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Caso Roggero: le vere responsabilità della politica e della giustizia, oltre la vicenda strettamente personale

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Caso Roggero: quante cose si potrebbero dire? Ne sono già state dette troppe, non di rado a sproposito. Come sempre cercheremo di andare oltre la cronaca, perché le vicende che le sono ascrivibili servono a questo, da spunto per trarne considerazioni di carattere generale.

Una cosa, comunque, lasciatecela dire sul 72enne gioielliere cuneese di Grinzane Cavour. Una rivalsa non è legittima difesa. E una rivalsa sui rapinatori in fuga del secondo colpo ai danni della sua boutique, tenendo a mente gli autori della rapina di sei anni prima che lo avevano massacrato di botte, non fa altro che renderlo più chiaro. Non è in discussione il dramma personale ingiustamente subito anche la seconda volta, per di più vedendo nuovamente minacciati gli affetti più cari (moglie e figlia). La dinamica dei fatti in capo alla reazione di Roggero, però, è chiara e le immagini delle videocamere la documentano.

La cronaca informa la politica, ma…

La prima cosa su cui vogliamo richiamare l’attenzione è la strumentalizzazione dei fatti di cronaca da parte della politica. Ormai, cavarsela riducendo la pratica al populismo non basta più, a meno di non tacciare di qualunquismo buona parte delle forze politiche e, forse, potremmo farlo. Senza dimenticare che pure l’opposta tendenza, quella dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia e in nome di un approccio ideologico è disposto a negare l’evidenza stessa, non è raccomandabile.

La cronaca concerne casi singoli e la realtà supera sempre la capacità d’immaginazione, cioè di astrazione. La politica, però, sotto la forma del potere Legislativo è chiamata precisamente a questo, vale a dire dettare norme che per definizione sono generali e astratte. La mediazione tra norme astratte e casi concreti compete a un altro potere, l’Autorità giudiziaria. L’operato di quest’ultima è criticabile, ma non è sostituibile. Soprattutto, per quello che ci interessa, non è fungibile da parte della politica. La politica, nondimeno, è istigata a provarci dall’ipertrofia e dall’onnipotenza comunicativa, oltreché dal proliferare delle ali estreme ai propri margini. Così, il cortocircuito è servito.

Che fare per interromperlo? Sottrarvisi, rifiutarlo, mordersi la lingua e tacere sul momento. L’occasione fa l’uomo ladro, dice il proverbio e, parafrasandolo, potremmo aggiungere: la cronaca fa il politico cianciante. La temperanza, insieme a prudenza, giustizia e fortezza, è una virtù cardinale secondo la morale tanto classica quanto cristiana. Specie chi ha a cuore la nostra cultura e le nostre tradizioni non può dimenticarla, né tantomeno eluderla. Elettoralmente parlando può costare voti, sia non presi sia persi. Farsene orientare, nondimeno, resta un dovere. Etica, cultura e tradizioni sono valori universali che, comunque, dovrebbero essere cari anzitutto a chi si dichiara d’orientamento conservatore, o di destra per essere più chiari.

La grazia non è un altro grado di giudizio

Bisogna parlare anche della questione della grazia, cioè la clemenza presidenziale. Non abbiamo lo spazio per farlo. Non è il caso soprattutto perché della grazia, a proposito del caso Roggero, si è già parlato e lo si sta tuttora facendo in modo avventato. Il meccanismo è quello che abbiamo stigmatizzato a proposito dell’incontinenza comunicativa politica a partire dalla cronaca.

La grazia non è un rimedio all’ingiustizia, effettiva o presunta e comunque opinabile, di una sentenza: per questo e ricorrendo determinati presupposti, ci sono appositi istituti processuali (revisione del processo). La grazia, come detto, è un atto di clemenza che storicamente competeva al Sovrano e che è stato pressoché ovunque traslato in regime repubblicano, conferendolo alla competenza del capo dello Stato. L’opportunità di questa traslazione andrebbe quantomeno approfondita, ma non è questo il punto. La grazia non è di per sé né un rimedio all’ingiustizia, né tantomeno un diritto e neppure una questione da dibattito pubblico. La grazia è una concessione gratuita. Per capirci: se venisse spiegata diffusamente, se venisse motivata dettagliatamente, diventerebbe altro. Una qualche differenza tra un Re e un presidente della Repubblica che fanno entrambi grazia c’è, ma la grazia non può comunque diventare un’altra cosa.

