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Cristina Repetti: care Piacentine, per crescere mettiamoci in discussione

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L'imprenditrice Cristina Repetti, responsabile delle risorse umane della Tgr di Piacenza

Un messaggio concreto, ricco di contenuti e senza sconti. È quello che esce dalle riflessioni di Cristina Repetti, parlando di donne e guardando alla festa loro dedicata. In particolare, con la giovane imprenditrice della Val Tidone, responsabile delle risorse umane della Tgr di Castel San Giovanni, parliamo di Piacentine. Per capire che momento stanno vivendo le donne del nostro territorio al giro di boa dell’8 marzo 2021.

“A Piacenza siamo in linea con quello che avviene nel resto d’Italia. E anche qui siamo indietro rispetto a quello che sta succedendo in altri grandi Paesi europei nella valorizzazione delle donne. Ma va anche detto che sul nostro territorio stiamo vivendo un buon momento di cambiamento. Di più, di rinnovamento, mi verrebbe da dire, guardando soprattutto al clima nel mondo del lavoro che mi riguarda più da vicino, e quindi del network imprenditoriale piacentino”.

Cambiamento è un termine ambivalente…
“Certo, si cambia quando le cose prima non andavano nella direzione giusta, e dunque non va negato che si devono affrontare ancora molte difficoltà. Ma è fondamentale accettare di mettersi in discussione, a maggior ragione in questo periodo contrassegnato dal Covid. E dal mio punto di vista, anche come imprenditrice impegnata in Confindustria, vedo molto slancio”.

Detto da lei, che viene da un’esperienza decennale in una grande multinazionale come la Nielsen, questa affermazione colpisce ancora di più…  
“Quando sono rientrata a Piacenza dopo questa bella esperienza lavorativa, non avevo idea di quello che avrei trovato. E sono stata positivamente sorpresa”.

Perché?
“Sono stata accolta subito da tante colleghe pronte al confronto, allo scambio di idee, ed è nata una collaborazione forte, anche tramite l’Associazione. Perché le garantisco che passando da un settore all’altro, alla fine le problematiche sono le stesse per tutte noi. E le assicuro che oggi a Piacenza c’è un clima positivo, c’è voglia di fare squadra, anche con tante giovani colleghe disponibili ad assumersi responsabilità, pronte a fare la propria parte, a conquistarsi nuovi spazi sul territorio. E questo, sia chiaro, non va solo a vantaggio delle donne, ma di tutti”.

Restando nel mondo del lavoro, come vanno le cose per le piacentine, anche in rapporto a quest’ultimo periodo così difficile segnato dalla pandemia?
“Ancora una volta le donne hanno pagato il prezzo più alto. I numeri lo dimostrano. Le lavoratrici sono state le più colpite, il genere che ha perso più contratti durante la pandemia. Senza dimenticare i problemi familiari; perché, ad esempio, ancora una volta è la donna che organizza la didattica dei figli, costretti a seguire le lezioni da casa con la Dad. Quindi le difficoltà per tante donne rimangono, e la situazione creata dal virus ne ha aggravato il peso. Per questo bisogna agire prendendo spunto anche da questa esperienza per cambiare un sistema di cose che ha mostrato la corda”.

Da dove si parte?
“Guardi, lo si fa cominciando dalla vita familiare. Coinvolgendo i propri compagni nella gestione quotidiana delle cose. Poi, nelle aziende si deve lavorare per step. Cominciando anche da quei piccoli ma sostanziali cambiamenti per consentire alle collaboratrici di lavorare con maggiore flessibilità, per gestire la propria vita lavorativa in modo più adeguato e senza ridurre il proprio impegno”.

Flessibilità oggi fa rima con smart working, da molti visto come un grande vantaggio soprattutto per il lavoro femminile; lei come la pensa?
“Credo sia una soluzione davvero molto interessante. Ed è una questione di mentalità. Nella mia azienda, un’impresa metalmeccanica con oltre 80 dipendenti, per esempio siamo partiti subito, appena è scattato il primo lockdown. E questo è stato possibile perché, anche se non l’avevamo mai applicato, eravamo già pronti allo smart working grazie a uno stile di lavoro orientato alla flessibilità”.

Ci fa un esempio concreto?
“Da tempo avevamo sostituito tutti i computer fissi con i portatili, così come da un paio d’anni avevamo attivato la linea Vpn. Tutte piccole iniziative che però, soprattutto per una donna, fanno la differenza”.

Passiamo alle domande scomode: come la pensa su quote rosa e dintorni? Non rischiano di rappresentare una scorciatoia, che premia una donna in quanto tale e non per i suoi meriti e le sue competenze? E sulle donne che devono fare squadra tout court, non c’è il pericolo di creare un processo competitivo sbagliato verso gli uomini?
“Guardi, in un mondo ancora al maschile le quote rosa sono utili ad aprire spazi alle donne che comunque devono essere valutate ed affermarsi per l loro meriti e per le loro capacità. Se andasse diversamente, e le donne non venissero scelte per questi contenuti, prima di tutto sarebbe un danno per noi. Ed è qui che dobbiamo dimostrare la nostra capacità di fare squadra, anche con spirito critico, proponendo donne capaci. Sicuramente le quote rosa rappresentano una finestra importante. Sta a noi allargarla e sfruttarla per far entrare aria nuova, superare i pregiudizi, e far risaltare tutto il nostro valore che possiamo esprimere in tantissimi settori”.

E sulle polemiche relative ai titoli da declinare al femminile quando siano appannaggio di una donna? L’ultima, in controtendenza, ha riguardato Beatrice Venezi, che vuol essere chiamata direttore d’orchestra e non direttrice, perché quello è il nome del ruolo che riveste, sostenendo che conta solo il talento…
“Sono perfettamente d’accordo con lei. Da donna dico che eviterei di entrare in polemiche del genere, labirinti che fanno perdere di vista l’obiettivo. Quello che conta è l’effetto del fare, rimboccarsi le maniche e dimostrare le proprie capacità a tutti; indistintamente, agli uomini e alle donne”.

Lei fa impresa nella metalmeccanica, un settore d’elezione dell’industria piacentina ma ancora poco femminile; si occupa di risorse umane nella sua azienda e di formazione con l’iniziativa STEAMiamoci, che vuol far conoscere alle ragazze tutte le opportunità offerte da un corso di studi in materie tecniche: qui come vanno le cose?
“Credo che ci sia ancora poca conoscenza del settore, della valenza delle materie tecnico-scientifiche e delle opportunità che possono aprire nel mondo lavorativo. Parlo di una normale famiglia piacentina che deve scegliere il futuro scolastico di una figlia. Le nostre iniziative sono proprio votate a far conoscere questi percorsi, magari considerati inusuali e che invece possono portare a risultati straordinari”.

Un’ultima domanda: quante donne lavorano nella sua azienda, che ha 81 dipendenti?
“Per adesso sono dieci, e non vedo l’ora di assumerne altre, soprattutto nel reparto produttivo. Credo che la ‘diversity’ sia un valore, perché quello che vede l’occhio di un uomo è differente da ciò che vede quello di una donna. Non significa che l’uno sia meglio dell’altro, ma insieme garantiscono il massimo dei risultati”.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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