Piacenza? Ha un territorio in equilibrio dinamico, solido nei fondamentali economici, ricco di capitale sociale e dotato di una governance collaborativa rara. Lo sostiene il “Rapporto sulla coesione sociale” presentato ieri a Palazzo della Provincia e curato dalla Camera di commercio dell’Emilia, con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano e in collaborazione con Ifoa, la Provincia e il Comune di Piacenza.
Tuttavia, da questo report, che come a Parma è alla 1ª edizione mentre a Reggio Emilia è alla 13ª, emergono anche una serie di criticità che rappresentano le sfide da vincere per il territorio piacentino guardando al futuro.
Da Landi a Cella
“L’analisi abbraccia diversi ambiti di particolare importanza”, ha sottolineato il presidente della Camera di commercio dell’Emilia, Stefano Landi. “Perché è in questa visione ampia che si possono cogliere gli intrecci che esistono tra l’uno e l’altro e, insieme, vanno a determinare la qualità della vita delle persone e possono orientare le scelte dei diversi soggetti che concorrono allo sviluppo del territorio”.
È dunque da qui, ha spiegato il vicepresidente vicario dell’Ente camerale, l’imprenditore piacentino Filippo Cella, “che emerge una realtà locale alle prese con alcune sfide importanti (tra queste il disagio giovanile, la pressione sul sistema abitativo e di welfare), ma nella quale spicca una forte reattività delle istituzioni e, soprattutto, una singolare capacità di lavoro di rete che coinvolge amministrazioni locali, istituzioni scolastiche e sanitarie, mondo dell’impresa e del volontariato”.
Pertanto, “è anche grazie a questo patrimonio – ha osservato Cella – che le trasformazioni in atto sono affrontate con progetti che superano la logica dell’emergenza e diventano (come nel caso del problema abitativo) elementi strategici destinati a segnare il futuro della società locale”.
Vediamo allora i punti salienti del Rapporto camerale, curato da Gino Mazzoli, psicosociologo dell’Università Cattolica, che analizza i movimenti più rilevanti registrati nell’economia e nella società piacentina, analizzati per la prima volta con questa ampiezza e profondità.
Demografia e incidenza dell'immigrazione
Negli ultimi dieci anni il numero dei residenti in provincia di Piacenza è rimasto sostanzialmente stabile a quota 286.000. Risultano però evidenti cambiamenti molto significativi e, tra questi, il forte calo (-3.000 residenti) dovuto ai decessi nella stagione della pandemia (quasi 5.000 nel 2020) e la successiva ripresa legata principalmente a quell’immigrazione dall’estero che già aveva determinato, tra la fine degli anni 90 e il 2011, un aumento della popolazione di 25.000 unità.

La conferma viene anche dai dati relativi al saldo naturale (il rapporto nati-morti), che è negativo da oltre 25 anni; la stabilità dei residenti e il lieve incremento del 2024 (+0,47%) sono dunque attribuibili alle immigrazioni dall’estero, sottolinea il report.
Un fenomeno, ha spiegato Mazzoli, “reso meno visibile dalle acquisizioni di cittadinanza, tanto che nel 2024, a fronte di 3.000 nuovi ingressi di persone straniere, il dato complessivo dei residenti provenienti da altre aree del mondo è sceso a 43.291, con un calo di 96 unità”.
Giovani in uscita
Piacenza, comunque, non è soltanto un territorio di arrivo, ma anche di partenza. Tanto che oggi il numero dei piacentini iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero è pari all’8% del totale dei residenti, vale a dire 23.396. Un dato rispetto al quale l’attenzione degli amministratori pubblici si concentra soprattutto sul tema dei giovani e sulle azioni per trattenerli, perché 29% degli emigrati degli ultimi dieci anni è rappresentato proprio da giovani, il 53% dei quali è in possesso di una laurea.

