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Cassa integrazione: a Piacenza raddoppia, mentre cala in Emilia-Romagna e in Italia

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La cassa integrazione cresce con forza in provincia di Piacenza, mentre in Emilia-Romagna e in Italia diminuisce in modo drastico. Nei primi sei mesi dell’anno, le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni (Cig), che sostengono i lavoratori delle imprese piacentine in difficoltà, sono state 1,56 milioni: quasi il doppio (+94,6%) del primo semestre 2025. In Emilia-Romagna sono invece calate del 30,2%, circa 10 milioni di ore in meno, e in Italia del 18,7%, con una riduzione di 55 milioni di ore.

Il sistema produttivo piacentino sembra dunque risentire più di altri di un periodo difficile sul piano geopolitico e macroeconomico, spiega una nota dell’Ufficio statistica della Provincia di Piacenza. Alla guerra in Ucraina e alle tensioni in Medio Oriente si è aggiunto, da fine febbraio, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, con il blocco pressoché totale dei transiti commerciali nello Stretto di Hormuz da inizio marzo e il rincaro dell’energia. Nel frattempo, l’inflazione in Italia, secondo l’Istat, era al 3,2% a maggio e al 3% a giugno.

 Maglia nera in regione

La cassa ordinaria, che interviene nelle crisi congiunturali, sfiora il milione di ore (954mila) e cresce del 62%. La cassa straordinaria, legata a crisi strutturali, riorganizzazioni e riconversioni aziendali, quasi triplica: passa da 213mila a 606mila ore (+184,5%) e sale dal 27% al 39% del totale. La cassa in deroga resta a zero. Anche sulla straordinaria Piacenza va in direzione opposta: in Emilia-Romagna cala del 23% e in Italia del 4,6%.

La provincia, continua la nota, è così l’unica dell’Emilia-Romagna in cui le ore autorizzate aumentano. Nelle altre otto il calo va dal -15,5% di Bologna al -58,7% di Ferrara. E il peso di Piacenza sul totale regionale passa dal 2,4% al 6,8%.

Ai raggi X

L’analisi dei dati mensili separa nettamente i due trimestri. Tra gennaio e marzo le ore restano sui livelli del 2025 (516mila contro 526mila). Tra aprile e giugno passano invece da 276mila a oltre un milione (1 milione 45mila), e 430mila sono di cassa straordinaria. Il salto arriva nei mesi successivi allo scoppio della guerra in Iran e alla crisi dei traffici nello Stretto di Hormuz, anche se i dati Inps non indicano le cause delle singole richieste.

A livello settoriale l’industria manifatturiera assorbe l’80% delle ore: 1,26 milioni, più del doppio del primo semestre 2025 (+104,5%). Il peso maggiore è del comparto metalmeccanico (metallurgia, prodotti in metallo, macchinari, riparazione e installazione di macchine), con 930mila ore, di cui 270mila di cassa straordinaria, tutte nei prodotti in metallo. La metallurgia, che un anno fa non aveva fatto ricorso alla Cig, arriva a 204mila ore; la gomma-plastica sale da 35mila a 179mila. Seguono a distanza il commercio con 140mila ore, tutte di cassa straordinaria, l’edilizia (86mila), le industrie estrattive (49mila, anche queste solo di straordinaria) e gli altri servizi (29mila).

L’aumento del semestre (+758mila ore) viene in gran parte dalla manifattura (+642mila, l’85% del totale). Qui crescono soprattutto la metalmeccanica (+534mila) e la gomma-plastica (+144mila), mentre calano stampa e minerali non metalliferi. Contribuisce anche il commercio (+132mila). Scendono invece le industrie estrattive (25mila ore in meno, -34%) e l’edilizia (-6,6%), mentre si azzera il ricorso alla Cig, già minimo, di trasporti e logistica, conclude la nota dell’Ufficio statistica della Provincia di Piacenza.

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