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Ceuta, l’invasione di migranti marocchini tra tensioni storiche e polemiche politiche: cosa c’è da sapere

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Ceuta e l’invasione di migranti marocchini nell’exclave spagnola: dopo il colpo della fine di luglio, con decine di migliaia di giovanissimi e giovani uomini che si sono riversati in massa sulle coste della città, riuscendo largamente a penetrarvi, si dice che sui social si stiano dando appuntamento per una seconda ondata.

Mentre scriviamo, la cronaca di questi giorni è già nota ai lettori, compresi i suoi particolari drammatici, come il centinaio di morti annegati e la condizione di abbandono in cui versano parte almeno di quanti sono riusciti a sbarcare. Nota è anche la consueta polemica politica, che assume sempre più carattere internazionale, oltre gli stessi confini europei.

Proviamo a vederci più chiaro, cercando di essere analitici anziché sintetici: il polverone e il calderone sono serviti quotidianamente alla mensa social e della comunicazione istantanea. E cerchiamo anche di destreggiarci nell’interpretazione dei fenomeni, sapendo che le letture unilaterali e iperboliche scaldano gli animi ma si tengono a distanza dalla realtà.

Le controversie ispano-marocchine

Anzitutto, che i fatti di Ceuta abbiano a che fare con le relazioni attuali e storiche tra Marocco e Spagna è evidente: il passato coloniale conta eccome. La fine del Protettorato di Madrid (come di quello di Parigi) su parte del Paese africano data il 1956, ma la sopravvivenza delle tensioni con Rabat tenne sulle spine il Generalissimo Francisco Franco fin sulle soglie della sua agonia, nel 1975.
Del resto, il colpo di Stato militare che lo aveva issato al potere nel 1936, dando inizio alla guerra civile spagnola era partito dalle truppe d’Africa. E il futuro Caudillo doveva le sue fortune di carriera alla fama che si era fatto comandando le forze africane nella Guerra del Rif (1921-1926), combattuta da spagnoli e francesi contro le tribù locali. Proprio in limine della morte del dittatore, la Spagna dovette cedere il Sahara Occidentale, da allora a tutt’oggi conteso tra marocchini e Fronte Polisario, organizzazione politico-militare indipendentista sostenuta dall’Algeria.

Il recente avvicinamento del governo socialista spagnolo di Pedro Sánchez ad Algeri, dettato probabilmente da ragioni di approvvigionamento energetico, ha indispettito il sovrano marocchino Muhammad VI, figlio di Hassan II che aveva dato pensieri a Franco e al suo successore Juan Carlos I. L’afflusso straordinario di immigrati nell’exclave di Ceuta, più che finalizzato a mettere in discussione la sovranità spagnola su quest’ultima, sembra costituire una ritorsione nei confronti delle debolezze algerine e così polisarie di Sánchez.

Lo spregiudicato governo di Sánchez

Altre interpretazioni dell’ispirazione dello sbarco selvaggio, pure suggestive, non sono probabilmente assistite da altrettanta verosimiglianza. Il fatto che oggi i media digitali (messaggistica, social, motori di ricerca, e così via) si prestino più ancora di quelli tradizionali alle intenzioni manipolatorie di portatori d’interessi sia privati sia soprattutto statali, non significa che tutte le motivazioni si parifichino.

Per intenderci: ci sta che gli Stati Uniti (non Donald Trump…) ce l’abbiano con la Spagna per l’ostilità manifestata contro la guerra all’Iran, tradotta nel rifiuto di consentire l’uso delle basi Nato sul proprio territorio. Difficilmente, però, Washington userebbe secondo noi un’arma impropria come le “bombe” migratorie, almeno nel teatro europeo. Il caos di Ceuta è tutta farina del sacco della storia spagnola e dello stile spericolato e spregiudicato di governo di Pedro Sánchez. Da chi fa disseppellire le spoglie dei personaggi storici per trarne una rivincita ideologica postuma, o presiede il governo centrale di un Paese autonomico con i voti dei partiti separatisti, non è che ci si possa aspettare di più. L’ostentazione delle sue vacanze in questi giorni, con tanto di suggerimento della play list per la spiaggia, prova la sua particolare convinzione progressista: non importa cosa fai, ma chi sei.

