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Consumo di suolo in crescita: a Piacenza il record per abitante dell’Emilia-Romagna

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Consumo di suolo: l’emorragia continua in Italia, in Emilia-Romagna e in provincia di Piacenza. “Rappresenta una delle principali minacce alla biodiversità, alla sostenibilità ambientale, alla sicurezza alimentare e alla resilienza climatica”. In altre parole, è “un fenomeno capace di incidere sulla qualità della vita, sull’ambiente e sugli ecosistemi”. Lo evidenza l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nel suo Rapporto 2025, dedicato a “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, presentato ieri a Roma.

Il quadro nazionale

Lo scorso anno in Italia sono stati coperti da nuove superfici artificiali quasi 84 chilometri quadrati, con un incremento del 16% rispetto al 2023. Con oltre 78 km² di consumo di suolo netto, si tratta del valore più alto dell’ultimo decennio. A fronte di 5,2 km² restituiti alla natura grazie a interventi di ripristino (erano stati 8,2 km² nel 2023), il quadro resta assolutamente sbilanciato: ogni ora nel nostro Paese si perde una porzione di suolo pari a circa 10mila metri quadrati (un ettaro); come se dal mosaico del territorio venisse staccato un tassello dopo l’altro, sottolinea l’Ispra.

Zone a rischio, coste e aree protette

Confermata la tendenza al rialzo della superficie di suolo consumato nelle aree a rischio dissesto, dove il fenomeno, dopo il rallentamento registrato nel 2023, torna a correre: +1.303 ettari nelle zone a pericolosità idraulica media e +600 ettari nelle zone a pericolosità da frana.

Prosegue l’impermeabilizzazione lungo le fasce costiere: la percentuale di suolo consumato nei primi 300 metri dal mare è più del triplo del resto del territorio nazionale (22,9%), nelle pianure (11,4%), nei fondi valle e nelle aree a vocazione agricola vicino a quelle urbane. Diminuisce ancora la disponibilità di verde in città: il 2024 registra una perdita ulteriore di oltre 3.750 ettari di aree naturali.

In crescita pure il consumo di suolo nelle aree protette, dove si ricoprono altri 81 ettari dei quali oltre il 73% riguarda i Parchi naturali nazionali (28,7 ettari) e regionali (30,8 ettari). Nelle aree Natura 2000, le nuove superfici artificiali ammontano a 192,6 ettari (+14% rispetto allo scorso anno).



Emilia-Romagna oltre i 1.000 ettari

In 15 regioni risulta ormai consumato più del 5% di territorio, con massimi in Lombardia (12,22%), Veneto (11,86%), Campania (10,61%) ed Emilia-Romagna (8,99%). Il maggiore consumo di suolo annuale emerge però in quest’ultima: nel 2024 l’Emilia-Romagna è la regione con i valori più alti sia per le perdite (1.013 ettari) sia per gli interventi di recupero (143 ettari) e registra un consumo di terreno naturale superiore ai 10 milioni di metri quadrati; di questi, aggiunge l’Ispra, l’86% è di tipo reversibile e quindi recuperabile in futuro. Seguono nella classifica, Lombardia (834 ettari), Puglia (818), Sicilia (799) e Lazio (785).

La crescita più alta dell’ultimo anno è avvenuta in Sardegna (+0,83%), Abruzzo (+0,59%), Lazio (+0,56%) e Puglia (+0,52%), mentre l’Emilia-Romagna si ferma al +0,50%. Anche La Valle d’Aosta, che resta la regione con il consumo inferiore, aggiunge comunque più di 10 ettari di nuovo consumo. La Liguria (28 ettari) e il Molise (49) sono le uniche regioni, insieme alla Valle d’Aosta, con un consumo al di sotto dei 50 ettari.

Il trend piacentino 

In provincia di Piacenza, dove pesa soprattutto l’impatto della logistica, il consumo di suolo nel 2024 è arrivato al 7,74% del totale (7,68% nel 2023 e 7,66% nel 2022). In un anno sono spariti altri 100 ettari di terreno naturale, quasi il 10% di quello regionale, con l’area coperta da nuove superfici artificiali che sfiora i 20.000 ettari (19.990). Così, sempre lo scorso anno, il suolo consumato pro capite in provincia di Piacenza ha superato i 700 metri quadrati (700,45 mq; per consultare il trend nei singoli Comuni clicca qui).
Sotto questo profilo, il dato del Piacentino è il più elevato di tutta l’Emilia-Romagna, a fronte dei 453,18 metri quadrati per abitante della media regionale e quasi il doppio dei 365,85 registrati a livello nazionale.



Fotovoltaico a terra

Tornando alla scala nazionale, il consumo di suolo dovuto ai nuovi pannelli fotovoltaici risulta quadruplicato: si passa dai 420 ettari del 2023 agli oltre 1.700 ettari del 2024 di suolo ricoperto (l’80% su superfici agricole); un aumento notevole, evidenza l’Ispra, se si considerano i 75 ettari e i 263 rilevati rispettivamente nel 2021 e nel 2022. Tra le regioni che destinano più territorio a questi impianti spiccano Lazio (443 ettari), Sardegna (293 ettari) e Sicilia (272 ettari). Passa, invece, dai 254 ettari del 2023 ai 132 ettari del 2024 la superficie destinata agli impianti fotovoltaici a terra come l’agrivoltaico che, limitando l’impatto sul suolo, non vengono considerati tra le cause di consumo di terreno.

Logistica e data center

Anche sul fronte della logistica non si registrano diminuzioni: dal 2006 a oggi, le coperture artificiali riconducibili a questa attività raggiungono un totale di poco superiore ai 6.000 ettari. Un fenomeno che risulta in aumento soprattutto in Emilia-Romagna (+107 ettari), Piemonte (+74 ettari) e Lombardia (+69 ettari).

Negli ultimi anni, al progressivo consumo di suolo dovuto alla logistica si è affiancata una nuova dinamica territoriale: l’espansione dei data center, alimentata dalla crescente esigenza di infrastrutture digitali e servizi cloud. Questo sviluppo ha comportato, nel solo 2024 e considerando gli interventi più significativi, l’occupazione di oltre 37 ettari di superficie, con una concentrazione prevalente nelle aree settentrionali del Paese.

Le indicazioni dell’Ispra

I dati aggiornati sul consumo di suolo in Italia, conclude il Rapporto 2025 dell’Ispra, evidenziano la necessità di incentivare il passaggio dalla logica dell’espansione su aree naturali alla logica della rigenerazione, della riqualificazione e del riutilizzo delle aree costruite esistenti, dando la priorità assoluta al riuso al recupero delle aree già edificate e urbanizzate, a partire da quelle dismesse o degradate.

L’esigenza di intervenire sul ripristino del suolo trova oggi un ulteriore riconoscimento: oltre al recente Regolamento sul ripristino della natura, il Parlamento europeo ha approvato il 23 ottobre 2025 la prima Direttiva sul suolo, che definisce un quadro comune per monitorarne la salute e contrastarne il degrado. L’obiettivo è raggiungere suoli sani in tutta l’Europa e ridurre il loro consumo.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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