Economia

Coldiretti: l’obiettivo dei commissari, Terrepadane e gli interessi di Piacenza

Coldiretti Piacenza: adesso il gioco si fa duro. Due commissari mandati da Roma, Gianni Benedetti, funzionario nazionale, e Marco Allaria, direttore regionale, da un paio di giorni hanno piantato le tende a Palazzo dell’Agricoltura. Sono affiancati dal precedente direttore, Claudio Bressanutti, a cui rimane la delega sul personale.

Apparentemente senza fretta, i commissari si preparano a “confessare” dirigenti e soci. Il motivo ufficiale di questo strappo mai visto nella storia piacentina dell’organizzazione agricola è ricomporre la rappresentanza interna. Come avevamo preannunciato una quindicina di giorni fa, la Giunta ha infatti dato le dimissioni a catena, dal presidente Ugo Agnelli in giù, aprendo la strada al commissariamento.

Pugno di ferro

Si potevano indire nuove elezioni, come qualcuno aveva proposto, per evitare l’onta della messa sotto tutela? La scelta pare fosse un’alternativa possibile all’invio dei commissari; però a Roma e a Bologna è parsa troppo pericolosa. Il rischio che il gruppo interno capitanato dall’ex presidente Marco Crotti, dopo la vittoria in Terrepadane, potesse lanciare i suoi candidati nella campagna elettorale e conquistare anche la Coldiretti piacentina, avrebbe avuto effetti disastrosi. A maggior ragione dopo i segnali arrivati anche dal rinnovo dei vertici di Ainpo, dove Coldiretti è stata sonoramente battuta dal gruppo dei dissidenti, sempre spalleggiato da Confagricoltura, con la conferma del presidente uscente Filippo Arata. Quindi, per proseguire spediti nell’operazione Consorzi Agrari d’Italia (Cai), il vero obiettivo dei vertici nazionali di Coldiretti, a questo punto servivano certezze. Su Terrepadane così non si scherza più. Pugno di ferro e commissari in campo.

Business e suggestioni

Per Coldiretti non è solo una questione di prestigio formale. Terrepadane è la quinta realtà imprenditoriale del Piacentino, con oltre 185 milioni di fatturato annuo, il 60-70% delle quote di mercato in macchinari, merci e servizi per l’agricoltura, tra Milano, Lodi, Piacenza e Pavia. Un consorzio che sembra funzionare, rende frutti ai soci, assicura un forte radicamento sul territorio e contribuisce ad alimentare un indotto che coinvolge e si rapporta a industria e terziario, dalla lavorazione del pomodoro ai prodotti lattiero caseari.

In ottica Cai, anche senza considerare la maxi operazione di rigenerazione urbana di via Colombo da 100 milioni di euro, una realtà come Terrepadane offre dunque “energia pulita”; e quindi non può mancare alla mappa delle acquisizioni romane, che per il momento non vanta tante altre realtà del genere. Se vogliamo, poi giocano anche le suggestioni del passato, perché Piacenza ha fatto la storia dei Consorzi agrari, ma questa lettura rimane sullo sfondo.

Dritti alla meta

La missione della coppia designata da Roma così sembra chiara. Benedetti e Allaria avranno il compito di lavorare ai fianchi contrari e indecisi di Coldiretti alla fusione di Terrepadane in Cai, fino ad ottenere una maggioranza solida. Un numero di soci del Consorzio agrario a maggioranza piacentina che in un’assemblea straordinaria sfiduci il presidente Crotti e il suo Consiglio di amministrazione, nominando un nuovo Cda con il compito di traghettare Terrepadane nell’aggregazione nazionale. Magari non subito, dando l’impressione di aprire una trattativa, che però ha già un finale dal sapore scontato. Anche qui, come nel caso del contesto storico, i ricorsi in tribunale, i cavilli legali, gli ispettori del ministero dello Sviluppo economico a Piacenza per verificare la correttezza del voto di un paio di mesi fa, paiono restare sullo sfondo.

Dalla Bonifica al Gal

A Piacenza però Coldiretti non significa solo Terrepadane. Con i suoi oltre 5mila iscritti (il 70% del settore), gioca infatti un ruolo chiave in diversi ambiti strategici per il territorio più di qualsiasi altra organizzazione agricola. A partire dal Consorzio di Bonifica, che domina da sempre; e dove, che piaccia o no, l’assenza della sua regia sta pesando in modo tangibile sulle trattative per le liste che si presenteranno alle prossime elezioni previste il 26 e 27 settembre.

Poi, altro esempio salito alle cronache in questi giorni, sempre per un discusso rinnovo dei vertici, c’è il Gal del Ducato. Il Gruppo di azione locale di Piacenza e Parma è una realtà pubblico-privata, nata sotto l’egida Ue per la valorizzazione delle aree rurali di collina e di montagna. E tra gli azionisti annovera Consorzio di Bonifica, Camera di Commercio, Comuni dei territorio e associazioni varie.

Anche qui Coldiretti conta eccome. Guarda caso, alla presidenza in scadenza, il Gal vede sempre quel Crotti nominato all’epoca in cui era ancora alla guida di Coldiretti, con il Consorzio di Bonifica a presidenza Zermani come azionista di riferimento. Certo, il Gal non muove i 30 milioni annui dell’Ente consortile. Ma le sue risorse sono comunque nell’ordine di qualche milione l’anno; provengono anche dai fondi regionali europei, arrivando direttamente nelle tasche degli agricoltori come partecipazione ai loro investimenti. E fermiamoci qui. Tanto basti per avere l’idea di quanto l’essere “Coldiretti” ha pesato finora a Piacenza pure in altri meccanismi, direttamente o indirettamente, apertamente o sottotraccia.

L’arrosto e le briciole

Adesso, partendo dal concetto di Confederazione qual è Coldiretti, qualcuno potrebbe guardare a una mediazione, che metta tutto sul tavolo, dagli interessi nazionali a quelli locali, dall’arrosto alle briciole. In soldoni: a Piacenza si dà il via libera per l’entrata di Terrepadane in Cai, con la garanzia di un bel ritorno rappresentativo, decisionale ed economico per i soci piacentini; il resto rimane di pieno appannaggio del territorio e dei leader locali, con tutto l’appoggio nazionale che serve per far crescere queste realtà a sostegno degli associati Coldiretti.

Poca cosa o fare di necessità virtù di fronte a un’offensiva mai vista prima? Per rispondere c’è chi ricorda l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, quando dice che Piacenza è cresciuta con la solidarietà di territorio e che il suo declino deriva dall’aver perso i centri decisionali. La Coldiretti piacentina una volta lo era. E da centro decisionale pesava ben oltre i suoi confini provinciali. Come continua a dimostrare Terrepadane, che infatti qualcun altro adesso vuole per sé.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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