Opinioni

Cina ed Europa: contro il coronavirus in Italia vince Pechino

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La Cina sembra ormai fuori dall’emergenza coronavirus, mentre l’Europa è in pieno marasma. Certo, Pechino l’ha affrontata prima, ma con rigore e disciplina, e non solo a Wuhan (oggi 8 casi in tutto). Due atteggiamenti vincenti che abbiamo potuto verificare anche in Italia.

Chi non ha notato che tutti i negozi cinesi avevano chiuso ben prima delle ordinanze restrittive del governo? E non parliamo dei ristoranti cinesi in affanno già alle prime notizie della diffusione del coronavirus in Cina, ma dei vari supermercati che, fino a pochi giorni fa, potevano operare senza limitazioni. Hanno chiuso tutti in anticipo e contemporaneamente.

Chi non ricorda le polemiche riguardo alla massa di cinesi ritornati a Prato, dove ne risiedono 22mila, dopo il capodanno nella terra d’origine? Si chiedeva di sottoporli tutti al tampone, ritenendoli, neppure troppo a torto, probabili portatori del virus. Niente paura: tutti in auto-quarantena senza tante storie.

Il dictat segreto di Xi Jinping

La Cina ha un vantaggio su di noi: non solo non è una democrazia, ma i suoi cittadini (contrariamente a noi) sono estremamente disciplinati. Compresi i circa 60milioni di cinesi che vivono stabilmente all’estero. Il Partito chiama, il cinese risponde. E l’ordine impartito è stato di tenere il profilo più basso possibile: farsi dimenticare nella fase dell’esplosione dell’epidemia.

Cittadini modello

Così non si sono mai rilevate tensioni nei confronti dei cinesi residenti in Italia. Nessuno o quasi fenomeno di razzismo. Loro, bisogna riconoscerlo, sono più che tranquilli. Non fanno risse nei bar (anzi, di solito li acquistano con moneta sonante) e rincasano presto la sera. Ma un eventuale focolaio di coronavirus a Prato sarebbe stata una catastrofe etnica. E invece all’11 marzo i casi positivi sono solo 21 e pare derivino da un focolaio nella casa di riposo di Comeana, com’è ovvio frequentata da anziani italiani.

La debole Europa

Insomma, alzando lo sguardo tra Cina ed Europa è la seconda che ci delude e ci lascia perplessi con continue giravolte. Il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, dopo aver proclamato (nella nostra lingua) “siamo tutti Italiani”, stanzia 25 miliardi per l’emergenza di tutta l’Unione. La stessa cifra del governo Conte per la sola Italia.

Poi arriva lo scivolone, più o meno volontario, di Christine Lagarde presidente della Bce che dice che il contenimento degli spread non è affar suo, contribuendo a scatenare una tempesta sulle Borse non europee ma mondiali. Con Piazza Affari che ha lasciato sul campo quasi il 17% della sua capitalizzazione per finire al -10% di Wall Street, accomunate dal peggior risultato degli ultimi decenni.

Oggi, dopo gli strali arrivati a Bruxelles e Francoforte da Palazzo Chigi e dal Quirinale, nuovo giro di valzer, stavolta festeggiato dalle Borse, con la promessa di von der Leyen di un ampio margine di manovra per l’Italia con massima flessibilità su aiuti di Stato e patto di stabilità per affrontare l’epidemia di Covid-19 e sostenere l’economia.

Chi dà e chi no

Tutto bene? No, c’è dell’altro che non ci fa dormire sonni tranquilli in questa guerra contro il coronavirus (oggi oltre 2mila nuovi contagi e 250 morti), dove anche i singoli alleati europei non stanno dando grandi prove di solidarietà.
Vogliamo parlare della missione del ministro della Salute Speranza che chiedeva a tutti aiuti in mascherine e respiratori e della risposta negativa dell’Europa intera? O del blocco dei materiali sanitari disposto da Francia e Germania senza dimenticare le restrizioni al Brennero imposte dall’Austria?

A fronte di questi atteggiamenti, la Cina stanotte ha inviato un volo charter che conteneva delle gradite sorprese: dieci medici che si sono fatti le ossa nell’inferno di Wuhan, pronti a darci una mano e tonnellate di materiale sanitario. Vorranno essere pagati? Sarà un dono? Di certo non sarà l’ultimo; e in ogni caso questo è oggi l’atteggiamento della Cina. E se questa è la tanto vituperata nuova Via della Seta, meglio che sia aperta.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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