Home Attualità

Dall’Italia alla Francia: perché una minigonna fa ancora discutere?

dallitalia-alla-francia-perche-una-minigonna-fa-ancora-discutere

Una minigonna basta ancora per scatenare un putiferio di polemiche dall’Italia alla Francia. La riapertura delle scuole ai tempi del Covid dovrebbe darci abbastanza grattacapi di suo, ma tra tamponi e quarantene nelle aule scolastiche non ci facciamo mancare niente.

In Italia tutto parte dal liceo Socrate di Roma. Dato che i banchi non sono ancora arrivati e gli studenti hanno a disposizione solo le sedie, la vicepreside ha invitato le ragazze a non indossare le minigonne “perché ai professori, poi, cade l’occhio”.

Finita lì? Ma neanche a parlarne, anzi, inizia l’inevitabile polemica. Le ragazze del collettivo Ribalta femminista hanno immediatamente attaccato alla porta di un’aula un manifesto con la scritta “Non è colpa nostra se gli cade l’occhio!”. Ma rispetto ai tempi in cui chi scrive frequentava il liceo, quando le minigonne facevano davvero scalpore, oggi ci sono i social. E sui social italiani la polemica infuria e non si è ancora spenta, con accuse alla popolazione maschile tacciata di immaturità e dei peggiori comportamenti.

L’abbigliamento appropriato

Di minigonna si discute anche Oltralpe. La legge francese impedisce di andare a scuola con simboli religiosi evidenti. Così niente velo islamico, niente kippah israeliana e niente crocifissi troppo vistosi. La stessa legge prescrive, troppo genericamente, che a scuola bisogna andare con “abbigliamento appropriato”. E ogni preside può decidere di non ammettere alle lezioni chi, a suo parere, non lo abbia.

Così è bastato che fuori da una scuola di Dax, nel sud della Francia, venisse apposto un manifesto con l’invito ad utilizzare “abbigliamento appropriato” con l’immagine di una minigonna e un crop top barrato di rosso per scatenare l’inferno. Moltissime ragazze, al grido “#liberation14”, hanno deciso di sfidare le autorità scolastiche e di presentarsi a scuola in abiti succinti. I social, al solito, hanno amplificato la protesta rendendola virale. E peggio ha fatto il ministro dell’Educazione, Jean Michel Blanquer, che ha invocato “una posizione di equilibrio e buon senso: basta vestirsi normalmente e tutto andrà bene”.

Sul concetto di “vestirsi normalmente” la Francia si è divisa. Anche perché veniva da un’estate nella quale a Saintes-Maries-de-la-Mer, vicino a Marsiglia, una coppia di ragazze erano state invitate a “rivestirsi” perché erano sulla spiaggia in topless. Nella quale una turista 22enne era stata respinta dal Museo d’Orsay (dove è esposta “l’origine del Mondo”, di Courbet, che rappresenta una vulva femminile in primo piano, oltre altre mille nudi di donna in mille pose diverse) perché “vestita troppo succinta”.

Dalla minigonna alla verginità

Ma in Francia forse hanno anche problemi più pesanti nel rapporto tra i sessi, che dimostrano come una semplice minigonna sia solo la punta dell’iceberg. Parigi sta discutendo infatti una legge che metta al bando i certificati di verginità rilasciati dai medici. Questo documento è molto richiesto da genitori in procinto di sposare le figlie e dai futuri mariti. Ovviamente, per la quasi totalità, di religione islamica. Questa abitudine, considerata estremamente umiliante e lesiva della privacy delle ragazze, dovrebbe essere proibita.

Medici prudenti

In merito c’è stata la presa di posizione di medici e ginecologi d’oltralpe: osservano che approvare questa legge, significa abbandonare le ragazze a pratiche clandestine, o a viaggi all’estero per ottenere comunque gli attestati; mentre oggi la consultazione è l’occasione di aiutare le ragazze a prendere coscienza e a liberarsi dal dominio maschile o familiare.

“Siamo decisamente contrari ai test di verginità. È una pratica barbara, retrograda e totalmente sessista. In un mondo ideale, tali certificati dovrebbero naturalmente essere rifiutati”. Però i sanitari aggiungono: “Ci capita di dover fornire questo certificato a una giovane donna per salvarle la vita, per proteggerla perché è indebolita, vulnerabile o minacciata”.

Simboli e chimere

Si potrebbe discutere ore sull’involuzione della Francia, un tempo faro dell’emancipazione e dell’egalité. Ma ci bastano queste cifre: l’anno scorso, 146 donne in Francia sono state uccise dai loro partner, con un aumento del 21% rispetto al 2018. E in Italia, in Europa, nel Mondo, non siamo messi meglio. Ecco perché la minigonna resta un simbolo per un’emancipazione femminile che sembra ancora una chimera.

+ posts

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.