Attualità

Chiesa e segreto della Confessione: perché resta inviolabile per Papa Francesco?

chiesa-segreto-della-confessione-perche-resta-inviolabile-per-papa-francesco

Chiesa e segreto della Confessione: una questione d’attualità. Sembra strano, ma è vero. In un’epoca in cui Dio e la questione di senso che gli ruota intorno appaiono lontani dalla sensibilità diffusa, i riflettori si riaccendono su un sacramento. E proprio sulla Penitenza, il più negletto e forse il meno compreso. Al punto che da tempo si discute in seno alla Chiesa se e come ripensarne la pratica proposta ai fedeli.

Segreto della Confessione e pedofilia

La Penitenzieria Apostolica ha emanato una Nota sull’importanza del foro interno e l’inviolabilità del sigillo sacramentale. Scopo della dichiarazione dello scorso 1° luglio è ricordare agli Stati che la Chiesa non transige sul segreto vertente su quanto dichiarato in Confessione. Per cui delle leggi che volessero forzarne la mano in questo senso (“minacciate” in Australia e in corso di approvazione in Cile) sarebbero ai suoi occhi illecite e non vincolanti. E questo anche se i legislatori volessero adottarle per reprimere un crimine odioso come la pedofilia. Il documento, firmato dal cardinale penitenziere maggiore Mauro Piacenza ed espressamente approvato da Papa Francesco, non lesina parole molto impegnative. E ricorda che i sacerdoti sono impegnati a preservare il sigillo sacramentale “usque ad sanguinis effusionem”: finanche cioè al martirio.

Penitenzieria, tribunale delle misericordie

È il caso di precisare subito alcuni termini della notizia, per poter capire meglio di cosa si tratti.
Cominciamo dalla Penitenzieria. È uno dei tribunali della Santa Sede, ma è un giudice particolarissimo. La sua procedura si caratterizza infatti per assenza di contenzioso, completa mancanza di pubblicità e massima celerità delle pronunce. L’oggetto dei suoi giudizi è appunto il “foro interno”. Questo termine designa secondo il diritto canonico la dinamica dei rapporti in coscienza tra le persone e Dio, nella quale s’inserisce la mediazione della Chiesa.

Alla Penitenzieria si rivolgono i sacerdoti confessori, per quanto ogni fedele cattolico sia legittimato a farle istanza senza formalità. Il dicastero s’impegna ordinariamente a rispondere in giornata. È competente in generale per assoluzioni, dispense, commutazioni, sanzioni, condoni e altre grazie, nonché per le indulgenze. Deve trattarsi naturalmente di sanzioni riservate dal diritto canonico alla Sede Apostolica (altre sono invece di competenza dei vescovi diocesani). Particolare interessante: i ricorsi possono essere presentati solo per lettera, non per fax né per via telematica.

Direzione spirituale e segreto professionale

Una precisazione significativa, fatta dalla Nota del 1° luglio, è che il foro interno ha anche una dimensione non sacramentale. Esistono infatti altri ambiti, sempre strettamente afferenti la coscienza, in cui i presbiteri sono frequentemente coinvolti a richiesta dei fedeli. Esempio tipico è la direzione spirituale. Anche in questi casi, sebbene non siano in questione la dottrina e la disciplina sacramentali, i ministri della Chiesa sono tenuti a una certa segretezza. Questo a tutela dell’affidamento delle persone, che schiudono tanta parte della loro intimità ai consiglieri spirituali.

La Nota menziona infine le fattispecie del segreto professionale e, in ambito canonico, del segreto pontificio. Il richiamo è funzionale a marcarne la sostanziale differenza col sigillo sacramentale e il foro interno. Una differenza, questa, che rileva anche sul piano delle sanzioni previste per il mancato adempimento dei relativi obblighi.

Ansia scandalistica e Chiesa

L’aspetto più interessante della Nota della Penitenzieria Apostolica, quantomeno in termini di attualità, è compreso comunque nella parte introduttiva. Qui vengono dette parole estremamente nette e non sconosciute ai nostri lettori.

Poco meno di due anni fa, infatti, avevamo già affrontato l’argomento del segreto della Confessione. Come oggi, il problema era soprattutto quello degli abusi sessuali su minori e altre persone vulnerabili da parte di chierici. Nonché, di conseguenza, la difficoltà della Chiesa a spiegare sui mezzi di comunicazione di massa il problema del bilanciamento tra la protezione dei deboli e il rispetto inderogabile del sigillo sacramentale.

La Nota vergata dal cardinale Piacenza è chiarissima al riguardo. “ (…) L’ipertrofia comunicativa pare volgersi contro la verità (…). Si è diffusa negli ultimi decenni una certa bramosia di informazioni, quasi prescindendo dalla loro reale attendibilità e opportunità, al punto che il mondo della comunicazione sembra volersi sostituire alla realtà, sia condizionandone la percezione, sia manipolandone la comprensione (…). Anche tra i credenti, di frequente, energie preziose sono impiegate nella ricerca di notizie – o di veri e propri scandali – adatti alla sensibilità di certa opinione pubblica (…). Bisogna umilmente riconoscere che talvolta nemmeno le fila del clero, fino alle più alte gerarchie, sono esenti da questa tendenza”.

Sigillo sacramentale e libertà religiosa

Eccoci al dunque: la Chiesa si occupa soprattutto di cose che non si vedono. È questo di cui si tratta quando parliamo di foro interno: coscienza, peccato, perdono sacramentale. È questo cui allude la Nota della Penitenzieria quando usa un’espressione difficile, parlando di natura teandrica (cioè insieme divina e umana) della Chiesa.

Il documento vaticano domanda, in una parola, rispetto. Chiede che anche quando si tratta di materia gravissima, come le colpe di alcuni sacerdoti contro l’innocenza dei piccoli, il richiamo alla santità delle cose di Dio non sia bollato come una scusa. Soprattutto, pretende che non ci si aspetti che sia la Chiesa a trattarlo come tale. A qualcuno sembrerà troppo, ma a uno sguardo scevro da pregiudizi sembra il minimo della libertà religiosa. E quest’ultima è ovunque, nel mondo, il paradigma di tutte le altre.

+ posts

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.