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Centrodestra: tutti i dubbi sul programma elettorale di Meloni, Salvini e Berlusconi

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Centrodestra: i leader della coalizione Meloni, Salvini e Berlusconi hanno depositato il programma elettorale in 15 punti. Plauso alla chiarezza e alla sintesi in vista del voto del 25 settembre; ma le lodi su alcuni punti salienti che vedremo, in gran parte non possono che fermarsi qui.

Dalla Nato al Pnrr

All’inizio si confermano la collocazione atlantica e pro Ucraina. Non una sorpresa, vedremo come verranno declinate. Attendiamo mal di pancia di Salvini.

Poi ecco la revisione del Pnrr. Bene, diciamo ovvio: quando era stato varato non c’erano né la guerra, né questa inflazione galoppante, né la crisi energetica; dunque qualunque nuovo Governo dovrebbe prevedere una revisione del Pnrr, ferma restando la sua indispensabilità.

Quirinale mio carissimo

Veniamo alla proposta successiva: elezione diretta del presidente della Repubblica. E sul Quirinale casca l’asino. Sia perché oggi Berlusconi, nel commentarla, ha detto che una volta approvata la riforma, Mattarella dovrebbe dimettersi; sia perché parlare di riforma presidenziale è come dire “brevi cenni sull’Universo” (era stato il perfido commento di Andreotti al fumoso programma di governo di Aldo Moro).

Esistono molti tipi di “presidenzialismo”: lo sono la Federazione Russa e molti Paesi sudamericani, così come Stati Uniti e Francia. Giorgia Meloni, da sempre favorevole al presidenzialismo, sembra propendere per il sistema francese: elezione diretta del capo dello Stato che nomina il primo ministro ma controllo del Parlamento sull’esecutivo.

La nostra Costituzione – nata dopo la fine della Seconda guerra mondiale e del fascismo – è addirittura maniacale nel prevedere una serie di pesi e contrappesi per evitare che un organo o un potere dello Stato prevarichi sugli altri. Da noi, per esempio, sarebbe impensabile che le procure dipendessero dal governo, come avviene in Francia o negli Stati Uniti.

L’eventuale riforma costituzionale, dunque, per evitare davvero derive avventuriste, dovrebbe prevedere una modificata architettura istituzionale con maggiori poteri al capo dello Stato ma con i giusti contrappesi. È ovvio che un Mattarella eletto a suffragio universale da una maggioranza di cittadini non potrebbe più limitarsi a fare il notaio della Repubblica; ma un capo dello Stato libero da qualunque legame diventerebbe la cosa più vicina ad un dittatore, foss’anche Mario Draghi.

La Carta e Mattarella

Diversi osservatori (tra cui l’Istituto Cattaneo) prevedono che l’annunciata vittoria del centrodestra non sarebbe così travolgente da raggiungere i due terzi dei seggi parlamentari; situazione che farebbe scattare il meccanismo previsto dal terzo comma dell’articolo 138 della Carta: “Non si fa luogo a referendum se la legge (di riforma costituzionale, ndr) è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”. Siamo d’accordo con queste analisi e così, quand’anche il nuovo, eventuale, Governo Meloni approvasse la sua riforma costituzionale in chiave presidenziale, sarà sempre soggetta a referendum.

Inciso: Sergio Mattarella è stato eletto sei mesi fa da un Parlamento più che legittimo. Se, fra due o tre anni venisse approvata la riforma, che necessita di un doppio passaggio parlamentare per cui non può per necessità essere veloce, potrà legittimamente scegliere sia di terminare il suo settennato sia di dimettersi, in totale autonomia; vuoi per l’età (avrebbe 84 anni) vuoi per sensibilità istituzionale. Tenendo presente che alle dimissioni di Mattarella anche l’eventuale governo Meloni dovrebbe cedere il passo al nuovo esecutivo che potrebbe e dovrebbe scegliersi il nuovo presidente della Repubblica.

Possiamo concludere con una considerazione? Ci sembra che il presidenzialismo oggi sia uno dei problemi meno sentiti dai cittadini.

Dal fisco all’economia

La flat tax non poteva mancare dal programma del centrodestra, ma viene definita “incrementale”. Bene, anche se sembra proprio un ossimoro: se è flat, cioè “piatta” come fa ad essere incrementale? L’impressione che ne deriva è che si tratti solo di uno spot elettorale (e poi spiegheremo perché).

Altra proposta agli elettori: innalzare il tetto del contante. Dipende da quanto sarebbe: se dagli attuali mille euro tornasse a due o a tremila non sarebbe molto diverso. Ricordiamo che la riduzione dell’uso del contante era motivato dalla lotta all’evasione.

Bene invece l’idea di riformare il reddito di cittadinanza, separando finalmente l’assistenza ai più deboli dalla ricerca del lavoro per i giovani, riformando i centri per il lavoro e i navigator. Così come quella di confermare i bonus edilizi “salvaguardando le situazioni in essere” con un riordino degli incentivi.

Sociale e immigrazione

In primo piano sotto il profilo sociale il sostegno alla natalità (vecchio tema di FdI) con l’aumento dell’assegno unico, come delle pensioni.

Sull’immigrazione invece il centrodestra intende tornare ai decreti sicurezza con più forze di polizia e creazione di hotspot fuori dall’Europa. Il tema è il preferito da Salvini e non disdegnato dalla Meloni, che ancora recentemente parlava di blocco navale “consensuale” dei mari libici. Sarebbe anche un programma condivisibile, ma di difficilissima se non impossibile attuazione. Come mai? Perché ci vorrebbe un’unità di azione tra Italia, resto dell’Europa e i due governi libici.

Sogno o Bruxelles?

Torniamo ai punti economici: se li consideriamo tutti assieme troviamo un aumento delle spese statali (assegno unico; sostegni alle famiglie; aumento delle pensioni; conferma bonus edilizi) e una diminuzione delle entrate (flat tax), assieme ad un allentamento della lotta all’evasione (aumento del tetto al contante).

E le coperture? Ad un comune osservatore non sfugge che il programma del centrodestra è solo ed esclusivamente “elettorale”, perché nel momento in cui dovesse approdare in Europa, da Bruxelles ci arriverebbe subito la stessa lettera del 2011 che ha fatto saltare il governo Berlusconi e gridare al “colpo di Stato” l’ex ministro Tremonti.

Dubbio finale: ma l’onorevole Meloni non si era impegnata a fare solo promesse elettorali che si possono mantenere?

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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