Luigi Bisi è da quattro anni alla presidenza del Consorzio di Bonifica di Piacenza. Con lui facciamo un bilancio sul suo mandato e guardiamo al futuro dell’ente di Strada Val Nure.
Il tempo scorre veloce e quello appena iniziato è l’ultimo anno di mandato. Bisi, ci racconti il suo periodo di presidenza.
“La noia non ha fatto parte di questi anni. Come molti enti, stiamo beneficiando di una quantità importante di finanziamenti – oltre 90 milioni di euro – la cui gestione ha messo a dura prova l’ufficio tecnico e quello amministrativo, non da ultimo per l’aspetto finanziario. Oggi, a differenza del passato, ci sono importanti scostamenti temporali tra il momento in cui paghiamo le imprese e quello in cui incassiamo i soldi dai ministeri. Questo ha comportato un’attività di ricerca fondi per fronteggiare un’importante esposizione finanziaria del Consorzio e un carico di lavoro che ha impegnato molto la struttura, che ha dovuto far fronte anche a momenti di tensione. E questa è, ed è stata, solo una piccola parte del lavoro degli uffici. La realizzazione di nuove opere si affianca all’attività ordinaria del Consorzio, coperta da oltre 14 milioni di euro di entrate derivanti dalla contribuenza, a cui si aggiungono ulteriori interventi finanziari provenienti da altri enti, per la manutenzione e la gestione delle opere pubbliche. A sopportare l’impegno più grande rimane l’area tecnica, che sta radicalmente cambiando la faccia del territorio in tempistiche molto stringenti e tassative come quelle imposte dal Pnrr”.
Oltre 90 milioni di euro spesi in quattro anni per nuove opere, una misura mai vista per il Consorzio.
“Non per merito mio, ma semplicemente per una congiuntura che ha portato all’ente questa possibilità di fare investimenti anche grazie al lavoro di relazioni messo in campo dalla nostra associazione nazionale, Anbi, che ringrazio. Lato Consorzio, la cosa più importante è stata l’avere, o per lo meno l’aver tentato di dare una struttura al Consorzio che superi l’amministrazione attuale”.
Ci spieghi meglio, presidente.
“Pur mantenendo come Comitato Amministrativo un totale controllo di tutte le delibere e di tutte le deleghe, abbiamo dato alla struttura un’autonomia maggiore, al fine di garantire ad essa la possibilità di sopravvivere oltre alla scadenza dell’amministrazione in carica. In pratica abbiamo in parte riorganizzato gli uffici. Un assetto più mirato a gestire quest’ondata di finanziamenti e l’attività ordinaria, che naturalmente non si è mai fermata, e che durerà ben oltre a quello che è il nostro mandato”.
Torniamo alle nuove opere…
“Non dobbiamo mai dimenticarci di essere un Consorzio di Bonifica. Tenere i piedi dei piacentini asciutti è la nostra priorità assoluta. Stiamo poi ultimando una serie di impianti che potenzieranno quella che è l’attività di bonifica e di sollevamento. Tra gli impianti idrovori in fase di realizzazione, Soarza (Comune di Villanova) è il più significativo dal punto di vista economico, ma ci sono anche l’avvio del completamento di Galeotto e la prossima realizzazione di Raganella (entrambi in Comune di Calendasco). Abbiamo restaurato e riqualificato le pompe della Finarda (Piacenza città) rendendole più efficienti. Non sono infine mancati interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico in montagna”.
Per quanto riguarda l’irrigazione?
“Sono state portate a termine le manutenzioni straordinarie della diga del Molato (Alta Val Tidone) che ci hanno permesso di ricollaudare un’opera ormai centenaria per poter invasare più acqua a beneficio del settore agroalimentare di questa vallata. Subito dopo penso alla condotta che da Castell’Arquato giunge a Fiorenzuola d’Arda per poi arrivare ad Alseno. L’opera economicamente più rilevante e che, con un cantiere di oltre 20 km, ha avuto più imprevisti e quindi l’impiego maggiore di tempo e risorse a supporto. C’è poi il Traversante Mirafiori (Rivergaro), un’opera ora ristrutturata, con una valenza anche storica importate (fu commissionata da Camillo Cavour) oltre che di tutela architettonica e che sarà oggetto di una divulgazione maggiore. Ci sono in più quattro nuovi laghi irrigui (Fabbiano a Borgonovo, Caolzio a Castell’Arquato, Molinazzo e Moronasco ad Alseno) e un impianto di sollevamento a Ronchi (Caorso). E ancora, la ristrutturazione di canali e condotte e il miglioramento tecnologico dei sistemi di controllo da remoto di pompe e manufatti”.