Tra le conseguenze, seppure non la più rilevante, spicca un progressivo invecchiamento della popolazione, con gli over 60 che rappresentano un terzo dei residenti e sono aumentati del 5% tra il 2018 e il 2024, mentre gli under 30 sono aumentati soltanto dell’1%.
Infine, tra i dati più significativi relativi alla demografia piacentina emerge un aumento della popolazione soprattutto nei Comuni collinari e della bassa montagna (da Travo a Borgonovo Val Tidone, Castell’Arquato, Gazzola, Ziano Piacentino, Rivergaro), affiancati a Castel San Giovanni, dove l’aumento dei residenti appare comunque legato più strettamente all’espansione del polo della logistica. Prosegue, invece, lo spopolamento delle aree del crinale.
Economia: imprese e Pil
Sul versante economico, la provincia di Piacenza si connota come una delle realtà più resilienti sia a livello regionale che nazionale, a partire da una sostanziale stabilità del numero delle imprese attive, che alla fine del 2024 risultavano 25.569.
Al 30 settembre scorso, ha aggiunto il vicepresidente Cella, “siamo passati a 25.649 unità attive, con una lieve crescita sulla fine del 2024 e un dato sostanzialmente in linea con quello del mese di settembre dello scorso anno, mentre a livello regionale e nazionale si sono registrati cali, rispettivamente, dello 0,7 e dello 0,6%”.
Il tessuto imprenditoriale locale, ha proseguito Cella, “risulta solido e soprattutto competitivo, come del resto abbiamo visto anche nella fase della pandemia, quando il calo del Pil è stato tra i più bassi d’Italia (-5,6% nel 2020) e la successiva ripresa si è dimostrata più incisiva che altrove, con un +7,4% nel 2021 e un +3% nel 2022”.

Il tasso di crescita, ha rilevato il vicepresidente, “si è decisamente abbassato negli ultimi anni, portandosi allo 0,5% nel 2024 e allo 0,3% stimato per il 2025 (stesso dato del 2023), ma le previsioni ci dicono che nel 2026 dovremmo registrare un dato migliore, con il Pil in crescita dell’1%”.
Miglioramenti sono attesi per i comparti fondamentali dell’economia piacentina, vale a dire i servizi (previsti in crescita dell’1,1% nel 2026 rispetto al modesto +0,3% del 2025 e al saldo zero del 2024) e l’industria, che dovrebbe passare dal +0,1% del 2025 (seguito al +0,6% del 2024) al +1%.
Il quadro tiene, ma…
La modesta crescita del 2025 è attribuibile, secondo Cella, alla flessione delle esportazioni (ancora in crescita nel 2024), sulle quali, come è noto, incidono anche prodotti provenienti da altre aree del Paese. Nel 2026, comunque, è prevista una netta ripresa, che dovrebbe portare ad una crescita del 7,2%.
“È un’economia che tiene, e lo si vede anche dai dati relativi all’occupazione e al reddito delle famiglie, ma certamente va monitorata in alcune criticità, a partire dal disallineamento tra domanda e offerta di lavoro che rappresenta un’emergenza, associata a quella delle abitazioni per i lavoratori, per arrivare al calo delle imprese del commercio (140 in meno tra il 2023 e il 2024), che rischia di riguardare le comunità più fragili e periferiche”.
Lavoro e reddito delle famiglie
Nel 2024 l’occupazione è salita del 3%; in altri termini, si sono registrati 4.000 occupati in più, mentre i disoccupati sono scesi di 1.400 unità (-16%) e gli inattivi sono diminuiti del 2%, con un calo di 900 unità.

Il tasso di occupazione (15-64 anni) è così salito al 71,6% (la media regionale è risultata del 70,3%), mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1% (era al 6,5% nel 2023). Per Cella “sono indicatori tra i più importanti per valutare lo stato di salute dell’economia e della società piacentina, ed è significativo, al proposito, il fatto che il tasso di occupazione si sia portato a livelli mai raggiunti negli ultimi anni”.
Crescono i contratti a termine
Sullo sfondo, però, ha evidenziato Mazzoli, “resta il tema di una maggiore precarizzazione del lavoro. Nonostante i livelli di ricorso alla cassa integrazione restino bassi e si possa parlare di una flessione della disoccupazione che ha un carattere strutturale, aumentano in modo significativo i contratti a termine (41.210 nel 2024, cioè quasi 2.000 in più rispetto al 2023), mentre quelli a tempo indeterminato diminuiscono in misura analoga (1.700 in meno, per un totale di 8.209 in un anno)”.
La valutazione dello psicosociologo della Cattolica, che emerge dalle indagini qualitative che si sono legate a interviste e confronti diretti con tutti gli attori dello sviluppo del territorio, indicano però un impegno molto evidente delle imprese piacentine rispetto al miglioramento delle condizioni dei lavoratori (welfare aziendale) e all’integrazione dei migranti.
“C’è diffusa consapevolezza che per rendere sicuro ed efficace l’inserimento è necessario affiancare alla disponibilità lavorativa percorsi mirati di apprendimento linguistico e formazione tecnica”, ha sostenuto Mazzoli. “L’integrazione, dunque, non viene letta solo come una questione sociale, ma anche come un fattore strategico per la sicurezza sul lavoro e per la tenuta del sistema produttivo”.

