Opinioni

Checco Zalone: “Immigrato” è satira o razzismo?

Checco Zalone fa già discutere prima ancora di arrivare nelle sale. Il suo prossimo film, Tolo Tolo, uscirà il 1° gennaio, ma è stato preceduto da Immigrato, un video musicale di meno di tre minuti che ha già infiammato i social, diventando virale.

La trama del trailer è banale: sulle note di una melodia che saccheggia Celentano e Toto Cutugno, Zalone narra l’escalation di un immigrato dal piazzale del supermercato al letto, tra lui e la moglie. Come al solito, Zalone non è banale, ma lo sembra. Utilizza la banalità come linguaggio per essere capito dal grande pubblico; ma il suo messaggio è chiaro e forte. Quasi un sondaggio su come è percepito oggi il fenomeno dell’immigrazione, con, sullo sfondo, la grande domanda: “Ma noi Italiani siamo razzisti o no?”. Ognuno darà la risposta che vuole. I social si sono già divisi tra chi considera lo spot razzista o sessista; chi lo definisce spazzatura; chi parla di una semplice operazione commerciale; e chi si pone domande un po’ più profonde. È ovvio che Zalone usa l’arma dell’ironia. Castigat ridendo mores, diceva Catone: ridendo stigmatizzo il costume.

I precedenti di Checco

Non è la prima volta che Zalone, sempre sorridendo e facendoci sorridere, entra nel profondo del nostro costume, affrontando il tema dell’omosessualità (Cado dalle nubi, 2009); della recessione e della disabilità minorile (Sole a catinelle, 2013); dell’integrazione e del fantasma della disoccupazione (Quo vado, 2016).
In quest’ultimo film, Luca Medici (il vero nome di Checco Zalone) si confronta con la civiltà norvegese, così distante dalla nostra e amplificata dal suo personaggio, che è un “terrone” a 360 gradi. E il tutto senza dimenticare l’orgoglio nazionale: il messaggio sotteso è che i Norvegesi sono sì diversi da noi, ma non necessariamente migliori, perché l’Italia ha un clima, una cucina e una way of life decisamente più attraenti.

Dal supermarket al letto

Dunque, quello dell’integrazione non è un tema nuovo; ma che sarà affrontato in Tolo Tolo (così pare di capire guardando Immigrato) da un diverso punto di vista. Se in Quo vado era Zalone ad emigrare al nord, qui l’ambientazione è completamente casalinga, al punto da farci identificare da subito col protagonista alle prese con l’immigrato di colore che prima ci tampina al supermarket, poi ci lava il parabrezza e infine ci arriva direttamente in casa, anzi, nel lettone coniugale.

E non ce ne vogliano le lettrici, perché non si tratta solo di una finzione filmica: questi baldi giovani che bighellonano nelle nostre città e nei nostri parcheggi hanno effettivamente infiammato le fantasie di diverse signore bene, alimentando fenomeni di prostituzione maschile che preoccupano le forze dell’ordine e soprattutto i mariti coinvolti. Se il proverbio dice che l’amore non vuole pensieri, come si vince il confronto tra chi non sa come arrivare a sera e chi vive giornate convulse, piene di mille impegni e punteggiate da tasse, balzelli, appuntamenti e convegni?

Zalone e Sordi

Tornando al video di Zalone, Immigrato è una operazione di marketing o cosa? Senza dubbio è un pugno nello stomaco. Se voleva far parlare di sé (e di Tolo Tolo, di cui firmerà anche la regia) l’operazione di Zalone è riuscita. Con buona pace dell’associazione Baobab, che si occupa di accoglienza, e che lo etichetta così: “Terribile e non fa ridere, c’è poco altro da commentare, nessun bisogno di addentrarsi in analisi di chissà quali sfumature: banale spazzatura per il mercato delle festività“.

Anche Alberto Sordi, se il paragone è consentito, riusciva a divulgare temi importanti della nostra società col sorriso sulle labbra, da Il medico della Mutua a Finché c’è guerra c’è speranza a Detenuto in attesa di giudizio. E forse proprio dove si è limitato a denunciare, abbandonando l’arma della risata come in Un borghese piccolo piccolo, è risultato meno efficace.
Lunga vita, dunque, a Checco Zalone e alle sue invenzioni, ogni volta più visionarie, ogni volta più veritiere.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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