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Corruzione in Vaticano e dragone cinese: Papa Francesco vincerà queste sfide?

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Papa Francesco e la Santa Sede: dalla lotta alla corruzione interna alla Curia alla grande ed ardua diplomazia con la Cina comunista. Capita, così, in Vaticano di trattare contemporaneamente questioni di rilievo ecclesiale epocale – con evidenti implicazioni politico-diplomatiche internazionali – ed affari decisamente meno esaltanti. Sappiamo, però, che la moralizzazione declinata in chiave pauperistica è un tratto saliente di questo Pontificato.

A nostro modesto parere, chi voglia spiegarsi come mai il Papa ritenga di far sapere che i regali d’uso ammessi in Vaticano non possono valere più della mancia della nonna, deve sempre tornare al problema della comunicazione di massa. Oggi, il Papa e la Chiesa non godono, sui media, di maggiore considerazione di una onlus.

Nonostante questo, per le implicazioni e il rilievo mondiali che essa incontestabilmente ha, non c’è onlus tanto delicata da trattare, anche per il montante impero del Dragone, quanto la Chiesa cattolica. Andiamo allora a passare in rassegna, facendo un po’ un testacoda, le due notizie d’oltre Tevere a cui il mondo dell’informazione sta dando attualmente rilievo.

Parola d’ordine: trasparenza

Partiamo dalle norme contro la corruzione. Una scelta comunicativa controversa, quella di accostare il nome del Vaticano ad un reato piuttosto grave. Beninteso: i reati, che nell’ottica religiosa si chiamano peccati e vizi, ricorrono ovunque vi siano degli esseri umani e, dunque, anche dentro le mura leonine. Contrastarli è senz’altro un ottimo proposito. Così come si può star certi che il peccato, il vizio e la viltà continueranno ad allignare nei cuori umani, accanto alla virtù, al valore e all’eroismo, indipendentemente dalle norme e dalle prassi amministrative.

Le disposizioni del Motu proprio dell’altro giorno di Papa Francesco si riducono ad una parola sola: trasparenza. La Santa Sede, dopo essere intervenuta sulla disciplina degli appalti, adegua le proprie leggi anche alle disposizioni internazionali pattizie di contrasto alla corruzione. Avendo sottoscritto la convenzione Onu di Merida, come ricorda il Pontefice, si provvede ad adeguare il Regolamento generale della Curia romana sotto questo aspetto.

Autocertificazioni biennali

Risultato: anche i cardinali a capo dei Dicasteri, come tutti i soggetti apicali degli Enti dipendenti dalla Santa Sede, nonché quanti esercitano funzionali giurisdizionali o di controllo e vigilanza, sono tenuti ad autocertificarsi ogni due anni. Devono attestare di non aver riportato condanne penali, né aver beneficiato di provvedimenti di clemenza o della prescrizione per una serie di reati specialmente infamanti. Non solo corruzione, frode, riciclaggio, evasione ed elusione fiscale, ma anche sfruttamento di minori, tratta di essere umani, associazione a delinquere variamente qualificata e, addirittura, terrorismo.

Paradisi fiscali e cause penali 

Devono, poi, dichiarare di non possedere beni o investimenti (neanche tramite interposte persone) in Paesi sospettati di essere paradisi fiscali, dunque a rischio riciclaggio. Devono certificare che, per quanto loro consta, tutti i loro beni e proventi abbiano provenienza lecita. Infine – e finalmente, aggiungiamo – si richiede loro di escludere la propria partecipazione ed interessenza in imprese che abbiano finalità contrarie alla dottrina sociale della Chiesa. La Segreteria per l’Economia potrà fare dei riscontri e la Santa Sede, in caso di dichiarazioni mendaci, si riserva di licenziarne i responsabili e domandare loro il risarcimento dei danni subiti. Nota finale, quasi di colore: tra le migliori pratiche internazionali contro la corruzione, il Papa ha adottato anche il limite di valore di 40 euro per i regali d’uso aventi per destinatari i dipendenti della Curia. 

Coerentemente con questo disegno di moralizzazione ai più alti livelli, il Pontefice, con separato provvedimento, ha sottomesso nelle cause penali i cardinali e i vescovi al giudizio del tribunale vaticano, sia pure col suo necessario previo assenso. Finora, solo la Cassazione vaticana poteva giudicare gli ecclesiastici al vertice della Gerarchia.

Cina: l’accordo zoppica

E veniamo alla questione cinese. Qui le notizie sono decisamente meno sparate. Ufficialmente, anzi, dalla Santa Sede non è stato dato risalto ad alcunché, su questo fronte. Questo silenzio, però, non ha impedito alle informazioni di correre comunque veloci. E così si è saputo precisamente ciò che era già risaputo o, quantomeno, prevedibile. Cioè che l’accordo sino-vaticano sulla nomina dei vescovi, concluso quasi tre anni fa e riconfermato nell’ottobre scorso, zoppica sul piano applicativo. Soprattutto, esso non sembra sortire quella reale distensione dei rapporti, che dovrebbe giovare soprattutto ai fedeli cattolici cinesi.

Sede negata e…

La richiesta vaticana di poter aprire un ufficio informale a Pechino, per controllare sul posto le vicende applicative dell’intesa (il cui contenuto rimane tuttora segreto), non è stata soddisfatta. Piuttosto, sembra che la stessa Legazione apostolica di Hong Kong si trovi sotto minaccia di estinzione, qualora fosse sospettata di collaborazione con le locali proteste. Si segnalano in tutto il Paese casi di chiusura degli orfanotrofi gestiti dalle congregazioni cattoliche: hanno funto, negli anni, da rifugio per tanti bambini malvisti dalla politica del “figlio unico”.

Si parla di telecamere installate all’interno delle chiese, per schedare i fedeli. E vige il divieto per i minori di partecipare alle funzioni religiose: all’ingresso dei luoghi di culto, la polizia trattiene i bambini e gli adolescenti fino all’uscita degli adulti. La rivista dei missionari del Pime, Asia News, dà poi conto della multa comminata ad un fedele, che avrebbe ospitato privatamente per la celebrazione della Messa il vescovo “non patriottico” Shao Zumin.

Come si vede, il regime di Xi Jinping non rinuncia alla politica di sinizzazione delle confessioni religiose. I rapporti con Roma restano tesi, nonostante gli avvicinamenti. Le parole spese da Papa Francesco in favore della minoranza musulmana perseguitata degli Uiguri non hanno accresciuto la simpatia per la Santa Sede. E gli avvertimenti su Hong Kong sembrano un monito anche per l’altra vicenda che è in attesa di sviluppi, quella di Taiwan.

Francesco, il seminatore 

Sia in campo diplomatico, sia in quello delle riforme interne delle strutture della Curia, Papa Francesco sembra ancora nella fase della semina. Non è detto che quella della raccolta spetti a lui, ma è certo più probabile che gli riesca di aprire varchi nella muraglia cinese. 

Il male nel cuore dell’uomo, infatti, è destinato permanentemente a convivere col bene: ecco perché i vizi individuali, come la corruzione, non sono sradicabili del tutto, ma solo variamente mitigabili. È importante ricordarlo, per non scambiare dei progressi con degli insuccessi.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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