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Il caso Crosetto: altro che scontro con i giudici, il Governo Meloni viene in pace…

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Guido Crosetto alla Magistratura: veniamo in pace! Le dichiarazioni rilasciate dal ministro della Difesa, nell’intervista al Corriere della Sera dell’altro ieri, hanno avuto l’effetto di un bengala. Rischiarata la notte del palazzo – oscurata ultimamente da temi sociali come la violenza sulle donne, ovvero internazionali come i fronti di guerra orientale e mediorientale – le parole del cofondatore di Fratelli d’Italia ci riportano alla realtà della politica che pensa a se stessa.

La lettura di queste dichiarazioni è più articolata di quella che tende a degradarle a scaramucce pre-elettorali. Può essere benissimo che il titolare della Difesa intendesse parlare solo alla maggioranza, contenendo indirettamente i malumori di Forza Italia, che lamenta la mancanza di un vessillo da brandire, a fronte del premierato di destra e dell’autonomia leghista. Noi, però, pensiamo che Crosetto abbia voluto dire anche altro. Vediamo che cosa, dunque.

I detti e i sottintesi

Il ministro ha paventato il rischio della «opposizione giudiziaria», bollata come «unico grande pericolo (per l’esecutivo, ndr) da parte di chi si sente fazione antagonista da sempre e ha sempre affossato i governi di centrodestra». Crosetto ha poi alluso a «riunioni di una corrente della magistratura in cui si parla di come fare a fermare la deriva antidemocratica a cui ci porta Meloni», delle quali sarebbe stato a lui raccontato da fonti non precisate. Ha concluso che, di qui alle elezioni europee della prossima primavera, non lo sorprenderebbe l’apertura di una stagione di attacchi su questo fronte. Nelle ultime ore, il ministro si è detto desideroso di chiarire in sede parlamentare (aula o qualche commissione) e disposto a incontrare gli esponenti dell’Anm, il sindacato corporativo dei magistrati.

Il sottinteso di Crosetto, secondo noi, è il seguente: perché mai, magistrati, vorreste ripagarci così? Stiamo dando prova di mantenimento dello status quo. La strategia per perpetuarlo è ben dissimulata, non meno che strutturata. Meno di così e meglio anestetizzato di così, cosa vorreste? 

L’ispirazione precede l’azione

Il problema è questo. Il discorso relativo all’assetto della giurisdizione non può essere trattato separatamente da quello più generale dell’ordinamento della Repubblica, cioè dell’insieme delle istituzioni. Invece, è proprio questo che il governo Meloni si propone di fare, purtroppo e inutilmente.

Se e fintantoché non ci si proporrà di ripensare l’assetto istituzionale nel suo insieme, sarà impossibile attendersi anche dai magistrati un diverso modo di esercitare le loro funzioni: l’ispirazione, infatti, precede sempre l’azione. Se il principio della separazione dei poteri dovesse continuare a essere inteso in senso strettamente conflittuale e rivendicativo, non sarà la preoccupazione estemporanea e auto-riferita di Crosetto a raddrizzare le sorti nazionali. 

Da questo punto di vista, il compiaciuto “nulla costituente” nel cui contesto è stata lanciata la proposta del cosiddetto premierato è sconfortante. Come se non bastasse, il viceministro della Giustizia, il forzista Francesco Paolo Sisto, ha detto esplicitamente che la maggioranza punta a tenere distinta la trattazione parlamentare delle riforme della forma di governo, della magistratura e delle autonomie locali, di modo che alla separata approvazione delle Camere corrispondano distinti referendum costituzionali confermativi. Possibile che non ci si renda conto che sono proprio la frantumazione della legittimità e l’oblio dell’unitarietà dell’autorità repubblicana le radici del male di istituzioni che vanno ciascuna per la propria strada, in lotta contro le altre per rimarcare esasperatamente se stesse?

E Nordio?

Per quello che può valere, di fronte a problemi di questa portata, il timore di Crosetto di offensive giudiziarie riguardanti esponenti parlamentari e di governo di centrodestra non ci sembra molto fondato. Un altro “caso Berlusconi” non è destinato a ripetersi, almeno nel medio-breve, perché i vertici politici della maggioranza sono costituiti attualmente da politici professionali. Non hanno un passato imprenditoriale e affaristico, in cui andare a pescare con la certezza di portare in tavola qualcosa.

Casomai, potrebbe essere l’irrisolutezza del rapporto Meloni-Nordio-Forza Italia a fornire pretesti a quanti sognano di vedere incepparsi il motore di questo governo. Carlo Nordio, il Guardasigilli candidato di FdI (legge e ordine) ma alfiere di battaglie di Forza Italia (sempre dalla parte degli imputati e degli avvocati), reggerà a lungo questo tira e molla identitario sulla propria pelle?

L’Italia è ancora da fare

La Costituzione che abbiamo è sortita dalla Resistenza, sicché essa ne è risultata risentita contro l’Esecutivo, perché il fascismo aveva trasformato quest’ultimo in potere antidemocratico e (al di là delle sue intenzioni) antinazionale. La Resistenza, 80 anni fa, rappresentò solo l’ultimo, eclatante momento di divisione di un Paese giovane non ancora unito e di gente da sempre profondamente divisa. Sulle spoglie dell’interesse nazionale e del potere pubblico, si sono strette la mano, alla Costituente, tutte le culture politiche diffidenti verso l’autorità dello Stato e ostili alla sua preminenza: quella personalista cattolica, quella internazionalista marxista e quella individualista liberale. Solo mettendo a fuoco e tenendo a mente un simile retroterra storico-culturale, si può capire perché le istituzioni siano una contro l’altra e la Repubblica sia priva di una guida riconoscibile, incisiva e politicamente responsabile.

Se il Governo di Giorgia Meloni è interessato a ragionare partendo da questo, potrà riuscire o meno a cambiare (almeno in parte) le cose, ma si sarà comunque attestato a un livello autorevole di analisi e azione politiche. Diversamente, si accontenterà di ricentrare sulla campagna elettorale permanente i riflettori dell’informazione: di qui alle Europee del maggio prossimo, di bengala ne verranno sparati ancora parecchi.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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