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Crosetto: un gigante per sbancare a Bruxelles

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Giorgia Meloni con Guido Crosetto

Crosetto: sarà lui il prossimo commissario Ue indicato dall’Italia? La notizia apparentemente sembra sorprendente, ma se ci ragioniamo non è così sballata.
Prima di tutto: l’Italia ha diritto a un posto a Bruxelles? Certo, dato che oggi ne ha ben tre: Tajani presidente del Parlamento europeo uscente, Draghi alla Bce e Mogherini all’alto commissariato per gli affari Esteri. Per cui, anche se l’attuale governo italiano è mal sopportato dalla nomenklatura Ue, all’Italia, Paese fondatore e terzo per Pil, non si potrà certo negare un posto al sole.

Il problema semmai è quale, perché Salvini, a cui dopo il trionfo alle Europee indubbiamente spetta di indicare il nome del prossimo commissario, ha già detto che vuole a tutti i costi un incarico economico. O il ruolo dell’odiato Moscovici all’economia; o quello dell’altrettanto ostico Katainen al lavoro, crescita, investimenti e competitività.

Crosetto e la girandola dei nomi

E qui parte la girandola dei papabili: dal ministro degli esteri Moavero (che ha subito declinato, anche per non far rischiare un rimpasto al pericolante governo Conte) al potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Ma anche il numero due della Lega ha smentito: “Non è il mio mestiere”. Il governatore Zaia, altro leghista che Salvini manderebbe volentieri dal Veneto a Bruxelles, ha dichiarato di non averne alcuna intenzione. Sarebbero pronti anche Renzi e Tremonti, ma Salvini non pensa certamente a loro.

Ecco perché dopo le tre rinunce l’ipotesi Crosetto non sembra così remota. Pensiamoci: Crosetto è il numero due di Fratelli d’Italia. È già fuori dal Parlamento per dimissioni volontarie, dato che è presidente dell’Aiad, la federazione delle aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza.

Tale presidenza l’ha reso infatti incompatibile col mandato parlamentare; ma, caso più unico che raro dalle nostre parti, se n’è accorto prima lui di chiunque altro. Tanto che le sue prime dimissioni erano state respinte dall’aula di Montecitorio con 285 voti contrari contro solo 187 favorevoli. Solo in seconda battuta, dopo che Crosetto aveva spiegato la faccenda dell’incompatibilità, la Camera l’aveva lasciato dimissionare.

Crosetto, amici e nemici

Se consideriamo che FdI, il partito di Crosetto, è collocato all’estrema destra dello schieramento politico, ancora più sorprendente appare l’affetto che i suoi colleghi gli hanno dimostrato. E chi non può voler bene al “gigante buono” come Crosetto (due metri d’altezza per 120 kg) viene affettuosamente chiamato?

Macron, per esempio. Dato che Crosetto lo ha massacrato solo un mese fa ad Omnibus, la trasmissione della 7: “La Libia non si può tenere insieme se non con l’esercito. E con l’appoggio, da anni, della Francia. Haftar non nasce da solo. Ha la benedizione degli Emirati, Russia, Egitto ed ha avuto da sempre l’aiuto politico, militare e di intelligence della Francia”.
Per cui è proprio Macron – chiamato in causa direttamente – che potrebbe mettersi di traverso sulla nomina di Crosetto a commissario europeo.

Ma Crosetto chi è?

Nato a Cuneo nel 1963 da una famiglia di imprenditori di macchinari per l’agricoltura, Guido Crosetto frequenta la facoltà di economia a Torino senza conseguire la laurea. Giovanissimo entra nella Dc dove diventa in breve tempo prima segretario regionale del movimento giovanile, poi responsabile nazionale della formazione e infine consigliere economico del presidente del Consiglio Giovanni Goria.

Negli anni 90 (e fino al 2004) è sindaco del suo paese, Marene, a capo di una lista civica; consigliere provinciale a Cuneo, nel 2001 è eletto deputato con Berlusconi. Dieci anni dopo è sottosegretario alla difesa nel Berlusconi IV. All’epoca del governo Monti è uno dei pochissimi deputati dissidenti che vota contro il fiscal compact. Infine, anche a seguito di contrasti col ministro Tremonti, esce da Forza Italia e fonda Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni e Ignazio Larussa.

Quante possibilità ha Crosetto?

Insomma, Crosetto sarebbe effettivamente la persona giusta al posto giusto: una strizzata d’occhio alla Meloni, con cui forse Salvini pensa ad un’alleanza elettorale per il prossimo parlamento, soprattutto in caso di elezioni anticipate; un riguardo a Conte, al quale non si toglie nessun membro del governo e un colpo a Berlusconi che non ama il suo ex sottosegretario.

In più, anche se critico verso Bruxelles, Crosetto non è inviso al Quirinale; stesso discorso per i 5 Stelle e per il Pd. Ma ogni commissario Ue deve passare un primo esame del Consiglio europeo, formato dai capi di Stato e di governo della Ue, poi deve essere votato dal Parlamento di Strasburgo. Il tutto, non prima che sia nominato il presidente della Commissione. Insomma, se l’ipotesi è suggestiva, per Crosetto sarà comunque una lunga marcia e con un esito incerto.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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