Home Economia

Cella: per le Camere di commercio cresce il no alla fusione, e a Piacenza…

cella-per-le-camere-di-commercio-cresce-il-no-alla-fusione-e-a-piacenza

Filippo Cella ha di fronte un altro anno importante. Il commissario della Camera di Commercio di Piacenza nel 2022 giocherà ancora una partita di primo piano per l’economia del nostro territorio, che potrebbe avere risvolti finora insperati. Le notizie che stanno arrivando a palazzo del Governatore, anche per merito del suo lavoro, sono più che positive. In sostanza, la fusione con le Camere di Parma e Reggio Emilia sancito dal “Decreto agosto”, se prima era in fase di stallo, adesso sembra allontanarsi forse definitivamente. Tanto da far pensare a un futuro ben diverso per il rilancio dell’ente piacentino.

“Nel dicembre scorso l’assessore regionale Vincenzo Colla ha preannunciato suo malgrado a me e ai colleghi di Parma e Reggio la necessità di proseguire senza indugio da inizio gennaio sulla strada obbligata dell’accorpamento”, racconta Cella. “In quella sede abbiamo fatto le nostre rimostranze insieme con Parma, che addirittura ha presentato una lettera contraria firmata da tutte le sue categorie economiche, mentre Reggio ha tenuto una posizione più soft. Ma adesso è arrivata una notizia che va in una direzione diversa rispetto all’accorpamento tout court. E che fa ben sperare”.

Di che cosa si tratta?
“Al comma 978 della legge di Bilancio, è stato inserito un emendamento, prima firmataria la senatrice Laura Boldrini, che proroga di sei mesi la conclusione dei percorsi di accorpamento della Camere di commercio. È una proroga dal peso politico molto rilevante. Perché nel ‘Decreto agosto’ non era previsto alcun termine di conclusione dell’iter. E dire che servono sei mesi in più per una valutazione di presupposti, condizioni, ed effettiva sussistenza delle ragioni di accorpamento, fa solo pensare alla necessità di una rivalutazione attenta ed analitica delle diverse realtà territoriali coinvolte”.

Quindi, commissario Cella?
“Se prima tutti dicevano accorpiamoci, spinti dalle richieste di Unioncamere, adesso le cose sono cambiate un po’ a tutti i livelli. Dal parlamento al governo, dalle regioni ai sindaci – compresa Patrizia Barbieri, che da Piacenza ha scritto ai suoi referenti nel centrodestra chiedendo sostegno all’emendamento Boldrini – il vento sembra soffiare in un’altra direzione. Salvate le Camere che non avevano più i necessari parametri economico-finanziari per stare in piedi da sole, soprattutto nel centro-sud, qualcuno intelligentemente forse ha deciso di fermarsi e di non fare più di tutta l’erba un fascio”.

Come mai?
“Perché ci sono Camere come la nostra che non hanno assolutamente la necessità di accorparsi, anzi. Se così fosse, perderebbero quell’identità che oggi gli consente di essere al servizio delle categorie economiche locali al 100%. E questo lo dico al di là del momento contingente, con il Covid che morde ancora e l’arrivo dei fondi del Pnrr”.

In che senso?
“Adesso noi siamo concentrati su Piacenza e la sua provincia. Prendiamo decisioni solo pensando a questo territorio. Disponendo di discrezionalità e di risorse importanti, con i nostri bandi progettiamo soluzioni mirate non solo sul piano economico ma anche sociale, per esempio con il sostegno che diamo al mondo della formazione. Domani, se ci fosse la fusione, tutto andrebbe visto alla luce di un rapporto con i territori di Parma e Reggio; il che porterebbe di sicuro a rallentamenti nei processi decisionali e sulla distribuzione delle risorse. Con risvolti negativi sul sostegno che stiamo dando al territorio piacentino”.

