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Conte, che flop in tv: mangerà il panettone a Palazzo Chigi?

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Giuseppe Conte le sta provando tutte per non cedere terreno. L’ultima mossa del premier è stata la sua apparizione su Rai1. Ma il risultato di quella che doveva essere la risposta al boom in seconda serata del duello Salvini-Renzi nel salotto di Bruno Vespa (25,4% di share, con 3.808.000 telespettatori) è stata una cocente delusione. Altro che pan per focaccia: il giorno dopo solo un misero 7%, con 1.571.000 persone in prima serata a vedere il premier che in un’ora di monologo ha provato a spiegare agli italiani come la sua manovra sia “bellissima”.

Sull’operazione tv messa in piedi in fretta e furia in Viale Mazzini, con la regia di Rocco Casalino (dicono le malelingue) e sotto il cappello formale di uno Speciale Tg1 sulla guerra della Turchia contro i curdi in Siria, sono già in corso roventi polemiche. Con il renziano Michele Anzaldi, segretario della Commissione di Vigilanza Rai, che su Facebook spara a palle incatenate contro Conte e la tv pubblica.

Occhio a Renzi

Il clima, insomma, a Palazzo Chigi non è dei migliori. E quanto è accaduto in tv avvalora l’ipotesi di un Conte in crisi. Il premier sarebbe sempre più preoccupato dall’assedio di Renzi. Con il leader di Italia Viva che non vedrebbe l’ora di sostituirlo con Luigi Di Maio, dopo il corso accelerato di politica internazionale che sta facendo alla Farnesina, sotto gli occhi attenti delle cancellerie europee e della Casa Bianca.

Ipotesi luciferina e senza fondamento? Diciamo che votata la legge di Bilancio, il Conte 2 potrebbe perdere molta della sua spinta propulsiva. Italia Viva da qui a fine anno di certo conterà altri arrivi tra le sue fila, rafforzando la Golden share sul Governo basata soprattutto sui 15 senatori già determinanti per la maggioranza a Palazzo Madama. Un motivo in più per fare da apripista e chiedere una revisione anche della squadra di governo, magari già entro fine anno e a partire proprio dalla poltrona del premier.

Partita a 5 Stelle

Anche nel Movimento si gioca una partita complicata. Se Di Maio non fa apertamente da sponda a Renzi, non risponde nemmeno con un no tanto convinto alle proposte di una vera alleanza con il Pd offerte da Zingaretti. Da un lato gli conviene aspettare il risultato delle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna (26 gennaio), evitando evoluzioni affrettate di cui Conte potrebbe intestarsi il merito o un ruolo da garante.

D’altro canto giocare in proprio serve a Di Maio per logorare la leadership del premier dall’interno. Al di là delle tensioni che continuano sulla manovra tra i 5 Stelle, in molti non avranno di certo gradito l’investitura che nei giorni scorsi hanno conferito a Conte i vecchi Dc di Avellino (De Mita, Bianco, Mancino). In più, il premier deve chiarire la spinosa vicenda del Russiagate al Copasir; un’audizione che probabilmente sarà seguita da un passaggio in Parlamento per spiegare se, da responsabile dei servizi segreti, ha autorizzato o no e per quali motivi l’incontro tra William Barr, il ministro della Giustizia di Trump, e i nostri 007.

Il bivio di Conte

Come uscirne? Scoprire le carte, lanciando un partito corroborato da sondaggi favorevoli e caldeggiato da molti cattolici? Sarebbe un’operazione centrista che potrebbe dare molto fastidio a Renzi e a chi guarda ai voti moderati, soprattutto se lanciata da Palazzo Chigi. Ma che potrebbe essere tacciata pure come gattopardesca e dal vago sapore montiano (più che macroniano) senza avere nemmeno in tasca “l’assicurazione” di senatore a vita. Insomma, il vecchio che ritorna e non il nuovo che avanza a colpi di pochette.

L’alternativa per Conte sembra solo quella di puntare dritto alla leadership dei 5 Stelle, cercando di scalzare Di Maio. Ma il tempo stringe. Perché la Farnesina per Di Maio si sta rivelando un palcoscenico ben diverso e ben più alto della prima linea di ministeri come Sviluppo economico e Lavoro.
Più passano i giorni e più Conte rischia quindi di tornare ad essere visto come il grigio esecutore di scelte politiche fatte da altri, pronto a prendersi il benservito. E magari decise con l’intento di bloccare pure la sua ascesa politica. Un’ascesa si dice piena di ambizioni, che sullo sfondo contemplerebbe addirittura la poltrona del nuovo presidente della Repubblica nel 2022.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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