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Covid-19: tra Ausl e Casa di Cura Piacenza, chi dice la verità?

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Covid-19: nell’Ausl di Piacenza forse non hanno pensato che in certi casi una smentita è una notizia data due volte. Se poi sulla stessa vicenda la smentita ne contraddice un’altra rilasciata due giorni prima dalla Casa di Cura Piacenza (proprietaria anche della Casa di Cura Sant’Antonino), tutto si complica maledettamente. E in modo inquietante. Ma andiamo con ordine e vediamo che cosa è successo nella città emiliana.

La versione dell’Ausl

Il 5 aprile l’Azienda sanitaria di Piacenza invia una nota ufficiale in cui parla di due argomenti: il caso polmoniti e il caso paziente uno. Ed è la seconda parte del comunicato dell’Ausl che attira la nostra attenzione. Si tratta di una nuova risposta al mondo dei media e in particolare al servizio di Report andato in onda lunedì 30 marzo su Rai3:
“…In riferimento invece ad alcuni servizi giornalistici, in cui si faceva riferimento alle dichiarazioni di un’infermiera della Casa di Cura Piacenza sul presunto trasferimento di un paziente in biocontenimento prima dell’esplosione del contagio da Covid19 del 21 febbraio, si rileva quanto segue.

1. A gennaio e febbraio 2020, prima dell’esplosione del contagio da Covid19, i mezzi della sistema Emergenza Urgenza 118 di Piacenza non hanno fatto alcun intervento di trasporto indossando Dispositivi di Protezione Individuale per biocontenimento per pazienti in uscita né dalla Case di Cura Piacenza né dalla Casa di Cura San’Antonino. L’affermazione dell’infermiera non trova quindi nessuna corrispondenza nei registri della Centrale operativa 118 Emilia Ovest.

2. Pur nella difficoltà di circoscrivere le dichiarazioni alquanto generiche dell’infermiera, che non ha indicato una data specifica per il presunto trasferimento, si può ipotizzare che il riferimento – come emerge anche dalle dichiarazioni rilasciate dalla Casa di Cura – fosse a un anziano paziente ricoverato a partire dal 17 febbraio.
Si conferma che in quella data un paziente di 85 anni è stato dimesso dal reparto di Neurologia dell’ospedale di Piacenza dopo un ricovero di oltre un mese per ictus. Il malato è stato inviato alla Casa di Cura Sant’Antonino in regime di lungodegenza riabilitativa. Il 24 febbraio il paziente è stato portato in Pronto soccorso per ‘ripetute rimozioni volontarie del catetere vescicale con presenza ripetuta di sangue nelle urine’, ovvero con una sintomatologia per nulla riconducibile al Covid19. All’arrivo in ospedale, era in stato d’agitazione ed apirettico, quindi senza febbre. Trasferito in Medicina d’Urgenza per anemia, l’anamnesi condotta dai medici ha permesso di individuare un contatto diretto e prolungato con un familiare residente a Codogno che lo ha visitato più volte nelle giornate di ricovero. Il paziente è quindi stato sottoposto a tampone nella giornata successiva (25 febbraio).
La conclusione dell’indagine epidemiologica, condotta dal Dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Piacenza, è che il motivo di contagio sia riconducibile al contatto diretto con persona residente in ‘zona rossa’”.

Allora, riassumiamo i punti salienti del comunicato dell’Ausl di Piacenza: il 17 febbraio il paziente viene trasferito alla Casa di Cura Sant’Antonino; il 24 febbraio viene riportato in Ospedale, al Pronto soccorso: risulta “senza febbre” e “con una sintomatologia per nulla riconducibile al Covid-19”. Viene spostato in Medicina d’urgenza e solo il giorno dopo, grazie all’anamnesi dei medici, si scoprono le visite di un parente di Codogno avvenute durante il ricovero. Sottoposto al tampone il 25 febbraio, risulta poi positivo al Covid-19.

La versione della Casa di Cura 

Tutto bene? Risolto ogni dubbio sulla vicenda? Non proprio. Per capire perché, basta leggere quanto riportato dal comunicato ufficiale della Casa di Cura Piacenza trasmesso dai suoi legali il 3 aprile, soprattutto in risposta agli articoli di Selvaggia Lucarelli.

Sul paziente in questione, chiamato Gino B., la ricostruzione dei fatti della Clinica piacentina è molto diversa da quella dell’Azienda sanitaria: “…Per essere ancor più precisi, visto che negli ultimi giorni sono stati citati anche alcuni casi clinici adombrando una cattiva gestione dell’emergenza Covid da parte dei sanitari, e proprio perché a giornalisti ed opinione pubblica qualche dato clinico specifico può forse impedire di giungere ad affrettate ed errate conclusioni, si chiarisce che il paziente Gino B. ricoverato alla Sant’Antonino il 17 febbraio, proveniente dalla Neurologia del nostro ospedale per grave danno cerebrale post traumatico, disfagia e portatore di sondino naso gastrico ed episodi di sepsi, subito dopo il ricovero presentava ripetuti episodi di iperpiressia (febbre alta, ndr) intermittente intervallati da 2-4 giorni di apiressia, responsivi parzialmente alla terapia antibiotica ed interpretati, visto il quadro clinico in questione, come recidive di setticemia in un paziente gravemente compromesso.
Ad un nuovo episodio refrattario all’antibiotico, veniva disposto il tampone, che evidenziava positività al Covid e, subito dopo, il paziente veniva trasferito in Pronto Soccorso e ricoverato di nuovo presso l’ospedale, secondo il protocollo“.

Qual è la verità?

A questo punto le domande sono tante: il 24 febbraio Gino B. è arrivato in Ospedale “con una sintomatologia per nulla riconducibile al Covid-19” e solo il giorno dopo si è scoperta la sua positività, come sostiene l’Azienda sanitaria? Oppure è arrivato in Ospedale subito dopo “il tampone, che evidenziava positività al Covid”, come afferma la Casa di Cura Piacenza? Che cosa prevedeva il protocollo per chi accompagnava Gino B., se era risultato positivo al Coronavirus? E nel caso, questo protocollo è stato rispettato, applicando tutte le indispensabili misure di protezione?

Adesso per difendersi nessuno può più sostenere la tesi delle fantasiose ricostruzioni giornalistiche. Le contraddizioni emerse nei due comunicati sono lampanti e ci sono troppe cose che non quadrano. Anche se Gino B. non fosse il paziente uno, scoprire la verità su quello che gli è successo quel 24 febbraio può spiegare molte cose sulla tragica epidemia esplosa a Piacenza. Ed è ora di cominciare a fare chiarezza.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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