Economia

Cogni (Confindustria): Piacenza prenda esempio dal successo di Reggio Emilia nell’auto elettrica

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Antonio Cogni: bene, anzi benissimo. Da imprenditore e vicepresidente di Confindustria Piacenza complimenti a Reggio Emilia, che dall’operazione Silk-Faw si è portata a casa un miliardo di euro e mille occupati per produrre auto elettriche d’alta gamma. E Piacenza? Può prendere esempio anche da questa partita per giocare bene le sue carte, facendo un salto di qualità nel marketing territoriale.

“Quella di Reggio Emilia è senza dubbio un’operazione molto positiva, la sintesi, ottima, di più elementi”, afferma Cogni. “Da un lato, c’è la capacità cinese di fare industria. L’abbiamo imparato molto bene, la Cina è diventata la fabbrica del mondo: sanno produrre, magari non sempre benissimo, ma senz’altro a prezzi eccezionali. Dall’altro, ci sono le qualità italiane: il design, l’ingegneria, l’innovazione, le tecnologie”.

Perché nella sua visione da uomo d’impresa Silk Ev e Faw, le due aziende coinvolte nella joint venture reggiana, corrispondono a questo identikit?
“Silk Ev è una società d’ingegneria. Non è grandissima però è un’azienda di alta qualità con sedi a Modena, negli Stati Uniti e in Cina. Faw invece è la prima delle cinque case automobilistiche cinesi. Non ha una storia produttiva lontana nel tempo, essendo nata negli anni 50. Oggi dà il meglio negli autoveicoli di livello medio e non nell’alta gamma. La joint venture di Reggio è una bella sfida anche per questo, visto che punta a produrre vetture ibride o elettriche per il mercato mondiale nei segmenti supersport e luxury. Il tutto partendo da numeri importanti: investimenti per un miliardo di euro con un migliaio di occupati. Un impegno a cui ha contribuito anche la Regione Emilia-Romagna, il che chiude il cerchio e dà l’idea anche di un territorio che si sa valorizzare al meglio”.

Una bella lezione quella della Motor Valley…
“Certo, un distretto con nomi altisonanti da Ferrari a Lamborghini, da Dallara a Toro Rosso, da Maserati a Ducati, solo per citarne alcuni. Il risultato di un percorso virtuoso in cui sono state messe a frutto le qualità del territorio e del suo saper fare in modo unico. Non dimentichiamo infatti che questo investimento poteva finire altrove”.

Perché?
“Silk Ev è a Modena ma anche negli States, quindi poteva proporre una sede americana. E in Europa la nuova società con Faw poteva guardare anche alla Germania, dove ci sono marchi come Bmw, Audi e Mercedes. Insomma, diciamo che è stata vinta una partita con altri agguerriti territori, e da italiani ed emiliani deve solo farci molto piacere”.

Veniamo a Piacenza: come possiamo agganciare la Motor Valley, tenuto conto che vantiamo aziende di alto livello tecnologico?
“Guardi, ci sono già imprese piacentine che lavorano per i big della Motor Valley, come la Lafer, che si occupa del trattamento chimico dei metalli utilizzati per la componentistica delle valvole dei motori, rendendoli più resistenti alle alte temperature; oppure la Lpr che opera nel settore degli impianti frenanti, sempre delle supercar e per le competizioni automobilistiche. Piacenza in quest’ambito produttivo, in quest’indotto, può e deve solo crescere, inserendo altre aziende. Come deve crescere in un ambito più generale, proponendo il suo territorio per attirare nuovi investimenti e nuovi insediamenti produttivi”.

Quali sono gli elementi competitivi da valorizzare per ottenere questi risultati?
“Credo che ci sia tanto da fare. Come Associazione stiamo lavorando molto sul piano del marketing territoriale, una delle mie deleghe nella Giunta guidata dal presidente Rolleri. Il primo aspetto, con Invest in Piacenza, in cui abbiamo coinvolto anche l’Amministrazione provinciale, è mettere in luce quali sono le aree disponibili della nostro territorio e che caratteristiche hanno, un progetto che stiamo aggiornando. Poi, soprattutto, dobbiamo far conoscere all’esterno quali sono i nostri punti di forza, in termini di competenze, formazione tecnica e di cultura della manifattura”.

