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Consorzi Agrari d’Italia, scontro sulla maxi fusione: torna in gioco Terrepadane?

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Consorzi Agrari d’Italia: di tutto di più. La maxi fusione che punta ad unificare i servizi per l’agricoltura italiana fa discutere anche a Piacenza. Già nell’aprile scorso, la partecipazione all’operazione di Terrepadane era stata stoppata dal Consiglio di amministrazione del Consorzio. Una decisione che aveva creato una profonda frattura tra la dirigenza nazionale e quella piacentina della Coldiretti.

C’è chi pensa che la strada tracciata con Consorzi Agrari d’Italia sia cosa buona e giusta: serve per rendere più competitive e sostenibili le nostre produzioni, rispondendo colpo su colpo alle multinazionali del settore. C’è però chi la pensa diversamente, ricordando il crack della Federconsorzi negli Anni 90. E per bloccare l’operazione adesso qualcuno è ricorso addirittura ad un corposo dossier anonimo sulle mosse di BF (holding quotata in Borsa che controlla Bonifiche Ferraresi) e di Coldiretti, i due attori principali dell’operazione.

Ma andiamo con ordine. E vediamo che cosa sta succedendo attorno allo sviluppo di Consorzi Agrari d’Italia Srl (CAI) e come questa evoluzione potrebbe condizionare il mondo agricolo piacentino.

CAI: soci e nomine

Partiamo da BF, il primo socio di Consorzi Agrari d’Italia. Per la Consob, BF annovera tra i suoi azionisti principali Fondazione Cariplo (23,6%); Cassa Depositi e Prestiti (21,5%); Dompè Holding (15,1%); Aurelia Srl (8,)%) e Federico Vecchioni (7,3%).

Oltre a BF, secondo l’accordo del 27 luglio 2020, in CAI entrano alcuni importanti Consorzi agrari, dall’Emilia al Centro Sud, che sottoscrivono aumenti di capitale milionari e conferiscono rami d’azienda.

In Consorzi Agrari d’Italia, secondo il patto parasociale firmato dagli azionisti, BF con il 36,79% nomina la metà meno uno degli amministratori; designa l’amministratore delegato e il presidente del collegio sindacale, e ha il diritto di veto su alcune operazioni. I Consorzi nominano invece il presidente di CAI, e questa società mantiene lo status consortile grazie al fatto che loro, i Consorzi appunto, hanno in portafoglio la maggioranza delle quote azionarie.

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, grande azionista dei Consorzi, parla di CAI come di una società nata per “sostenere il potere contrattuale delle imprese agricole”. Federico Vecchioni, amministratore delegato di BF, spiega come CAI sia un’operazione che favorisce “l’integrazione virtuosa della filiera alimentare 100% italiana, dalla terra al cibo”.

Il dossier anonimo

Da lì in poi nel mondo agricolo però si susseguono i mal di pancia. Fino all’arrivo del dossier anonimo che svelerebbe retroscena scottanti dell’operazione Consorzi Agrari d’Italia con intrecci di nomine e partecipazioni ad hoc ai vertici della nuova società. Rivelazioni tanto scottanti, che BF è corsa ai ripari a fine dicembre con un apposito comunicato per smentire i contenuti del dossier.

“Nei giorni scorsi – si legge nella nota – è stato diffuso un dossier redatto da mani anonime contenenti falsità sull’operazione CAI e sulla governance di BF Spa (holding che controlla anche Bonifiche Ferraresi), società quotata alla Borsa di Milano. I contenuti, falsi si ripete, sono gravemente diffamatori e lesivi della reputazione delle organizzazioni e delle persone fisiche citate. Pertanto, oltre all’immediata azione legale promossa contro gli anonimi redattori del dossier, si è già proceduto a emettere formale diffida nei confronti di chiunque propali i suoi contenuti in qualsiasi modo ciò avvenga. Nello specifico di BF Spa si ricorda che, in qualità di società quotata, tutte le operazioni e informazioni relative alla governance sono pubbliche e tempestivamente comunicate alle autorità di vigilanza e al mercato di Borsa. La società, le organizzazioni e le persone citate nel dossier tuteleranno la propria reputazione in ogni modo e in ogni sede, sicuri come sono della correttezza del proprio operato e dell’importanza dell’operazione realizzata nell’interesse del mondo agricolo e dell’intero Paese.”

Il peso di CDP

La citazione finale sugli interessi “dell’intero Paese” non è casuale. Serve a ricordare la presenza nell’azionariato di BF, e quindi di CAI, della Cassa Depositi e Prestiti, al 70% controllata da ministero dell’Economia e delle Finanze. Il tutto mentre pochi giorni prima, sempre a dicembre, arrivano le dimissioni proprio dei due rappresentanti della CDP nel Consiglio di amministrazione di BF. Sono Pierpaolo Di Stefano e Luigi Pio Scordamaglia, che vengono sostituiti da Davide Colaccino e Giuseppe Andreano. Un avvicendamento che peraltro, naturalmente, non è riconducibile ufficialmente alle tesi sostenute nel dossier anonimo.

Il senatore agricoltore

Intanto su Consorzi Agrari d’Italia qualcuno comincia a chiedere lumi. Si tratta del senatore Saverio De Bonis, segretario della IX Commissione Agricoltura a Palazzo Madama. Il senatore (ex 5 Stelle ora nel Gruppo misto) di mestiere fa proprio l’agricoltore. E su CAI non va tanto per il sottile.

Per De Bonis, i grandi registi di queste operazioni sono “i soliti noti dell’agricoltura italiana, come Coldiretti, con l’aiuto di banche, fondazioni, enti previdenziali, società farmaceutiche e chi più ne ha più ne metta. Su questo ho presentato un’interrogazione ai Ministri Bellanova, Patuanelli e Gualtieri, per sapere se siano a conoscenza di questi giochi di prestigio e cosa intendano fare per porvi rimedio. Altro che ‘dossieraggi malevoli’: siamo di fronte a concentrazioni economiche e di potere su cui è opportuno valutare la legittimità”.

Preoccupazioni piacentine

A Piacenza nel frattempo sale la preoccupazione per Terrepadane rispetto al prosieguo dell’operazione CAI. Solo a fine aprile 2020 il progetto di fusione e accorpamento del suo ramo operativo proprio in Consorzi Agrari d’Italia e del suo ramo immobiliare in un’altra società da costituire era stato bloccato dal voto contrario del Cda di Terrepadane. Uno stop che aveva portato a una profonda spaccatura tra i vertici locali e nazionali di Coldiretti, con le dimissioni del presidente piacentino Marco Crotti.

Non più tardi di qualche giorno fa, il presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini, guarda caso ha ribadito che per Terrepadane va “scongiurata la possibilità di un nuovo riassetto che contempli una fusione in una compagine societaria più vasta”. Con gli agricoltori piacentini che in sostanza perderebbero completamente il controllo di Terrepadane se il Consorzio confluisse in CAI.

I vertici di Terrepadane, guidati sempre da Crotti, per il momento non rilasciano dichiarazioni. Ma sembra chiaro come sia in atto un braccio di ferro con la Coldiretti. Quest’ultima controlla la fetta maggioritaria dei soci del Consorzio piacentino, che tra l’altro andrà al rinnovo dei suoi organi amministrativi con l’assemblea di giugno. Quindi, dopo lo stop della scorsa primavera, il tema dell’accorpamento di Terrepadane in Consorzi Agrari d’Italia potrebbe tornare di nuovo in discussione.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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