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Conte e Grillo, rissa in corso: come finiranno i 5 Stelle?

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Giuseppe Conte: l’ex presidente del consiglio del lockdown alla resa dei conti con Beppe Grillo. Proprio quando doveva essere investito come leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppi lascia trapelare di essere pronto a tutto. Disposto, dunque, anche a lasciare la forza politica che lo aveva insediato a palazzo Chigi 3 anni fa. Il motivo sono i contrasti sui futuri assetti dei 5 Stelle con il fondatore, l’elevato, ovvero (come da statuto in via di riforma) il garante del Movimento, il comico Grillo, appunto. L’avvocato del popolo sembra cadere dalle nuvole. Sebbene sia un neofita assoluto della politica a questo livello, riesce comunque difficile credere che Conte si fosse illuso di poter eludere il confronto con l’artista trasformatosi in tribuno della plebe.

Il professor Conte si ritrova così di fronte al bivio, che probabilmente contava di essere riuscito ad evitare quattro mesi fa. Allora, lo sfilacciamento della maggioranza giallo-rossa lo aveva costretto ad abbandonare l’arrocco al governo, accanitamente difeso per mesi ricorrendo all’alibi supremo dell’emergenza pandemica. Proprio il passo segnato dalla campagna vaccinale e l’impressione di improvvisazione suggerita dal duo Speranza-Arcuri avevano funto da detonatori della decisiva manovra “cortigiana” di Matteo Renzi, che ha spianato la strada a Mario Draghi. Suonarono subito le ammalianti sirene della fondazione della lista-Conte: ma il comandante, che pure aveva appena staccato le mani dal timone, ha saputo resistere alla mortale tentazione. Ci riuscirà ancora? Oppure, sarà infine emulo di Mario Monti e Lamberto Dini, che vararono il loro partito personalissimo?  Partiamo dai contrasti Conte-Grillo.

Lo show dai gruppi parlamentari

Beppe Grillo è sceso a Roma giovedì scorso, per incontrare i gruppi parlamentari pentastellati. Praticamente, per chiunque altro sarebbe un’esperienza simile ad entrare nella struttura di un atomo, con gli elettroni che orbitano attorno al nucleo alla velocità di un miliardesimo di miliardesimo di secondo. Gli onorevoli e i senatori grillini sono terrorizzati dal rispetto del vincolo dei 2 mandati. Per non parlare dello smarrimento a cui alcuni di loro non sono riusciti a sottrarsi, essendo chiamati a partecipare a 3 maggioranze diverse in 3 anni. E finendo per sostenere il governo del più importante banchiere centrale degli ultimi 40 anni, proprio loro, che nelle aziende del credito avevano additato uno dei mali peggiori delle società contemporanee.

La diarchia è servita

L’elevato ha messo i puntini sulle i, redarguendo a suon di ceffoni virtuali il non presente Giuseppe Conte. La bozza dello Statuto, preparata dal professore, non va ancora bene a Grillo. Egli resterà il Garante: lui è un visionario, Conte no. Per questo, si parva licet, saranno Mosè ed Aronne. La diarchia è servita. Le proposte regolamentari che l’ex primo ministro sta buttando giù con un paio di legali non garbano affatto all’attore genovese.

Troppo generico e da azzeccagarbugli dire che lui dovrebbe essere “informato” o “sentito”. Per quanto riguarda i rapporti internazionali del Movimento, Grillo vuol essere nientemeno che l’unico responsabile. Ma non è solo questione di posizioni formali: il fondatore rivendica la diversità propria e della sua creatura rispetto a Conte, che non sa cos’è veramente il Movimento, perché non ha girato nelle piazze d’Italia e virtuali.

Giuseppi deve capire che è lui ad avere bisogno di Grillo, non l’inverso. Con consumata abilità da palcoscenico, l’elevato ha minacciato e blandito i “suoi ragazzi” dei gruppi parlamentari. Ha confermato personale contrarietà alla deroga per i 2 mandati, ma ha assicurato disponibilità a sottoporre la questione agli iscritti. Ha elogiato Luigi Di Maio come ministro degli Esteri, provando a sollecitarne la costante rivalità con Conte. E non ha trascurato di bombardare l’inner circle contiano, in primis quel Rocco Casalino che si illude, forse, di comunicare a nome del Movimento in luogo di Grillo stesso.

Giuseppi non ci sta ed è pronto a tutto

Conte viene descritto come amareggiato e offeso. Si dice che sia sul punto di lasciare collassare il progetto, in cui ha investito il suo impegno negli ultimi mesi. Il professore sembra non meno disorientato dei parlamentari pentastellati. Dice di non capire come faccia Grillo a pensare di riproporre, con la diarchia, quella confusione organizzativa alla quale proprio il garante gli aveva chiesto di porre rimedio. 

L’idea, poi, di delegare a Grillo le relazioni internazionali del Movimento gli fa venire l’orticaria. L’antipasto di quello che potrebbe significare gli è bastato, con l’elevato in visita all’ambasciata cinese a Roma, mentre gli occidentali si stringevano a coorte nel G7 in Cornovaglia. L’avvocato del popolo è figura massimamente rassicurante e nessuno deve dubitare della sua assoluta fedeltà all’intero pacchetto del politicamente corretto. E poi, parliamoci chiaro: l’immagine che Grillo ne ha indirettamente tratteggiato davanti ai gruppi 5 Stelle è quasi quella del naufrago, che deve aggrapparsi al tronco del Movimento per non annegare.

Non esiste, non è così: lui è ancora in alto nei sondaggi. Senza dimenticare che Nicola Zingaretti (che, pure, al Nazareno ha passato la mano da un po’) lo aveva indicato come un fortissimo punto di riferimento per tutti i progressisti. Anche per questo, Conte non può accettare di fare il prestanome. 

In attesa di parlare, forse lunedì, riceve a casa alcuni big del Senato (il ministro Patuanelli, Licheri, Taverna) e alimenta così la prospettiva della lista Conte, che potrebbe essere una mina vagante già in questo Parlamento, per il Governo Draghi e per l’imminente partita del Quirinale.

Fare i finti tonti pagherà ancora?

Difficile dire come andrà a finire: i tempi che corrono sono tali da annichilire qualsiasi velleità di previsione. Ad ogni modo, la cosa più probabile è che una mediazione fra i due contendenti si trovi. Perché, ad onta di quanto sostiene Grillo, non è solo Conte ad avere bisogno di lui: un profilo presentabile e governista ci vuole.

Semmai, c’è da chiedersi se uno che reggeva i cartelli di Salvini e poi ha sostenuto che andava processato per sequestro di persona corrisponda davvero a quel profilo. All’avvocato Conte riesce abbastanza bene la parte di chi cade dalle nuvole. Bisognerà vedere se quelli a cui non piacciono i finti tonti, alle prossime elezioni, si accontenteranno ancora di starsene buoni nell’astensione. Diversamente, per Conte e per i 5 Stelle, le cose sono destinate a peggiorare drasticamente.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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