Non ha citato la Val Nure, c’è un motivo?
“Come Consorzio siamo lì da non molti anni, ma con funzione limitata alla sola bonifica e non irrigua. Non abbiamo nemmeno la titolarità della concessione delle prese. Con rammarico, devo dire che il Consorzio non ha potuto fare nessun grande intervento, così come avvenuto nelle altre aree, né beneficiando del Pnrr né di altri finanziamenti. La titolarità è dei condomini che sono associazioni private di agricoltori che gestiscono l’irrigazione. Trovo questa una mancanza grave, in un momento storico in cui sarebbe stato possibile realizzare laghi, condotte e migliorie di ogni genere, mentre nessuno ha avuto la forza economica ed ingegneristica di intervenire. Le future generazioni, secondo me, rimpiangeranno la possibilità di non averlo fatto. Sul Nure, come Consorzio, abbiamo delle interlocuzioni con questi condomini ma siamo molto lontani da qualsiasi intesa”.
Da anni si parla di una diga sul Nure. Rimarrà un sogno nel cassetto?
“È un progetto molto ambizioso, che sarebbe risolutore per la maggior parte dei problemi di questi territori, sia in termini di laminazione, perché le dighe trattengono acqua, regolandone il flusso e facendo sicurezza, sia in termini di produzione idroelettrica e soprattutto per le funzioni irrigua e idropotabile. Nel tempo sono stati fatti degli studi ed è stato individuato Olmo (Farini) come sito potenziale, ma attualmente non se ne sta discutendo e non ci sono nemmeno le condizioni politiche ed economiche”.
Complici le contestazioni e i comitati del no?
“Nell’opinione pubblica diffusa si registra finalmente una sorta di ritrovata benevolenza nei confronti degli invasi, proprio a fronte di questa grande esigenza di conservare l’acqua piovana, per evitare che arrivi al mare e vada perduta. E l’unico modo per poterlo fare è quello di realizzare invasi come laghi o dighe. Va però ricordato che il volume dei laghi che stiamo realizzando (100–120mila metri cubi) è cento volte inferiore rispetto a quello di una diga (9-10 milioni di metri cubi). Ci vorrebbero quindi cento laghi per fare una diga. Attenzione a semplificare i concetti e di conseguenza le soluzioni, perché come spesso accade, si distoglie l’attenzione da quello che è l’obiettivo”.
Sempre parlando di dighe, a che punto è la trattativa sulla diga del Brugneto?
“È una delle cose più importanti presenti sul tavolo in questi giorni per la nostra provincia. La trattativa è in capo alla Regione Emilia-Romagna non per nostra scelta ma per competenza normativa. Come Consorzio, stiamo collaborando con la Regione assieme agli enti territoriali che si sono particolarmente adoperati e siamo, con grande fatica, alla testa di un comitato composto da associazioni e portatori di interesse, tra cui un compagno di viaggio tradizionalmente lontano dalle nostre posizioni, Legambiente, che ringrazio. Ad oggi, la difficoltà di mantenere attivo questo tavolo territoriale è importante perché per farlo, naturalmente, si crea una discussione che può danneggiare la trattativa che deve rimanere riservata. Siamo quindi in un momento di stallo per il gruppo di lavoro, perché è molto difficile dare numeri e relazionare rispetto a un’attività che è ancora su un tavolo riservato. Abbiamo una creatura che ha bisogno di essere nutrita ma in questo caso la stiamo un po’ affamando e ce ne rendiamo conto”.
Ha parlato di 14 milioni di euro di bilancio ordinario e di una struttura consortile in parte ristrutturata. Ci dica di più…
“I numeri vanno sempre contestualizzati. Il Consorzio svolge la propria attività ordinaria, chiedendo un contributo ai consorziati che sono i proprietari di immobili, applicando un coefficiente alla rendita degli stessi ponderato per molteplici indici tecnici. Grazie a questo contributo facciamo la manutenzione ordinaria degli impianti e dei canali di nostra competenza mentre, ricordo, non gestiamo fiumi e torrenti. In montagna mettiamo in sicurezza versanti e facciamo manutenzione a strade di bonifica e acquedotti rurali del Consorzio”.
