Case protette e dintorni: c’era una volta il welfare emiliano? Da Piacenza a Rimini viene spontaneo pensare a una favola dal finale tragico dopo le parole del Commissario Sergio Venturi. Il medico a cui il governatore Bonaccini ha affidato l’emergenza Coronavirus ha fatto un’analisi spietata della situazione dell’Emilia-Romagna. Servono “case protette accreditate dal sistema regionale per misurare la qualità delle strutture”, ha detto il commissario.
Nelle Cra (Case residenza per anziani non autosufficienti), o case protette come le ha chiamate Venturi, sappiamo che si è consumata una parte importante della tragedia di questi mesi. Con un numero di morti altissimo, ma ancora imprecisato perché in molti casi i decessi sono avvenuti senza la certificazione per Covid-19 in quanto non sono stati eseguiti i tamponi.
Nonostante ciò, sempre ieri l’Assemblea legislativa regionale ha bocciato l’istituzione di una commissione d’inchiesta per far luce su quanto è accaduto in questo universo socio-sanitario e assistenziale in particolare a Piacenza, come proposto da alcune forze di opposizione.
Qual è la casa giusta?
Vorremmo capire però il senso delle affermazioni di Venturi anche alla luce delle recenti perquisizioni dei Nas, avvenute per esempio sempre nelle strutture di Piacenza e provincia, un territorio dove nel complesso si contano 900 morti ufficiali e 4.300 contagiati.
Il commissario, che lascerà il suo incarico il 9 maggio (perché ritiene finita l’emergenza), ha detto che nelle Cra le cose vanno cambiate non da domani ma già oggi. “Nella Fase 2 occorre ridisegnare completamente l’assetto dei servizi per gli anziani e immaginare servizi più rispettosi dei luoghi dove farli rimanere”, ingenerando non poche preoccupazioni in chi ha ancora genitori e parenti in queste strutture.
Poi ha proseguito sottolineando che gli anziani devono restare “il più possibile nelle case”. Non nelle Cra, ma proprio nelle loro. Perché quelli “rimasti a casa accuditi dalle badanti o dai figli non si sono ammalati”. Una soluzione valida, per il commissario, poi sarebbe quella di “immaginare dei condomini di residenza, dove ci sono portinerie sociali e sanitarie; dove c’è il medico (se serve e quando serve) con infermieri psicologi, animatori”.
Ma restiamo sulle parole più pesanti, quelle relative alle case protette diciamo vecchio stile, le Cra che rimarranno attive sul territorio. Queste strutture “dovranno avere un accreditamento di tipo regionale. È troppo importante misurare la qualità dell’assistenza delle case protette per avere un sistema che dipende da organizzazioni non regionali”, ha detto Venturi.
Dall’Emilia alla Luna
Quindi nessuno a livello regionale finora misurava la qualità delle case protette o controllava gli enti preposti a farlo? A sentir lui pare proprio così. La cosa più preoccupante è che chi fa queste considerazioni non arriva dalla Luna. Venturi è stato per anni l’assessore alla Salute della Regione Emilia-Romagna ora sostituito da Raffaele Donini.
Insomma, questa carenza potrebbe spiegare molte cose sulle tragiche vicende vissute nelle Cra da Piacenza a Rimini. Peccato che dopo una breve verifica scopriamo che il sistema di accreditamento regionale c’è già ed è operativo da anni, come ci spiega chi lavora in questo settore: “Le Cra sono regolate dalla Deliberazione della Giunta Regionale 514/2009. Stabilisce che queste strutture siano controllate periodicamente dall’Organismo tecnico di ambito provinciale (Otap) che applica le norme regionali”.
Lo scarica barile
Ma allora che cosa sta succedendo? L’impressione, racconta chi ci ha svelato il quadro normativo, “è che da Bologna stiano giocando allo scarica barile. Cercano di evidenziare carenze locali, che invece abbiamo vissuto in gran parte proprio per la mancanza di indicazioni dalla Regione su come gestire l’emergenza Coronavirus. Basti pensare che le linee guida su come operare nelle Cra ci sono arrivate solo il 24 marzo. Meno male che in molti casi abbiamo preso provvedimenti in proprio, se no sarebbe stata una vera strage. Perché si ricordi che di vite ne abbiamo salvate anche noi e non solo i nostri colleghi negli ospedali. Ma chissà se questo Venturi lo sa”.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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