tutti i continenti: dal centro America all’Australia e dall’Africa all’Asia. Oggi di questa gloria imperiale non sono rimasti che pochi lacerti, anch’essi in fermento per raggiungere l’indipendenza. Ieri una Gran Bretagna che da poco aveva trionfato nella seconda guerra mondiale; oggi uno Stato che vive di vecchie glorie e di un Commonwealth che rimane grande solo nella mente dei britannici, i quali si stanno da poco accorgendo quanto sia stata miope la Brexit. Ma se passiamo dall’esame dello Stato a quello del sovrano l’analisi è ancora più impietosa.

Royal family ieri e oggi

Nel 1953 si incoronava una giovane (27 anni) piena di vita. Sorridente, anche attraente, da poco sposa di un altrettanto affascinante principe e da poco madre. Carlo, il primogenito, nel giugno del 1953 aveva 4 anni e Anna 2. Una Royal family perfetta anche secondo i canoni hollywoodiani. Carlo invece si avvicina alla corona a 74 anni, dopo oltre 50 anni di “gavetta” nel ruolo di erede designato. Il suo aspetto sottolinea l’età avanzata, la sua famiglia è ogni giorno di più un covo di “parenti serpenti” tra le bizze di Harry e di Megan e le liti tra fratelli.

Vogliamo parlare della figura di Andrea, che ancora ad oggi, a pochi giorni dal grande evento, non sappiamo neppure se sarà tra gli invitati nell’abbazia? La moglie, la regina Camilla, che tra l’altro ha un anno più di Carlo, riuscirà a far dimenticare il burrascoso passato che l’ha vista, per almeno un decennio, contendere il posto alla “principessa del Popolo”, l’ancora amatissima Lady Diana?

Icona di un’epoca

Elisabetta era passata attraverso la guerra; aveva partecipato, ancorché nel ruolo defilato che le competeva, allo sforzo bellico come meccanico. Era parte integrante di quella famiglia che aveva condiviso con tutti gli Inglesi l’orrore dei bombardamenti nazisti; era a Windsor quando a Buckingham Palace un’ala del palazzo era crollata sotto le bombe; e aveva festeggiato la vittoria in piazza assieme a tutti i suoi sudditi.

Da quando è salita al trono ha incontrato tutti i grandi della sua epoca; da Churchill a De Gaulle, da Kennedy a Reagan, da Bush alla Merkel. Abbiamo sue foto con Jaqueline Kennedy e Marylin Monroe e con tutti i grandi di Hollywood. Ogni sua visita all’estero, e ne ha compiute decine, era un trionfo mediatico simile a quelle di papa Wojtyla (che Elisabetta ha incontrato più volte).

La carriera di Carlo


E il figlio? L’unica visita che Carlo ha compiuto, per ora, è stata una grigia comparsata in Germania, dato che la ben più fotogenica Parigi gli è stata negata per i concomitanti disordini di piazza.
 Che passato ha Carlo? Si è distinto in qualche campagna in Afghanistan o alle Falkland? No, la sua carriera militare, contrariamente a quelle del padre Filippo, del fratello Andrea o del figlio Harry, è stata una lunga, insipida passerella tra scuole militari ed accademie.

Non per colpa sua, ovvio: l’erede al trono non può rischiare la vita sui fronti caldi. Ma tant’è: una vita molto green, passata dipingendo all’acquarello paesaggi toscani; visitando scuole secondarie e tagliando nastri di secondo piano. Perché non poteva, con tutta evidenza, rubare la scena a the Queen finché la stessa era in vita.

Difficili i suoi rapporti con la servitù, coi parenti, con i sudditi. Quasi sconosciuti i suoi rapporti con i politici. La madre ha dovuto superare una serie di crisi e confrontarsi con primi ministri con tanto di attributi. A partire dal monumento vivente di Winston Churchill alla Thatcher e da Tony Blair a Boris Johnson. Lui, per ora, nulla: attentissimo a non disvelare, per obbligo costituzionale, le sue simpatie, dimostra un’insipienza che per il grande pubblico rasenta l’indifferenza verso le prospettive che non siano “politically correct” e, appunto, green.

Lunga attesa

Se entusiastica era la partecipazione emotiva della popolazione all’incoronazione di Elisabetta, il cui corteo trionfale era reso esotico dalle truppe coloniali di ogni continente, a dimostrazione del ruolo globale che il Regno Unito vantava nel 1953, oggi gli Inglesi sembrano molto più tiepidi nei confronti del nuovo re. Un monarca che poco sembra aver da dire al mondo di oggi. Direte: bella forza, la carriera di Carlo è tutta davanti a lui. A 74 anni? Certo, non è colpa sua se, come il suo avo Edoardo VII ai primi del Novecento, ha passato tutta la vita nel ruolo di principe di Galles in attesa di salire sul trono.


King Charles non è…


Ma che prospettive apre la cerimonia del 6 maggio? Una lenta ma inesorabile discesa agli inferi della monarchia inglese a meno che Carlo non decida di abdicare il prima possibile in favore di William, che sembra molto più in ruolo per far proseguire l’istituzione monarchica. Se Carlo, come aveva fatto a suo tempo il nostro Vittorio Emanuele, impiega troppo tempo, ridurrà anche William a raccogliere i cocci del Trono di San Giacomo.

L’Inghilterra, per quanto alla stessa serva l’istituzione monarchica, ha bisogno di forze giovani e moderne. Carlo non è Mattarella che fa dimenticare l’età grazie a una statura morale che travalica l’anagrafe. Oppure King Charles avrà in serbo delle sorprese che potranno far cambiare la nostra opinione? Appuntamento alla Westminster Abbey il prossimo 6 maggio. Fino ad allora sospendiamo il giudizio.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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