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La Cina e Xi Jinping, l’imperatore del terzo millennio

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Cina e Xi Jinping più che mai al centro dello scenario mondiale. A maggior ragione nei prossimi giorni, quando dal 18 ottobre si aprirà il XIX Congresso del Pcc, il Partito comunista cinese. L’appuntamento, davanti a quasi 2.300 delegati, si tiene ogni 5 anni a Pechino. È il momento in cui il cuore del potere annuncia le sue decisioni programmatiche. E lo fa soprattutto attraverso i nomi di chi gestirà il partito e di conseguenza il Paese nei prossimi anni. Ma anche se tutto è già stato deciso lontano da occhi indiscreti, stavolta le sorprese non dovrebbero mancare.

Cina: le tre facce del potere

Alla guida della Cina dal 2012, il 64enne Xi Jinping ha forse più potere del presidente degli Stati Uniti. Il capo della seconda economia planetaria gestisce un Pil 2016 da 11,2 migliaia di miliardi di dollari (in crescita del 6,9%). E governa quasi 1,4 miliardi di persone. Per farlo, concentra su di sé tre cariche che ne spiegano il potere senza bisogno di commenti: segretario del Pcc, capo dello Stato, capo della Commissione centrale militare. E se la sua conferma appare scontata per i prossimi 5 anni, il punto chiave è un altro. E cioè se Xi nominerà il suo successore, come vuole la tradizione di cui si è giovato all’epoca del suo predecessore Hu Jintao.

Le ultime mosse di Xi

Secondo molti osservatori Xi Jinping ha fatto crescere il suo dominio in modo esponenziale. Più che mai alla vigilia del Congresso, dopo la decisa campagna anticorruzione, che ha colpito in particolare Sun Zhengcai. Potente capo della metropoli di Chongqing e più giovane membro del Politburo, il 53enne Sun è stato espulso dal partito e allontanato da tutte le cariche pubbliche il 15 luglio scorso. E pensare che era visto addirittura tra i possibili successori di Xi, prima della purga dell’anticorruzione. Un segnale di forza da parte di Xi, ma che dimostra come a Pechino la lotta per il potere non conosca tregua.

L’erede di Mao e Deng Xiaoping

Oggi il ruolo di Xi Jinping è già paragonabile a quello di Mao Zedong e di un altro leader storico del Pcc, quel Deng Xiaoping che alla fine degli Anni 70 aprì la Cina alle privatizzazioni economiche. Ma gli eventi sembrano favorire una spallata che consentirebbe a Xi di puntare ancora più in alto, perpetuando il suo dominio ben oltre il secondo mandato e il 2022. Come? Con un cambiamento nella mappa del potere cinese. Al XIX Congresso verrà infatti rinnovato radicalmente il Comitato permanente del Politburo. Solo Xi e il premier Li Keqiang possono essere confermati, mentre lasceranno la loro poltrona gli altri cinque membri dell’organismo al governo del Pcc. Un’occasione unica per Xi: questi sono sostanzialmente gli uomini che hanno in mano la Cina.

L’imperatore del terzo millennio

Se durante la liturgia congressuale Xi Jinping resterà in silenzio, senza nominare un delfino, e se nel Comitato permanente del Politburo entreranno tutti i suoi uomini, da Wang Huning, che la Bbc definisce il “Kissinger cinese”, al vicepremier Wang Yang, la cui ascesa genera dubbi sul futuro del primo ministro Li Keqiang, il gioco è fatto.
La Cina così incoronerà definitivamente il suo potentissimo imperatore. Perché, come scriveva Étienne Balázs, uno dei più grandi sinologi del Novecento, il Partito comunista non è altro che l’ultima delle tante dinastie che hanno fatto la Storia millenaria del Celeste impero. E che sta riportando la Cina al centro del mondo.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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