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Conte a muso duro: dove vuole arrivare?

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Giuseppe Conte al fotofinish rivela attributi inaspettati. Il Presidente del Consiglio che entra nella sala stampa di palazzo Chigi nella tarda serata di ieri, dopo la fine del discorso di Salvini a Pescara, è particolarmente seccato. E lo dimostra subito, svelando il primo altarino del “suo” ministro dell’interno: “Mi ha anticipato l’intenzione di interrompere questa esperienza di governo e di andare a votare per capitalizzare il consenso di cui la Lega gode attualmente”. Tradotto: a Salvini preme il suo successo personale e non gli interessano così tanto gli Italiani.

Scontro al calor bianco  

Dopo aver rivelato che il leader leghista, nel pomeriggio, gli ha annunciato la fine del governo giallo-verde, Conte aggiunge: “Riferirò in Parlamento sulla situazione. E ho già chiarito a Salvini che farò in modo che questa crisi da lui innescata sia la più trasparente della storia repubblicana”. Che va letto: Salvini avrebbe voluto che andassi subito al Quirinale a dimettermi per accelerare il voto; ma io mi prendo tutto il tempo necessario per fare le cose per bene. Ricordiamo che durante la seconda Repubblica solo due governi (Prodi) sono stati sfiduciati in Parlamento. Dunque la strada scelta da Conte (probabilmente col consenso di Mattarella) è la più lunga possibile; le Camere non si potranno riunire prima del 20 agosto, dunque il voto di sfiducia sarà per il 21.

Salvini degradato 

Ma Conte non si ferma a questo. E mette Salvini al suo posto: “Spetterà a Salvini, nella sua veste di senatore, spiegare al Paese e giustificare agli elettori che hanno creduto nella prospettiva del cambiamento le ragioni che lo portano a interrompere bruscamente” l’azione di governo. Dunque Salvini non è più vicepremier e ministro dell’Interno, ma è stato degradato sul campo a semplice senatore e, aggiunge Conte, a leader della Lega.

Ancora: il premier afferma che “non sarà Salvini a dettare i tempi della crisi, che dipendono da ben altre figure istituzionali”. Così il capo del Carroccio viene ancora una volta rimesso al suo posto. E per chi non avesse capito, Conte aggiunge: “Salvini non è il Presidente della Repubblica, il presidente della Camera o del Senato”.

Dj da spiaggia

Proseguendo nelle stoccate a ruota libera, Conte spara: “Questo Governo ha sempre parlato poco e lavorato molto. Il Governo non era in spiaggia, ma a lavorare per gli italiani”. Anche in questo caso il richiamo al Salvini dj al Papeete di Milano Marittima è trasparente.

Nel rivendicare il suo ruolo e l’azione dell’esecutivo, il premier conclude con “non accetterò più che vengano sminuiti la passione e la dedizione con cui tutti hanno affrontato l’impegno di governo e il cospicuo lavoro svolto dai parlamentari”.
Dunque, un’alzata di scudi che potrebbe essere dettata dall’esito dell’incontro-scontro avvenuto poche ore prima con Salvini? O forse non solo da quello?

 Che farà Conte da grande?

L’assenza di Di Maio dal palcoscenico infuocato di ieri sera potrebbe anche preludere ad un cambio di cavallo. Diciamolo pure, Di Maio dove ha messo le mani ha combinato guai, escludendo, al limite, il decreto dignità. Il reddito di cittadinanza si sta dimostrando un flop epocale; i navigator altrettanti Schettino alla deriva. La situazione Ilva è alla frutta (e se fosse anche andata bene, sarebbe stata comunque da annoverare tra le promesse elettorali non rispettate); la Tav si farà (parola di Conte); la Tap ha già avuto il via libera; il salvataggio della Pernigotti è stato rappezzato in malo modo, le altre centinaia di vertenze (tra cui Mercatone Uno) sono allo sbando. Senza dimenticare i niet ai Benetton che alla fine con Atlantia sono entrati nella nuova Alitalia, ponte Morandi o no.

Conte può annoverare invece buoni risultati in Europa, una discreta considerazione internazionale e l’appoggio del Colle. Il suo anno abbondante di governo lo ha accreditato come una persona seria e responsabile, dotata anche (quando servono) di discreti attributi. Immaginiamo che anche lui conosca l’esito elettorale infausto di Dini e di Monti; dunque non crediamo che intenda scendere in campo con un suo partitino (valutato ultimamente attorno al 2%), mentre potrebbe accreditarsi come il successore di Di Maio alla guida dei 5 Stelle.
Che sia questo il retro pensiero del professore di Volturara Appula?

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