Chi paga cosa, presidente Bisi?
“L’irrigazione viene gestita in modo separato. Quindi, rassicuro tutti i cittadini, ricordando che con il loro contributo non viene coperta l’irrigazione il cui costo è sostenuto dagli agricoltori che beneficiano del servizio. Una volta che avremo terminato la realizzazione delle nuove opere finanziate da Europa, Ministeri e Regione la nostra attività verrà arricchita e, in alcuni casi, potremo compensare quegli inevitabili aumenti fisiologici dovuti all’inflazione e così via. Tutto questo cammina sulle gambe delle persone e per quanto veniamo criticati da taluni, perché una quota significativa della contribuenza viene utilizzata per il personale, sono loro ad essere il volano per fare le opere e gestire l’esistente. Come struttura, nel periodo estivo, il momento in cui si aggiungono gli operai stagionali a quelli fissi, arriviamo a oltre 100 dipendenti. Di questi, più dell’80% è tecnico e operaio e quindi dedicato a fare quello che ho descritto prima”.
Nelle sue dichiarazioni spesso fa riferimento al concetto di valore: come lo declina?
“Ci sono diversi tipi di valore generato. Intanto, la sicurezza idraulica, che credo sia il valore più importante che cerchiamo di tutelare con il nostro lavoro. Poi, attraverso l’irrigazione, facciamo da motore al settore agroalimentare che è il fiore all’occhiello del Piacentino. Valore generato in termini occupazionali, di sviluppo e di immagine. Penso ad esempio alle filiere del pomodoro e del Grana Padano che è la Dop più grande del mondo. Filiere che non ci sarebbero senza colture irrigue. Infine, c’è un duplice effetto leva generato dagli investimenti. Il primo è innescato dalle opere infrastrutturali, essendo investimenti a fecondità ripetuta fruibili nel tempo e da diverse generazioni. Lo sono, ad esempio, le nostre dighe, che hanno quasi un secolo, come lo sono pure tutte le nuove opere e gli impianti irrigui che permettono un risparmio idrico e un miglioramento della gestione dell’acqua. Il secondo effetto generatore è originato dalle imprese, a cui affidiamo i lavori secondo il Codice degli Appalti e che spesso, per le grandi opere, vedono come affidatarie dei lavori aziende non piacentine. Anche in questo caso, tali imprese vivono, operano e acquistano i beni e i servizi necessari a Piacenza, restituendo, seppur in parte ridotta, un significativo beneficio al nostro territorio”.
Cosa si aspetta dal dopo Pnrr?
“Finito il Pnrr, non termineranno gli investimenti per rendere più moderno e sicuro il nostro territorio. Alcuni sono già in campo e per questo ringrazio i Ministeri, la nostra Regione e Anbi. Anche la progettazione del Consorzio continua”.
Un’ultima domanda: il 2026 è appena iniziato, quali sono i suoi obiettivi per i prossimi mesi?
“Innanzitutto questo è l’ultimo anno di mandato dell’amministrazione che ho l’onore di presiedere. Ci sarà davvero una corsa contro il tempo per concludere le opere in fase di ultimazione, ma ci saranno anche cantieri che proseguiranno oltre il 2026 e altri che inizieranno. Riguardo all’ordinario, siamo consapevoli della responsabilità che abbiamo rispetto alla gestione del territorio e dell’acqua. Continueremo a ottimizzare le risorse, per evitare sprechi e per evitare che si fermi il motore economico del settore agroalimentare della nostra provincia. E lo faremo, tenendo un equilibrio rispetto alle esigenze ambientali che alimentiamo anche grazie alle esternalità positive che si creano con la fluitazione dell’acqua nel reticolo idraulico. Come amministrazione, lasceremo molte opere ancora da fare. I nostri successori dovranno avere visione, e sono sicuro che anch’essi, a loro volta, e solo se faranno bene il loro lavoro, lasceranno tante opere incompiute a chi verrà dopo. Un passaggio del testimone in un’ottica di miglioramento continuo nella gestione del territorio”.