Meloni ha sospeso Schengen anche per…

Venendo alla reazione italiana ai fatti di Ceuta, decisa dal governo di Giorgia Meloni con la sospensione temporanea e tuttora in essere degli Accordi di Schengen (controlli alle frontiere interne all’Ue), bisogna distinguere. Se si volesse dire che la misura ha pure un sapore propagandistico, che risente del clima elettorale da noi permanente e sullo scorcio di legislatura addirittura montante, difficilmente si sbaglierebbe.

Questo, però, ove lo si consideri uno scotto, sarebbe quello da pagare alla democrazia del consenso. È troppo semplice criticare le democrature e le dittature perché non lasciano contendere il potere. In democrazia è più facile cambiare chi sbaglia (più che non gli sbagli), ma la pancia dell’elettorato è sempre più in subbuglio e viene accudita dai governanti non di rado con eccessi di zelo, o se preferite ricorrendo spesso alla medicina difensiva.

Se invece si contestasse per ragioni di principio la sospensione di Schengen, il discorso cambierebbe. L’Italia l’ha subita molte volte e nessuno se n’è mai scandalizzato. C’è poco da dire: l’Europa non è, né diventerà uno Stato, ciascun Paese è responsabile ultimo dei propri confini e della sicurezza dei propri cittadini e le norme europee si limitano a prenderne atto. Anche la Commissione di Bruxelles non è andata oltre uno sfumato auspicio per la non rinnovazione della misura (scadenza naturale il 31agosto), quando non anche per l’abbreviazione della sua durata.

Si può ritenere improbabile che i marocchini che hanno provato a forzare l’ingresso a Ceuta e non sono stati rimandati indietro (pare, un’esigua minoranza) riescano a raggiungere la Spagna continentale. Non si deve confondere l’assalto subito dalla nazione iberica nell’exclave africana con la regolarizzazione temporanea di centinaia di migliaia d’irregolari decisa in patria poco tempo fa dal governo Sánchez. L’Italia, però, non ha niente da rimproverarsi e che ci si scandalizzi al suo interno per ragioni di polemica politica è abbastanza sconfortante.

La questione migratoria 

Per chiudere, rimane da parlare – per modo di dire, perché è il merito del problema – della questione migratoria. Pur tra molte contraddizioni e difficoltà obiettive e istituzionali, il governo Meloni rappresenta una volontà di scoraggiare l’immigrazione irregolare, che è causa d’insicurezza reale e percepita, fonte di alimentazione della criminalità della peggior specie (che sopprime e sfrutta i migranti e minaccia l’incolumità e la libertà degli italiani meno agiati) e nocumento per i migranti regolari che sono veri cittadini del mondo.

Lo stratagemma degli hub nei Paesi terzi, ipotesi ormai accettata dal nuovo Patto europeo anche se tuttora osteggiata da qualche medio massimo continentale (Francia e Spagna), va in questa direzione. Inutile attendersene soluzioni prodigiose, ma che la domanda d’asilo non possa trasformarsi da ricorso per Voltaire e Gandhi a passe-partout per centinaia di milioni di persone appare una posizione di buon senso.

Una nota quasi di colore, infine. Abbiamo aspettato che si tenesse la video-conferenza dei ministri dell’Interno dell’Ue prima di scrivere dell’argomento. Sapevamo che ne sarebbero uscite affermazioni di principio, cioè generiche e che nessuna delle due posizioni emerse sui fatti di Ceuta (le critiche italo-danesi e di altri 20 Paesi e l’autodifesa iberica) sarebbe stata né sconfessata, né sposata in toto. Equilibrismi del gigante burocratico europeo a parte, non esistono risposte semplici a problemi complessi.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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