Caso Cecilia Sala: faccia a faccia oggi tra la premier Giorgia Meloni e Elisabetta Vernoni, madre della giovane giornalista detenuta in Iran in condizioni estreme. Un caso diplomatico su cui si sta concentrando l’attenzione e l’impegno del Governo per ottenere la sua liberazione immediata. L’incontro ha visto anche un colloquio telefonico di Meloni con Renato Sala, padre di Cecilia; e come riporta l’Agenzia Dire, è avvenuto al termine di un vertice di Governo, convocato dopo le notizie allarmanti arrivate alla famiglia sul trattamento riservato alla giornalista nel carcere di Evin e a seguito di uno scambio di comunicazioni tra i governi italiano e iraniano e le rispettive ambasciate.
Tanta fiducia
“Va male, è ovvio, però questo incontro mi ha aiutato. Avevo bisogno del guardarsi negli occhi anche tra mamme su cose di questo genere”, ha detto Vernoni, lasciando Palazzo Chigi dopo l’incontro con la premier. “La fiducia è tanta, sicuramente stanno lavorando: aspetto e rispetto il lavoro che stanno facendo, quello che potrò fare per parte mia lo farò, sicuramente loro stanno facendo il loro”. Poi ha aggiunto: “La premier ha fatto un salto di qualità dalle rassicurazioni comprensibili che ricevo sempre; è stata più precisa e più puntuale ed è questo che io volevo, e questo ho avuto. Se sono soddisfatta quindi di questo incontro? Ovviamente sì, in questo momento”.
Poi Vernoni ha parlato della telefonata di ieri con la figlia: “Purtroppo avrei voluto notizie più rassicuranti da parte sua e invece dalle domande che ho fatto, se avesse un cuscino pulito su cui appoggiare la testa… mi ha detto ‘mamma, non ho cuscino’”. Cecilia potrà ricevere nuove visite dell’ambasciata italiana? “È quello che abbiamo chiesto, ma capire è una parola inutile. Io non capisco niente e chi ci capisce è bravo, quindi si chiede, si fa e si combatte per ottenere rispetto”.
Due preoccupazioni
Alla domanda su qual è la cosa che la preoccupa di più, la madre di Cecilia Sala ha risposto: “Sono due. La prima, sono assolutamente le condizioni di vita carceraria di mia figlia; perché si è parlato di cella singola, ma non esistono le celle singole, esistono le celle di detenzione comuni e poi ci sono le celle di punizione, e lei è una di queste evidentemente. Se una dorme per terra nel 2024 mi fa pensare che sia così”. Oltre a “condizioni più dignitose di vita carceraria”, la seconda preoccupazione di Vernoni è sulle “decisioni importanti e di forza del nostro Paese per ragionare sul rientro in Italia, su cui io non piango, non frigno e non chiedo tempi, perché è come il capire: sono realtà molto particolari”.
Cecilia, ha spiegato la madre, “cerca di essere un soldato e cerco di esserlo anche io, però le condizioni carcerarie per una ragazza di 29 anni che non ha fatto nulla devono essere quelle che non la possano segnare per tutta la vita. Se pensiamo ai giorni, io rispetto i tempi che mi diranno, ma le condizioni devono essere quelle di non segnare una ragazza che è un’eccellenza italiana, non sono solo il vino e i cotechini”. Sempre in merito ai tempi per il rientro della figlia in Italia, ha concluso: “Mi hanno detto qualche cosa, ma sono cose molto generiche su cui adesso attendo notizie”.
Il vertice di Governo
Il ricevimento di Elisabetta Vernoni da parte della premier Meloni è stato successivo al vertice di Governo del pomeriggio, incentrato proprio sul caso della giornalista arrestata in Iran. All’incontro, durato un’ora circa, hanno partecipato, oltre alla presidente del Consiglio, i ministri degli Esteri e della Giustizia, Antonio Tajani e Carlo Nordio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il consigliere diplomatico della premier, Fabrizio Saggio, e i rappresentanti dell’intelligence.
Alla conclusione del vertice ha fatto seguito un breve comunicato di palazzo Chigi, in cui “il Governo conferma l’impegno presso le autorità iraniane per l’immediata liberazione di Cecilia Sala, e, in attesa di essa, per un trattamento rispettoso della dignità umana”. Per quanto riguarda invece Mohammad Abedini, l’ingegnere iraniano in detenzione cautelare in Italia su richiesta delle autorità degli Stati Uniti – arresto che ha causato per ritorsione quello di Cecilia Sala in Iran – “il Governo ribadisce che a tutti i detenuti è garantita parità di trattamento nel rispetto delle leggi italiane e delle convenzioni internazionali”.
Infine, il sottosegretario Mantovano, in veste di autorità delegata, venendo incontro alle richieste delle opposizioni, ha dato immediata disponibilità al presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica, Lorenzo Guerini, a riferire al Copasir sul caso di Cecilia Sala già domattina, e quindi per suo tramite al Parlamento.







