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Il Comune di Piacenza e la maratona sul bilancio: quando l’ostruzionismo fa rima con democrazia (e salva il Gotico)

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Comune di Piacenza: una maratona di 30 ore per approvare un bilancio che è già nella storia politica e amministrativa non solo cittadina. Tanto è durato il Consiglio comunale aperto nel primo pomeriggio del 16 dicembre e chiuso nella serata di ieri. I contorni di questa vicenda sono semplici. Molto più di quanto racconta qualcuno da prestigiose tribune con fare censorio. Ebbene, senza tediarvi con fiumi di parole, vogliamo provare a dire la nostra.

A tutto gossip

Per prima cosa andiamo sul gossip che tutti condannano ma che tanto piace: naturale il sorriso – non lo scherno – alla vista delle foto di consiglieri e assessori dormienti, stravolti dalla stanchezza durante la seduta fiume del Consiglio, uscite su qualche giornale. Sono arrivate anche qui, ma non le abbiamo pubblicate. Perché anche il gossip ha i suoi limiti e non va confuso con il rispetto verso chi sta facendo il proprio dovere ed è in condizioni di debolezza per quel motivo.

Un bene o un male?

Secondo punto: l’ostruzionismo è un bene o un male? Siamo convinti che il dibattito nelle sedi istituzionali tra esponenti eletti dai cittadini sia il sale della democrazia. Dal confronto nascono le soluzioni ai problemi. Il coltello dalla parte del manico ce l’ha chi amministra, cioè la maggioranza. Ma a volte lo usa per imporre le proprie decisioni, senza sentir ragioni. Era stato chiesto un Consiglio comunale in più per l’approvazione del bilancio? La maggioranza ha risposto di no. E allora le minoranze hanno protratto i tempi dell’unico Consiglio che avevano ancora a disposizione. Piaccia o no, sono le regole democratiche di questo Paese, che ammettono l’ostruzionismo per consentire alle minoranze di provare a trovare soluzioni alternative fino alla fine. Se non le loro, altre contemperate ad obiettivi che possono diventare più condivisi.

Il bando minestrone

Terzo punto: non nascondiamoci dietro un dito. Il tema chiave della vicenda bilancio è stato Palazzo Gotico, luogo simbolo della città. Un breve riassunto: nelle scorse settimane l’Amministrazione del sindaco Pd Katia Tarasconi l’aveva inserito in un prossimo “bando minestrone” di ben 25 anni, collegando il bar-ristorante sotto il Municipio e l’Ufficio informazioni turistiche (Iat-R) alla gestione di Palazzo Gotico. L’obiettivo? Integrare e migliorare la promozione per i visitatori che arrivano in città. Peccato che parallelamente ha girato, non solo tra gli addetti ai lavori, la bozza di un disciplinare di concessione relativo al bando; e nonostante le rassicurazioni, il dubbio che il Salone monumentale del Gotico potesse finire ad uso esclusivo del catering offerto dal bar-ristorante prendeva corpo. Intanto la vicenda scatenava in città reazioni di biasimo trasversali, anche tra i consiglieri del centrosinistra. Quindi non solo tra gli esponenti delle forze politiche di opposizione, che avevano criticato all’unisono questa decisione.

L’emendamento 40

Ieri sera, alla 28ª ora, si è arrivati all’emendamento 40. Presentato da Alternativa per Piacenza, è stato modificato in accordo con l’Amministrazione Tarasconi, proponendo che la gestione di Palazzo Gotico venisse stralciata dal “bando minestrone”. Una scelta approvata da tutta l’Aula, così come altri 35 emendamenti sui 50 presentati dalle opposizioni, che forse tanto inutili non erano. Insomma, qui non è questione di essere di destra o di sinistra: i risultati dimostrano che questa maratona è stata anche una bella pagina di democrazia da raccontare ai piacentini.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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