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Il caso Zaky e l’omicidio Regeni: diciamoci la verità sui rapporti con l’Egitto

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Il Cairo; nei riquadri, dall'alto, Patrick Zaky e Giulio Regeni

Il caso Zaky: vogliamo riportare a ragione la vicenda che sta infiammando le cronache di questi giorni? Patrick Zaky è uno studente egiziano che si è laureato a Bologna. Torna in Egitto, dove si macchia di un reato di opinione che per noi non sarebbe neppure reato. Viene arrestato, sottoposto a un processo molto lungo e condannato a tre anni. Il giorno dopo il presidente egiziano Al-Sisi lo grazia. Zaky non poteva non sapere che scrivere sui social certe critiche al governo egiziano sarebbe stato considerato reato. Al-Sisi, invece, non poteva certo immaginare che una vicenda (per loro) bagatellare sarebbe diventata un caso internazionale. Quando se l’è trovata tra le mani (immaginiamo, perché non abbiamo rapporti personali col presidente) avrà pensato che intervenire sui giudici avrebbe provocato ancora più proteste in Occidente. Sarebbe stata la dimostrazione che la divisione tra i poteri, per noi così importante, in Egitto si trasformava in burletta.

Meloni regnante, ma…

L’unica soluzione era attendere il verdetto e poi graziarlo, com’ha fatto. Intrighi? Accordi inconfessabili? Ma no, semplice logica. Per l’Egitto, che Zaky scontasse due anni, com’ha fatto, o tre, come avrebbe dovuto fare senza la grazia, ha poca importanza. Il principio da difendere è che se parli male del governo paghi. E il principio è salvo. L’Italia cosa c’entra, direte? È un cittadino egiziano che ha commesso un reato in territorio egiziano. Eppure noi, eterni sognatori, ci prendiamo a cuore le vicende di tutti, compresi i nostri ospiti temporanei. Li coccoliamo, vogliamo loro bene, seguiamo tutte le loro vicende e interveniamo anche quando l’Italia c’entra come i cavoli a merenda.

Zaky è simpatico, progressista, un buon ragazzo col sorriso smagliante. Peccato che i precedenti governi Conte II e Draghi siano caduti prima della fine del processo Zaky. Secondo noi il risultato sarebbe stato il medesimo. Ma il processo è finito Meloni regnante. E questa è tutta un’altra cosa: chissà Meloni e per lei Tajani e perché no Crosetto cos’hanno promesso ad Al-Sisi per avere Zaky libero. E se non hanno promesso niente? La grazia, per Al-Sisi, era l’unica soluzione possibile, del tutto indolore.

E così Zaky, che era atteso in Italia come un eroe, ha rifiutato l’aereo di Stato offerto dal governo e ha scelto di tornare con un normale volo di linea. Qualcuno ha ipotizzato che questa scelta derivi dal fatto che così Zaky non ha dovuto trovare a Ciampino Meloni, Tajani e Crosetto schierati, magari con La Russa, per una foto opportunity con lui. Speriamo che queste polemiche durino come la rosa di Malherbe, lo spazio di un mattino.

Il muro di gomma

Ben altra la storia, tragica, di Giulio Regeni. Probabilmente c’è un’altra norma egiziana che vieta di “sobillare” i lavoratori contro il governo, cosa che sembra abbia fatto Regeni, dato che qui da noi non solo è lecito ma è anche encomiabile. La differenza è che invece di processarlo, i servizi segreti egiziani l’hanno ucciso. E allora? Cosa ci aspettiamo, che Al-Sisi confessi che la colpa è dei servizi? Che li decapiti (in modo figurato, certo)? Deve ammettere che anche da loro ci sono servizi deviati, come in Occidente, ma che in Egitto hanno solo la mano più pesante?

Andiamo, non siamo nati ieri. La vicenda di Regeni non può essere negoziata dall’Egitto a nessun costo: eretto l’enorme muro di gomma a difesa dei servizi, Al-Sisi fa il tonno e fingerà di non sentire fino a quando la vicenda sarà sopita dall’oblio. Ovviamente assicurando che l’Egitto darà tutta la collaborazione possibile alle autorità italiane, come (non) ha fatto finora e insabbiando l’inconfessabile.
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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