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Crisi idrica: il territorio di Piacenza e un “progetto acqua” per battere la siccità

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L'Arda in secca a Fiorenzuola

Crisi idrica: anche in provincia di Piacenza arrivano le prime risorse per affrontare l’emergenza siccità. Il presidente della Regione Bonaccini, nelle vesti di commissario straordinario, ieri ha firmato il decreto per distribuire i 10,9 milioni di euro stanziati dal Governo per l’Emilia-Romagna. Oltre 1,5 milioni saranno utilizzati dalla Val Tidone alla Val d’Arda per interventi di assistenza con autobotti, per l’ottimizzazione delle sorgenti e per migliorare il sollevamento dell’acqua dai pozzi. 

Naturalmente queste risorse sono solo il primo passo per alleviare una situazione difficilissima. Ma da qui, partendo dallo spunto di cronaca, si può alzare lo sguardo per domandarsi come affrontare una crisi idrica senza precedenti anche nel Piacentino, che secondo gli esperti potrebbe solo peggiorare a causa dei cambiamenti climatici. 

Meno acqua, meno vita

In sostanza negli anni a venire ci confronteremo con una siccità crescente per l’aumento delle temperature. Le precipitazioni nevose saranno sempre più scarse anche sul nostro Appennino, con meno acqua a disposizione nelle dighe di Mignano e del Molato; si allungheranno i periodi senza piogge, interrotti da precipitazioni brevi, concentrate e molto intense; quando arriveranno, a causa delle piogge torrenziali, meno acqua scenderà nelle falde che alimentano i pozzi. Quindi, se non si correrà ai ripari, avremo sempre meno risorse idriche per alimentare la vita a cui siamo abituati.

Dal pomodoro al latte

Un solo esempio per mettere a fuoco la crisi idrica nel settore agricolo, che in parole povere significa cibo. Oggi nel nostro territorio si coltivano migliaia di ettari a pomodoro. Un’eccellenza della filiera agroalimentare che già da tempo si confronta con questo problema. L’irrigazione goccia a goccia, che ottimizza l’uso delle risorse idriche, è ormai diffusissima. Ma di fronte a una parabola discendente della disponibilità d’acqua, o si creano nuove varietà di pomodoro dal fabbisogno idrico minore, o gioco forza si dovranno ridurre gli ettari coltivati. Stesso discorso per tutti gli altri prodotti agricoli che necessitano di molta acqua, senza dimenticare quelli ortofrutticoli e naturalmente gli allevamenti zootecnici che producono latte e carne.

Recuperare e conservare

Che fare? Qui non è questione di essere più o meno ambientalisti. E non siamo tra quelli che si rassegnano a una “decrescita felice”. Dobbiamo cambiare il nostro rapporto con l’acqua, questo è certo. Mutare quella genetica culturale che ci fa pensare a lei come a una risorsa infinita. Non è così e lo sarà sempre meno. Quindi va recuperata e conservata anche dopo l’uso primario, come nel caso delle acque reflue che possono essere riutilizzate dopo la depurazione.

I laghi di Piacenza

In questo senso, limitandoci alle piogge, l’intero territorio andrebbe visto come un grande catino, capace appunto di recuperare e conservare più acqua meteorica possibile. Perché allora non pensare a una serie di laghi, ubicati a diversi livelli altimetrici nelle nostre vallate e collegati a una rete di canali di captazione, in grado di svolgere questa funzione anche in caso di precipitazioni intense? Invasi artificiali, magari coperti da pannelli fotovoltaici flottanti per limitare l’evaporazione dell’acqua, che poi rilascino a caduta le loro riserve negli areali a valle per tutti gli usi necessari, compreso il deflusso minimo vitale dei corsi d’acqua?

Il caso Malpaga

Il Consorzio di Bonifica di Piacenza lavora da tempo su questo tema. E tra l’altro ha già realizzato uno di questi laghi alla Malpaga di Fabbiano (Borgonovo) che sarà operativo dalla prossima stagione irrigua. Costato 2 milioni di euro, lungo 300 metri e largo 180, potrà contenere circa 107mila metri cubi d’acqua. Approntare velocemente altri laghi del genere e metterli in rete non sarebbe un consumo di suolo agricolo, come qualcuno sostiene, ma il modo migliore per garantire a tutti una riserva d’acqua rinnovabile che potrebbe diventare indispensabile negli anni a venire per battere la siccità.

Rischi e opportunità

Piacenza ha tutte le competenze che servono per preparare un progetto idrico-territoriale di questa portata: università, imprese, enti di gestione; per proporlo e trovare le risorse necessarie a realizzarlo, che arrivino dalla Regione, dallo Stato o dall’Europa. Come dicevamo all’inizio, bisogna solo alzare lo sguardo oltre l’emergenza. E avere il coraggio di affrontare e governare il cambiamento. Certo, si corrono dei rischi, ma la storia insegna sempre che dalle crisi possono nascere nuove opportunità per tutti.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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