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Coldiretti annuncia il commissario a Terrepadane… nell’interesse di chi?

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Un momento dell'Assemblea elettiva dei soci di Terrepadane del 4 luglio scorso

Coldiretti plaude all’ipotesi che a Terrepadane arrivi il commissario del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Lo fa annunciando che a Roma, nel dicastero di via Veneto, avrebbero deciso di proseguire con l’iter per giungere a questa soluzione. Ma la lettura della vicenda della coppia Marco Allaria Olivieri Giovanni Benedetti (a loro volta commissari inviati da Roma a Coldiretti Piacenza da due anni), che si dichiara paladina dei principi democratici, appare un po’ zoppicante nella ricostruzione dei fatti, almeno per come viene riportata oggi sul quotidiano Libertà.

Sono quei fatti che dalle elezioni del 2021 arrivano fino al voto della scorsa settimana. Quando i 700 voti dei soci di Terrepadane, un numero pari al 53% del capitale sociale del Consorzio agrario, che riunisce quelli di Piacenza, Milano, Lodi e Pavia, hanno riconfermato piena fiducia al Consiglio di amministrazione dimissionario, presieduto da Marco Crotti.

Il nodo Cai

E allora riavvolgiamo velocemente il nastro: nell’aprile del 2021 si consuma una campagna elettorale senza esclusione di colpi. Da una parte la lista sostenuta da Coldiretti che vuole l’entrata di Terrepadane in Consorzi Agrari d’Italia (Cai). Dall’altra quella dei soci che non ne vogliono sapere della fusione. Per loro, capitanati da Crotti e sostenuti anche da Confagricoltura, significherebbe dire addio all’indipendenza gestionale e patrimoniale di Terrepadane. Dallo spoglio delle schede, seguendo quanto prevede lo Statuto della società cooperativa, vengono esclusi oltre 400 voti espressi per procura favorevoli alla lista di Coldiretti, che così perde le elezioni.

L’arbitrato

Apriti cielo: dai soci sconfitti di Coldiretti parte la richiesta al Tribunale di Piacenza perché proceda ad un arbitrato sulla regolarità delle elezioni, un lodo che una volta emesso ha valore di sentenza. Il presidente del Tribunale nomina tre arbitri che nel giro di qualche mese confermano nel lodo la piena regolarità del voto. Nel frattempo le pressioni dei vertici di Coldiretti portano all’apertura di un’ispezione da parte del ministero dello Sviluppo economico (allora si chiamava così). Il lavoro dei funzionari arrivati da Roma conferma però la bontà della tornata elettorale. Due passaggi sfavorevoli ai vertici di Coldiretti, che chissà perché la coppia Allaria-Benedetti nella ricostruzione pubblicata da Libertà si perdono per strada…

Nuova ispezione

Storia finita? Per carità. L’anno scorso magicamente il Mise apre una nuova ispezione e possiamo immaginare chi ci abbia messo lo zampino. Stavolta, guarda un po’, il ministero di via Veneto smentisce se stesso. Così arriva una diffida che non chiede il riconteggio dei voti ma nuove elezioni, pena l’arrivo del commissario. Altro giro di carte bollate con un ricorso al Tar di Parma da parte di Terrepadane. Il Tribunale amministrativo si dichiara competente, ma specifica che deciderà nel merito se mai da Roma arriverà davvero il commissario a Terrepadane.

Intanto l’ispezione del ministero, diventato delle Imprese e del Made in Italy, continua e conferma la richiesta di commissariamento. La preoccupazione a Piacenza è che una volta insediato, il commissario, incurante della volontà dei soci del Consorzio, possa decidere del passaggio di Terrepadane in Cai, raggiungendo l’obiettivo desiderato dai vertici di Coldiretti.

Dimissioni ed elezioni

A questo punto, per risolvere la situazione, il Cda di Terrepadane si dimette in blocco con dieci mesi d’anticipo sulla scadenza del suo mandato e indice le elezioni dello scorso 4 luglio. A seguire, arriva sulla stampa (anche su una pagina a pagamento di Libertà) la lettera aperta dei 200 dipendenti di Terrepadane che denuncia indebite pressioni e lancia un appello alle istituzioni e alla politica piacentina perché si schierino a tutela dei loro posti di lavoro e dell’indipendenza del Consorzio.

In questo quadro, Coldiretti non accetta la sfida elettorale; anzi, attraverso un ricorso firmato dal solito centinaio di soci chiede al Tribunale delle imprese di Bologna di annullare la delibera che indice le nuove elezioni e di bloccare le votazioni del 4 luglio. Ma la richiesta di sospensiva a Bologna viene rigettata. Allora Coldiretti, attraverso gli sconfitti del 2021, invita gli agricoltori soci di Terrepadane a disertare le urne. Un appello, pubblicato su una pagina a pagamento di Libertà, che per tutta risposta vede una partecipazione al voto mai così alta nella storia del Consorzio, che conferma in blocco il Cda uscente.

Le ultime mosse

E siamo a ieri, quando in udienza a Bologna i soci che fanno capo a Coldiretti e che avevano tanta fretta di fermare il voto, chiedono un rinvio al Tribunale per rispondere alle argomentazioni portate in giudizio da Terrepadane a difesa della delibera impugnata. Rinvio che il giudice ha concesso, fissando la prossima udienza al 3 agosto.

Come mai questa strategia? Probabilmente gli “informatissimi” vertici di Coldiretti sono convinti che per loro le castagne dal fuoco saranno tolte a Roma. Nell’articolo di Libertà si sostiene infatti che il 24 luglio il Comitato centrale delle cooperative del ministero si dovrebbe riunire per discutere proprio del commissariamento di Terrepadane.

E adesso?

A questo punto, nel caso la scelta del commissario fosse confermata, che cosa potrebbe succedere? Tornerà in campo il Tar di Parma, oppure qualche altro Tribunale? Se gli avvocati sono al lavoro, il braccio di ferro però diventa più che mai politico. E vedremo se soprattutto gli esponenti piacentini che siedono in Parlamento – Tommaso Foti (Fratelli d’Italia), Elena Murelli (Lega), Paola De Micheli (Pd) – insieme con i colleghi delle altre province lombarde, faranno sentire la loro voce al ministero delle Imprese, per difendere la volontà della maggioranza dei soci di Terrepadane e per contrastare l’interesse dei vertici di Coldiretti.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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