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Cousteau: il Capitano che ci ha insegnato ad amare il mare

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Cousteau: il 25 giugno è il giorno dedicato al Capitano dei capitani. Nel 2010, centenario della sua nascita e dopo 13 anni dal giorno della sua scomparsa, il NOAA Office of National Marine Sanctuaries ha lanciato infatti il Cousteau Day per celebrare la sua vita con una serie di campagne per la salvaguardia e la difesa dell’ambiente oceanico, delle spiagge e delle specie viventi legate al mondo marino.

Un uomo e il mare

Nato l’11 giugno 1910, il Capitano della marina francese Jacques Yves Cousteau ha dato un importante contributo alla biologia marina, alla conservazione della biodiversità del mare, all’immersione subacquea e all’attivismo ambientale.

Oltre alla carriera militare, Cousteau è stato un oceanografo, esploratore, navigatore, scrittore e regista. Durante i suoi viaggi ha incontrato popoli lontani e le sue avventure sono andate ben oltre il mondo “civilizzato”. Da questi viaggi poi, ha riportato bellissime immagini per raccontare le storie che ha conosciuto. Ha girato oltre 120 documentari e film, che hanno vinto Oscar e tanti altri premi. In più, grazie alle sue invenzioni è stato il primo uomo a muoversi liberamente nel mondo sottomarino.

Un’icona per tutti

Il Capitano Cousteau ha ispirato scienziati, ricercatori, esploratori, scrittori e “le persone che combattono per proteggere la vita sul nostro pianeta”. Oggi, più che mai, il suo messaggio e la sua filosofia è di vitale importanza per la conservazione del Pianeta e per il futuro di tutti noi. A 110 anni dalla sua nascita, Cousteau continua ad insegnare alle nuove generazioni quanto sia importante prendersi cura del mare e come farlo.

A bordo della mitica Calypso, imbarcazione donatagli dalla Royal Navy, ha navigato ed esplorato i mari e gli Oceani di tutto il mondo. L’immagine del Capitano Cousteau, con il suo berretto rosso, è diventa un’icona, sinonimo del suo lavoro e del suo impegno a favore del mondo sommerso, da cui dipende la vita degli oceani.

La Cousteau Society

“Ogni uomo ha il diritto di ereditare un pianeta incontaminato dove ogni vita possa fiorire”, ha scritto il Capitano. E durante le sue esplorazioni Cousteau ha realizzato come il nostro pianeta fosse in pericolo. Così nel 1973 ha fondato la Cousteau Society, organizzazione che ha lo scopo di sensibilizzare le persone di tutto il mondo e invitarle a proteggere le bellezze che esso possiede.

Nel 1991 Cousteau ha lanciato anche una campagna globale per ottenere il riconoscimento dei diritti per le future generazioni con un documento innovativo. Un documento che per la prima volta si preoccupa di tutelare gli interessi delle persone che devono venire ancora al mondo. Oltre cinque milioni di persone hanno firmato la petizione e la “Carta dei diritti delle generazioni future” è stata riconosciuta e accettata dall’Unesco sempre nel 1991.

Un patrimonio da salvaguardare

Cousteau sapeva bene che mari e oceani ricoprono quasi i due terzi della superficie terrestre. Ospitano l’80% delle specie viventi sia animali che vegetali che popolano le acque di tutto il mondo. Non solo, rappresentano la fonte di sostentamento e di vita per milioni di persone sul nostro pianeta, e forniscono ben il 50% dell’ossigeno che respiriamo. Sono dunque un patrimonio inestimabile la cui sopravvivenza dovrebbe essere riconosciuta come una assoluta priorità ambientale.

La fiducia di Cousteau

D’altra parte il Capitano aveva capito anche che l’essere umano sta sfruttando selvaggiamente le risorse del pianeta; e che, a non proteggerle, arriverà il giorno in cui queste risorse non saranno più disponibili per i giovani.

I piani economici di molte nazioni presentano progetti a favore dell’ambiente e delle sue risorse; ma tuttora questo non sembra essere sufficiente. Così nonostante le continue campagne di sensibilizzazione, gli oceani e i mari sono fortemente minacciati dall’abuso e dalla dispersione di plastica e di altri inquinanti. 

“Ogni volta che uso la ragione, ogni volta che uso la logica, sono molto pessimista. Quando ascolto il mio cuore, quando ho fiducia nell’umanità, allora divento veramente ottimista”, diceva Cousteau. Ma oggi questa umanità è ancora in grado di meritare la sua fiducia?

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Caterina Pagani è laureata in Scienze della Natura e dell’Ambiente all’Università di Parma. Pur avendo un percorso di studi scientifico, ha sempre amato la letteratura.
Studia il pianoforte ed è appassionata anche di cinema e viaggi. Ha gestito un caffè letterario collaborando con artisti emiliani, lombardi e provenienti da altre regioni d’Italia. Da quasi un anno ha aperto un blog personale, il Barile dello Zucchero, dove scrive articoli sugli argomenti che le piacciono e diari di bordo dei suoi viaggi.

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