In un quadro in cui comunque il lavoro aumenta, si innesta una crescita, seppure contenuta, dei redditi reali delle famiglie; nonostante negli ultimi otto anni l’aumento dei prezzi abbia sensibilmente eroso la crescita in termini nominali (+24%), l’effettivo potere d’acquisto è infatti cresciuto del 5%, mentre sono diminuite sensibilmente le sofferenze bancarie delle famiglie ed è aumentato il risparmio; dati, questi ultimi, che indicano una maggior prudenza sugli investimenti a debito in stagioni complesse.
Socio-sanitario: il disagio dei minori
Quello relativo alla salute rappresenta uno dei diversi capitoli sui quali il territorio di Piacenza si presenta con dati che indicano il permanere di alcune sofferenze (il disagio psicologico e psichiatrico dei minori, tra queste), ma, al contempo, una capacità di risposta efficace da parte delle istituzioni sanitarie.
Nel 2024, i pazienti della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza sono risultati in lieve crescita, portandosi a 5.596 (+37), mentre sono sensibilmente diminuiti gli utenti del servizio di salute mentale per gli adulti (-798, con un dato finale di 5.559). Il disagio (ansia, ritiro sociale, disturbi alimentari, forme di autolesionismo) aumenta, dunque, soprattutto tra i minori e i giovani adulti, ed è per questo che l’Ausl di Piacenza ha attivato l’unità specializzata YOUth, con programmi di prevenzione nelle scuole e sportelli di ascolto.
Gli accessi al Pronto soccorso
Il Rapporto camerale sposta poi lo sguardo sugli accessi al pronto soccorso ospedaliero, rilevando un sensibile calo sia nel medio periodo (dal 219 al 2024) che nell’ultimo anno. Il tasso di accesso (per 1.000 abitanti) è passato dal 338 del 2019 al 248 del 2024 (era al 338 nel 2023), con una flessione del 34%. Un risultato importante su quale ha inciso positivamente l’introduzione di nuove misure come i Cau e le Case della Comunità, che mirano proprio a decongestionare il sovraccarico degli ospedali.
“A Piacenza – si sottolinea nel report – il modello delle Case della Comunità si è affermato come uno degli esempi più avanzati a livello regionale. Queste strutture rappresentano un punto di riferimento non solo sanitario, ma anche sociale, dove diversi servizi si integrano per rispondere ai bisogni delle persone in modo coordinato e accessibile”.
Terzo settore e volontariato
Il benessere dei cittadini può contare, tra l’altro, su una fitta rete di realtà del Terzo settore (722), all’interno della quale le Organizzazioni del volontariato (215) si presentano con indici superiori alla media regionale e nazionale, affiancate da Associazioni di promozione sociale (398) che appaiono in linea con i dati regionali e largamente superiori a quelli nazionali.
Scuola: chi traina la crescita
Quanto al sistema dell’istruzione, il Rapporto camerale evidenzia che la pandemia ha segnato un’inversione di tendenza nel calo del numero di studenti delle scuole provinciali. La crescita degli iscritti dopo il 2020 infatti non ha solo pareggiato, ma ha superato il numero di studenti pre-covid.

Questa crescita è stata principalmente trainata dai Servizi per la prima infanzia (+27% gli iscritti dal 2020 al 2024), che dopo l’introduzione di nuove politiche regionali di sostegno economico per le rette hanno subito una forte inversione di tendenza nonostante il calo delle nascite, e dalle scuole superiori (+6%), che ancora non subiscono gli effetti dell’inverno demografico.
Nell’anno scolastico 2024/25, gli iscritti alle scuole di ogni ordine e grado piacentine sono risultati 39.680, con cali per le scuole d’infanzia, le primarie e le secondarie di primo grado; in aumento, invece, gli iscritti ai nidi e alle secondarie di secondo grado, così come avvenuto nei tre anni precedenti.
Di pari passo con la ripresa dei flussi migratori, aumenta anche il numero dei bambini e dei ragazzi stranieri, che oggi rappresentano il 26% sul totale degli iscritti alle scuole piacentine, con incidenze più alte della media per la scuola primaria (32%), le scuole d’infanzia (29%) e le secondarie di primo grado (27%), conclude il Rapporto sulla coesione sociale a Piacenza della Camera di commercio dell’Emilia.