Il Governo, che ha fatto sapere di volere cominciare l’istruttoria di grazia per Mario Roggero prima ancora che si fosse concretizzata la sua costituzione nella struttura penitenziaria destinata, si è lasciato contagiare da una smania infelice. Il richiamo pubblico del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al ministro Guardasigilli Carlo Nordio a rispettare le prerogative del capo dello Stato in materia non è stato del tutto chiaro, perché di per sé la predisposizione di un iter non insidia la sfera di competenza del titolare del potere.

Evidentemente, il fatto che l’iniziativa governativa fosse trapelata o fosse stata apertamente dichiarata è stato vissuto al Quirinale come una forma di pressione. In tutti i casi, ribadiamo che la grazia attualmente non è a tema per Roggero. Occorrerebbe comunque un’esecuzione di parte della pena inflitta e, verosimilmente, un sostanziale riconoscimento da parte del condannato delle proprie responsabilità. E comunque il presidente della Repubblica, come non è tenuto a spiegarsi circa le ragioni per cui fa clemenza, così non è in nessun caso obbligato a fare grazia.

Il risarcimento agli autori di reati e loro familiari

Resta da fare un’osservazione sul risarcimento dei danni messo a carico del danneggiante che, come Roggero, li ha provocati reagendo all’originario fatto illecito penale posto in essere contro di lui dai suoi danneggiati. Qui la divaricazione tra la dottrina giuridica e il buon senso si fa massima. Un danno ingiusto obbliga chi lo ha commesso al risarcimento e, se anche la circostanza per cui danneggiato e danneggiante sono entrati in relazione è stata originata da un fatto ingiustissimo del primo come la commissione di un reato, niente da fare: “Fiat iustitia, pereat mundus”.

Ciò che per la dottrina fila, al senso comune e profondo ripugna. Chi può rimediare, cercando di colmare questo iato? Una volta di più, la politica nell’accezione di potere Legislativo. In questo senso, tra tante parole in libertà, l’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni della decisione d’innovare la normativa civilistica su questo punto appare assai opportuno, per quanto tardivo e volutamente connesso al clamore mediatico sul caso Roggero. Da quanto tempo si sa di quest’assurdità, per cui gli autori di reati e i loro familiari passano all’incasso delle vittime che avessero reagito?

Il problema giuridico esiste, perché quando la legittima difesa non ricorre (come nel caso Roggero) ovvero ne venga sanzionato l’eccesso colposo, a livello teorico il tema si pone. Salvo casi estremi, si potrebbe stabilire che sia lo Stato a essere destinatario di un risarcimento in misura non eccedente il simbolico. Tuttavia, facciamo fatica a non domandarci come mai i magistrati, che da trent’anni con grande frequenza sollevano questioni di legittimità costituzionale di norme di ogni genere, talvolta addirittura prima che vengano approvate ed entrino in vigore, non abbiano mai posto il problema. Possibile che nessuno di loro si sia mai accorto che risarcire i caduti e danneggiati in “adempimento di reati” e i loro eredi è irragionevole?

Ideologia e demagogia

Mentre scriviamo, l’infuriare della demagogia spira da dentro i confini nazionali (con il ritorno al calembour della “difesa sempre legittima”) e da fuori, con Elon Musk che torna a occuparsi di nostre notizie di cronaca giudiziaria.
Il buon senso non va mai tradito, perché le conseguenze non tardano a farsi sentire. Oggi la demagogia è sotto gli occhi di tutti, ma l’ideologia non è un nemico meno pericoloso per la causa della ragione e della convivenza civile.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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