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Conte, Fontana e gli altri governatori: basta polemiche, sul coronavirus serve unità

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Il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il premier Giuseppe Conte

Conte e lo scontro con il lombardo Fontana e con gli altri governatori regionali: sul coronavirus sarebbe tempo per tutto fuorché per le polemiche, eppure la notizia è questa. Considerato che il caso del COVID-19 è stato conclamato nel nostro Paese venerdì scorso, gli stracci hanno cominciato a volare dopo meno di 5 giorni. In media con le nostre abitudini, si direbbe. Il che conferma che il malato è l’Italia e la malattia è l’inconsistenza del senso nazionale.

Così, mentre all’estero si assiste già a sporadici tentativi di ghettizzazione nei nostri confronti, noi forniamo alibi insperati. Eppure, sarebbe bastato aspettare la fuoriuscita dalla fase acuta dell’emergenza. Il fatto è che la tendenza italica a incolpare il prossimo, unita alla smania social della comunicazione immediata, ci ha portato alle solite. Riavvolgiamo allora il nastro e partiamo dallo scambio di accuse tra Conte, Fontana e gli altri governatori. Poi faremo il punto della situazione sanitaria e delle misure in via di adozione. 

Volano gli stracci tra Roma e Milano

Lunedì, il capo del governo ha pensato bene di dire che il focolaio del Lodigiano (senza nominarlo) si è acceso perché i sanitari del posto non avrebbero perfettamente seguito i protocolli previsti. Tempo alcune ore e il presidente della Lombardia Attilio Fontana, insieme al suo assessore alla sanità Giulio Gallera gli hanno risposto a muso duro. Il primo accusandolo di dare segni di stanchezza e comunque di sostenere cose inesistenti. Il secondo dandogli letteralmente dell’ignorante. Gallera ha anche rovesciato le accuse sulla Protezione civile, colpevole secondo lui di carenze sul piano organizzativo e gestionale, con la copertura di palazzo Chigi.

Coronavirus, riunione di fuoco

L’alterco è proseguito stamane in videoconferenza, col governo quasi al completo e i presidenti delle altre Regioni. Fontana avrebbe accusato Conte di essere andato a farsi bello in televisione, screditando al contempo il personale sanitario impegnato in prima linea. E avrebbe interrotto il collegamento, prima di riprenderlo per carità di patria (si suppone, o si spera). Il presidente del Consiglio si è barcamenato nel corso della videoconferenza, a quanto pare allontanandone i tecnici dopo una discussione sulla necessità dell’approvvigionamento di mascherine. Prima ha esordito dicendo di essere stato mal interpretato. Poi ha sparso balsamo, dicendosi soddisfatto della collaborazione istituzionale in essere. E ha evitato di riproporre la minaccia di ieri, di “contrarre i poteri delle Regioni” onde evitare azioni non coordinate.

D’altra parte, il fronte dei governatori pare trasversalmente unito. Infatti, Stefano Bonaccini dell’Emilia-Romagna ha sostenuto che i dubbi dei tecnici sulle mascherine sono da respingere. E ha proposto anzi di requisirne le esportazioni estere per concentrarne la distribuzione nelle zone interessate dai focolai del coronavirus, a medici di base e operatori sanitari. A sentire i retroscena della videoconferenza, i colleghi leghisti di Fontana, Zaia (Veneto) e Fedriga (Friuli-Venezia Giulia), avrebbero tenuto toni più bassi del presidente lombardo. La sostanza, però, è la stessa e la saldatura con Bonaccini dimostra che sui territori la polemica politica non attecchisce mentre ci sono problemi urgenti da risolvere. Anche il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, ha bollato le dichiarazioni di ieri di Conte come infelici e poco chiare.

Nuovi coordinamenti e punto medico-sanitario

E ora le conclusioni della riunione di oggi alla Protezione civile e il punto della situazione medico-sanitaria. Per quanto riguarda la conferenza Stato-Regioni, il presidente Conte ha preannunciato che al più presto sarà emanata un’ordinanza di coordinamento delle misure da adottare nelle Regioni non interessate da focolai epidemici. E ha smentito ufficialmente che si intenda procedere alla chiusura delle scuole su tutto il territorio nazionale.

Quanto al bollettino medico-sanitario, a cura del capo del dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, i dati aggiornati a stasera sono i seguenti: 322 contagiati; 114 pazienti ricoverati con sintomi di cui 35 in terapia intensiva; 162 in stato di isolamento domiciliare. Una persona è guarita, mentre 11 sono decedute. Nel dettaglio, i casi riscontrati sono 240 in Lombardia; 43 in Veneto; 26 in Emilia-Romagna; 3 in Piemonte, 3 nel Lazio, 3 in Sicilia; 2 in Toscana, 1 in Liguria e 1 nella Provincia autonoma di Bolzano.

Coronavirus, regole scritte e regole non scritte

In conclusione, diremo che l’Italia tende a replicare nelle emergenze i difetti strutturali che manifesta ordinariamente. Non che il Paese sia originale, in questo. Né si vede perché bisognerebbe attendersi il contrario, dal momento che ovunque nell’emergenza i limiti tendono a venire superati. Il problema è curare la condizione ordinaria e sappiamo, purtroppo, che la nostra deficienza di appartenenza nazionale è cronica.

Nel caso del coronavirus, viene al pettine anche il nodo della competenza sulla tutela della salute che, unitamente alla stessa protezione civile, è materia di legislazione concorrente fra Stato e Regioni, a norma dell’articolo 117 della Costituzione. Il presidente Conte pare abbia alluso al ricorso ai poteri sostitutivi del Governo rispetto agli Enti locali, di cui all’articolo 120 della Carta. Ma al riguardo ha già fatto marcia indietro. La riforma del Titolo V approvata nel 2001 col referendum costituzionale si conferma controversa e, forse, suscettibile di ripensamenti. Teniamo però sempre a mente che, mentre la norma è inerte, è l’uomo a essere vivo. Se gli uomini si danno delle regole per aiutarsi a convivere ma nel loro intimo sono determinati ad eluderle, nessuno può farci niente. Al punto che anche tacere per prudenza, all’apparenza cosa facile, si rivela sovente un’impresa troppo ardua.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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