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Caro prof di Fiorenzuola, impari lei dalle Sardine

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Caro professore di Fiorenzuola d’Arda, dalle notizie che abbiamo, nei suoi confronti verranno presi dei severi provvedimenti disciplinari, e non si esclude addirittura il suo definitivo allontanamento dall’insegnamento. Questo, nonostante la sua mail di scuse “Agli studenti, ai genitori, ai colleghi docenti e ai dirigenti” arrivata in serata.

Vede, professore, il suo è un compito molto delicato: insegnare agli studenti, oltre all’italiano e al latino, a crescere e a formarsi una coscienza critica. Possiamo dirlo? In un mondo dominato dai social e nel quale la lettura è sempre meno popolare, la formazione di una coscienza critica è molto più importante di rosa-rosae e dell’Ariosto.

E proprio su questo lei ha clamorosamente toppato, minacciando i suoi allievi perché non partecipassero al flash mob del movimento delle Sardine a Fiorenzuola, domenica 24 novembre, in occasione della visita di Matteo Salvini. Li ha minacciati delle peggiori conseguenze: “Io sarò presente, se becco qualcuno di voi, da martedì cambiate aria, nelle mie materie renderò la vostra vita un inferno, vedrete il 6 col binocolo e passerete la prossima estate sui libri. Di idioti in classe non ne voglio. Sardine avvisate…”.

Quanti errori a Fiorenzuola

Ha sbagliato professore. Prima di tutto, facendo un clamoroso autogol: i principali tg hanno messo in primo piano la notizia, dando ancora maggior visibilità al movimento delle Sardine e andando così contro alle sue intenzioni.
Ha sbagliato perché tutte le forze politiche e sociali hanno pronunciato parole di condanna nei suoi confronti; e così ha provocato un “abbraccio” certamente non voluto tra maggioranza e opposizione.
Ma soprattutto ha sbagliato perché sono parole che non possono e non devono essere scritte da un docente. Si è messo sullo stesso piano dell’insegnante che insultava le forze dell’ordine a Torino, e che è stata – a nostro parere giustamente – allontanata dall’insegnamento.

Il valore della rappresentanza

Noi non la puniremmo tanto per la parole scritte, pur gravi, su un social. Ma perché ci chiediamo come possa insegnare e cos’ha insegnato finora ai suoi studenti nella cittadina emiliana. Un conto è ricordare che è sbagliato partecipare a manifestazioni violente, che danneggiano e devastano. Certamente però non è il caso delle Sardine, che si riuniscono pacificamente e non si avvicinano neppure ai luoghi frequentati da Salvini, al fine di contrastare o impedire la manifestazione.

Le Sardine danno un messaggio di rappresentanza. Di là c’è Salvini, qui ci siamo noi che siamo contrari alle sue parole d’ordine. E vogliamo comunicare che esistono piazze non omologate. Punto. Nulla di meno che democratico e civile. Diremmo quasi un esempio. Ma anche nel malaugurato caso in cui il movimento delle Sardine fosse violento e prevaricatore e lei avesse intravisto tra di loro alcuni dei suoi studenti, sarebbe stato sbagliato comunque minacciare ritorsioni sul profitto dei medesimi.

Dialogo, non minacce

Insegna italiano? E allora quale occasione migliore per dare un tema (se esistono ancora) sul movimento delle Sardine, chiedendo ad ogni studente di argomentare perché secondo lui è opportuno manifestare o no contro Salvini e quindi contro Lucia Borgonzoni, la sua candidata alla presidenza dell’Emilia-Romagna. Poi, al momento della correzione, si poteva iniziare un dibattito in classe per approfondire il fenomeno. Ricordando anche che molti giovani intervistati alle recenti manifestazioni pro-Greta non sapevano nemmeno perché fossero scesi in piazza, se non perché era un venerdì mattina ed era un’ottima occasione per non stare a scuola.
Qui, invece, si tratta di domenica sera. Una domenica che a Fiorenzuola d’Arda si preannuncia di pioggia battente. Dunque, doppiamente meritori gli eventuali studenti che per manifestare non perdono un’ora di lezione.

Le scuse non bastano

No, caro professore, le sue scuse non bastano. A nostro parere lei non è nelle condizioni di poter insegnare. Non si può mescolare il profitto scolastico con la politica. Chi scrive ha frequentato un liceo piacentino negli anni di piombo. Tutti gli insegnanti erano schierati dalla parte opposta. Nessuno si è mai sognato di impedirmi di manifestare liberamente il mio pensiero. Se ne discuteva. E tutti, studenti e professori, imparavano a dialogare e crescevano, insieme, come dovrebbe essere anche oggi nella scuola italiana.

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