Dove abbiamo qualcosa in più?
“Partiamo da un presupposto: a Piacenza sappiamo fare impresa, come dimostrano le tante aziende di successo del nostro territorio. Abbiamo eccellenze in ambito meccanico, nelle costruzioni, nell’alimentare, nel settore energetico. Oltre a ad evidenziare meglio questi punti di forza del nostro saper fare, adesso dobbiamo valorizzare di più quello che stiamo preparando nella formazione tecnica”.

Di che cosa si tratta?
“Per spiegarmi torno alla Motor Valley: stiamo seguendo il modello della Muner, l’Università internazionale dell’automotive. Vede in primo piano come partecipanti e sponsor i big del settore, da Modena a Bologna. Tenga conto che chi si laurea alla Muner ha già il posto di lavoro in una di queste aziende”.

Come vi state muovendo?
“Puntiamo a fare lo stesso per i ragazzi che escono dall’Istituto tecnico industriale, offrendo un percorso post diploma biennale. Oltre all’Its, già operativo per la logistica, stiamo creando un’altra specializzazione nella meccanica che dovrebbe partire ad ottobre. Poi sarà la volta del mondo dell’informatica sempre con la stessa formula, sfruttando le competenze del Rict, il nostro gruppo di 40 aziende che si occupa di queste tematiche. Senza dimenticare che dobbiamo dare maggiore evidenza alle opportunità offerte dalle collaborazioni con Università Cattolica, Politecnico e con i nostri centri di ricerca nel Tecnopolo. Mi riferisco al Musp per le macchine utensili, al Leap in ambito energetico e anche all’Rse per il fotovoltaico”.

Perché ritiene che la formazione e la ricerca locali siano un valore aggiunto per attirare investimenti a Piacenza?
“Le rispondo così: sono un ponte verso il futuro. Creare competenze locali esclusive, puntare sulla formazione dei giovani piacentini da assumere in azienda è indispensabile. Le risorse umane sono il punto di forza per un territorio che vuole avere sempre nuove prospettive di sviluppo. E tutto questo va evidenziato anche nei rapporti con il mondo del pubblico”.

Ci fa un esempio?
“La Regione Emilia-Romagna, anche con l’operazione Silk-Faw di Reggio, ha dimostrato di avere notevole sensibilità, capacità di movimento, relazioni. Attraverso i suoi bandi, può offrire un supporto importante sul piano dei cofinanziamenti di nuove iniziative. Noi dobbiamo essere bravi dimostrarci competitivi sul piano delle competenze, presentando progetti ad alto valore aggiunto”.

Insomma, Piacenza non è solo logistica.
“Direi proprio di no, senza nulla togliere a chi fa impresa in questo settore. Pensi al segnale della Snam che ha deciso di tornare sul nostro territorio. Intendiamoci, non abbiamo la massa critica di altre province, ma abbiamo un tessuto di piccole e medie imprese attive in tanti settori. Un tessuto robusto e diversificato, che dà maggiori garanzie nei momenti di crisi. Un altro elemento da non sottovalutare. E poi il termine logistica si può leggere in un altro modo…”.

A cosa sta pensando?
“Il nostro è un territorio baricentrico anche ad altri livelli e non solo per la movimentazione delle merci. Non dimentichiamo che siamo in Emilia ma abbiamo il vantaggio di essere a mezz’ora da Milano, con l’opportunità di ampliare il range e il livello dei servizi per chi volesse venire a Piacenza. Mi creda, non ci manca niente per fare un vero salto di qualità nell’attirare imprese e investimenti, dobbiamo solo crederci”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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