Ha parlato di risorse importanti, ci può fare un quadro dello stato di salute della Camera di commercio di Piacenza?
“Certo. La Camera di commercio di Piacenza nel 2021 ha segnato un valore della produzione di circa 7.550.000 euro. I bandi a sostegno, promozione, supporto e ristoro delle attività economiche hanno raggiunto i 3.750.000 euro; fruendo tra l’altro di risorse proprie e gestendo risorse ed erogazioni della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Piacenza. Per quanto riguarda il risultato di esercizio, che per un ente come il nostro ha l’obbiettivo del pareggio, perché le risorse vanno elargite, siamo in attivo per 36.000 euro. Mentre il patrimonio netto, attuale e aggiornato, è di circa 16.500.000 euro, di cui una quota sostanziosa è disponibile. E se mi consente vorrei ricordare anche alcune azioni mirate che hanno caratterizzato il lavoro dello scorso anno”.

Ci dica, commissario Cella.
“Tra le azioni strategiche deliberate a supporto degli enti e delle associazioni territoriali partecipate dalla Camera di commercio, che si concretizzeranno con le erogazioni nei primi mesi del 2022, ricordo da un lato l’aumento di capitale di Piacenza Expo per circa 206.000 mila euro; e dall’altro il contributo straordinario ad Epis di 150.000 euro per l’ampliamento della sede dell’Università Cattolica. Guardando al futuro, le segnalo invece il bando da circa 1.000.000 di euro che stiamo approntando per fine gennaio con il Comune di Piacenza per ristori e sostegni a favore delle categorie più colpite dai provvedimenti di lockdown. E adesso sono io che vorrei farle una domanda”.

Prego…
“Secondo lei, se fossimo accorpati con Parma e Reggio, potremmo agire con questa facilità operativa? E vogliamo parlare del nostro sostegno alle iniziative culturali, di formazione e di marketing territoriale?”.

Quindi, alla luce di questi risultati viene proprio da chiedersi quale sia l’utilità di una fusione per Piacenza.
“Guardi, le rispondo così: non va nascosto che sia in corso una partita a livello nazionale, e cioè nei rapporti tra Unioncamere, governo e regioni; sulla carta, e sottolineo sulla carta, accorpare e scendere a 60 Camere di commercio in tutt’Italia per chi la vede dall’alto ha il valore di una semplificazione che significa meno interlocutori e quindi anche meno campanilismi che a volte creano solo problemi”.

Sembrano indubbi vantaggi…
“Apparentemente sì. Ma invece si rischia di penalizzare chi ha numeri di eccellenza come i nostri e che può fare la differenza, valorizzando il suo territorio a vantaggio di tutti. Anche delle realtà più marginali, quelle che in un quadro più ampio rischierebbero di essere abbandonate a se stesse e poi di soccombere”.

Insomma per lei vale il piccolo è bello.
“Credo solo che si debba dare spazio alle scelte dei territori”.

Come, commissario Cella?
“Per chi ha i conti in ordine, si lasci la libertà di scelta: se una Camera vede dei vantaggi nell’accorpamento vada in quella direzione, se non li vede sia libera di restare autonoma. Ma tutto deve essere valutato alla luce del sole e senza vincoli che possono truccare la partita”.

Che cosa intende dire?
“Le faccio un esempio: dal 2016, con l’avvio della riforma del sistema camerale, è stato applicato il blocco delle assunzioni e non abbiamo potuto sostituire nemmeno chi è andato in pensione. Una condizione che ci impedisce di operare regolarmente e anche di crescere, inserendo risorse fresche e competenti per sviluppare le nostre attività a favore del territorio. Per dare più velocità di risposta, per aumentare la raccolta dei fondi, per valutare nuove opportunità. In una parola, per rendere più efficiente l’insieme dei servizi che forniamo al nostro sistema economico. Per chi ha i conti in ordine, anche in questa fase del percorso va sciolto il nodo delle assunzioni”.

Scusi, ma qualcuno potrebbe storcere il naso, pensando solo all’arrivo di nuovi burocrati…
“Nel contesto amministrativo credo che noi rappresentiamo già quella che si può definire una burocrazia buona, utile, efficace. E le assicuro che anche sotto questo profilo, siamo in grado di migliorare ancora”.

Website | + posts

Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

Articolo precedenteDiario Quirinale.4: le carte di Casini per vincere la partita del Colle
Articolo successivoDiario Quirinale.5: Rosy Bindi prossimo capo dello Stato? Perché no…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.