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Cristiani perseguitati, la via crucis insanguina le strade del mondo

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Cristiani perseguitati, la via crucis non conosce fine e insanguina le strade del mondo. Dai casi più noti, come quello di Asia Bibi recentemente sugli scudi, alle tante repressioni dimenticate, alle stragi ignorate. Forse si fatica a pensare che ancora oggi si possa rischiare di subire il martirio a causa della fede. E probabilmente si stenta a credere che ci sia qualcuno tuttora disposto ad accettarlo. Ma è così. E se la sorte della cristiana pakistana inizialmente condannata per blasfemia e poi assolta sembra volgere al meglio, altrove i drammi e le vittime fanno segnare un aumento preoccupante.

L’ultima strage

L’episodio più recente ed eclatante risale a pochi giorni fa, nella Repubblica Centrafricana. Il 15 novembre, a Alindao, 42 persone sono state massacrate in un immenso centro per rifugiati costituito presso la locale curia diocesana. I ribelli filo-islamici ex Séléka di Unité pour la paix en Centrafrique, comandati dal generale Ali Darassa, hanno agito a loro dire per rappresaglia. L’intenzione era vendicare l’uccisione di un musulmano, avvenuta il giorno prima, per mano delle milizie cristiane anti-balaka. Tra i caduti, si contano anche il vicario generale della diocesi, padre Blaise Mada e un altro sacerdote, Célestin Ngoumbango.

La situazione in questo martoriato Stato dell’ex impero coloniale francese è da tempo critica e oggetto dell’attenzione della comunità internazionale. Basti pensare che su una popolazione di 4,5 milioni di abitanti, si contano 690mila sfollati interni e 570mila riparati oltre confine. Anche in questa circostanza, sembra sia mancata un’effettiva protezione ai rifugiati da parte dei Caschi Blu della missione Onu. Il percorso di riconciliazione nel Paese, dopo tre guerre civili e innumerevoli golpe militari, procede fra molte difficoltà e autentiche mattanze.

In questo conflitto, come in buona parte di quelli che insanguinano il continente nero, la motivazione religiosa non è che una delle tante e forse nemmeno la principale. Ma la strage di giovedì scorso appartiene senz’altro alle persecuzioni a sfondo religioso, perché prima delle uccisioni i ribelli hanno devastato la cattedrale cattolica. Anche le milizie cristiane hanno le loro responsabilità e dovrebbero rinunciare alle armi.

Il viaggio di Francesco

A tutte le parti in causa, invocando pace e riconciliazione, si è sempre accoratamente rivolto Papa Francesco. Tre anni fa, il 29 novembre 2015, il Pontefice ha aperto la porta santa nella cattedrale della capitale centrafricana Bangui. Scelse così di anticipare l’inaugurazione dell’Anno Santo straordinario della Misericordia con un segno di attenzione per questa zona travagliata, che suo malgrado si conferma tale.

Cristiani: la mappa delle persecuzioni 

Se dai casi particolari passiamo a considerare la situazione mondiale, vediamo che i luoghi della terra in cui i cristiani non se la passano bene sono parecchi. Lasciamoci guidare dal Rapporto 2018 della Ong Portes ouvertes, presentato lo scorso gennaio e relativo al periodo novembre 2016-ottobre 2017. Premettendo la precisazione per cui le attività ostili ai danni delle minoranze religiose possono avere carattere aperto e brutale, ovvero essere striscianti e tendere alla marginalizzazione civile e sociale.

Vittime in tragico aumento

Sono stati 215 milioni i credenti nel Dio di Gesù Cristo (1 su 12, l’8,6% del totale) ad aver subito persecuzioni nel periodo di riferimento; 3.060 quelli uccisi e 1.922 quelli messi in carcere. Quasi 800 le chiese e i luoghi di culto presi di mira con atti ostili. L’attività persecutoria è andata estendendosi, rispetto al precedente rapporto, sia geograficamente sia in termini di numero (+ 1,3%). Ma un autentico balzo in avanti l’ha fatto purtroppo il numero dei cristiani morti, con un incremento del 154% rispetto ai 1.207 dell’altro rilevamento.

Tra Islam e ateismo

La ripresa globale del nazionalismo si colora spesso di tratti religiosi. A questo proposito, fanno la parte del leone gli Stati a prevalenza islamica (40 dei 50 paesi più pericolosi per i cristiani) e le dittature atee (Corea del Nord e Laos, più della stessa Cina). Ma anche nazioni che si identificano con altri culti di Stato (come India, Myanmar e Nepal) sono a rischio per i battezzati. A livello territoriale, il Nord Africa e il Medio Oriente tornano a mietere vittime a causa della crescente destabilizzazione politica interna (Tunisia, Libia, Egitto, Iraq, Siria). Senza dimenticare i Paesi del Corno d’Africa (Etiopia, Eritrea e Somalia) e il caso penoso di Boko Haram in Nigeria. Perfino in America centrale (Messico) e meridionale (Colombia) è ancora attiva una consistente persecuzione anticristiana.

Un cristianesimo più identitario

I cristiani sono nati in mezzo alle persecuzioni. I primissimi credenti in Gesù di Nazareth subirono l’ostilità dei giudei, loro correligionari. E i proseliti dovettero fronteggiare l’opposizione crescente di Roma imperiale, che già l’Apocalisse giovannea identificava con la grande prostituta Babilonia. L’inimicizia del mondo non sorprende dunque i discepoli, messi in guardia dal Maestro stesso (Mt 10, 17-22).

Lungo i secoli molte cose però sono cambiate, specie nel corso dell’ultimo. Mentre l’ostilità degli avversari si conferma come volontà di piegare i credenti a un’altra signoria, l’atteggiamento odierno dei cristiani è almeno in parte differente. In un tempo in cui la Chiesa per prima riconosce il principio di libertà religiosa, la resistenza assume sovente i tratti di una rivendicazione identitaria. E così, anche da parte cristiana la causa si carica frequentemente di toni politici. Un risvolto paradossale, dopo che la Chiesa ha deposto le ambizioni temporali del passato.

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