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Della Noce: perché una separazione rovina anche un big di Zelig

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Della Noce: chi non ricorda il mitico Oriano Ferrari che in tuta rossa e passamontagna riempie di scherzi il pilota Sochmacher? All’epoca di Zelig Marco della Noce era applauditissimo e molto ricercato. Ma poi il vento è cambiato. E da comico affermato è finito sul lastrico. La sua vicenda è balzata all’onore delle cronache dopo che il comico ha rivelato al Giorno di essersi ridotto a dormire in auto. Che cosa è successo?

Della Noce: vita da separato

Una tempestosa separazione dalla moglie lo ha in breve ridotto alla miseria. “Per il mantenimento dei miei figli pagavo 3.500 euro al mese. Poi, dopo la crisi economica ho fatto ricorso, e mi hanno abbassato a 2.500 euro. Ora sono a 1.500 al mese” racconta il comico milanese. Ma comunque è arrivato il tracollonon è più riuscito neppure a pagare quelli. E così ecco lo sfratto dalla casa di Lissone e il pignoramento di tutti i suoi beni. Della Noce si è rivolto ai servizi sociali che gli hanno promesso una sistemazione nei prossimi giorni. Ma per ora deve dormire in auto.

Un lusso per pochi

Vediamo allora che cosa capita in casi di questo genereUn anziano presidente del Tribunale diceva ai coniugi che volevano separarsi: “Ma ve lo potete permettere? Perché la separazione è un lusso: doppi affitti, doppie bollette, da una famiglia agiata diventate due famiglie povere”. Non è mai riuscito a convincere nessuno. Perché i motivi che portano alla separazione sono di solito talmente forti che, almeno all’inizio, le parti passano sopra a tutte le motivazioni economiche.

Figli sempre da mantenere

Se la moglie e il marito hanno un lavoro con uno stipendio più o meno simile, non si prevede di solito il mantenimento. Ma resta in ogni caso in capo ad entrambi l’obbligo di contribuire al mantenimento dei figli. E tale obbligo non si ferma al raggiungimento della maggiore età, ma prosegue fin quando il figlio non ha trovato un lavoro “adatto alla sua qualifica professionale” e che gli consenta di essere autonomo. Il che, nell’Italia di oggi, può essere una sorta di condanna a vita.

Sentenza choc, ma tutto uguale

Una sentenza choc della Cassazione (n.11504/17 del 10/5/2017) prevede che per avere diritto all’assegno di mantenimento non conterà più la sproporzione di reddito rispetto al tenore di vita goduto durante il matrimonio, ma l’impossibilità per il coniuge economicamente più debole a procurarsi da solo un reddito. Tuttavia, l’assegno di mantenimento dei figli, come nel caso del comico di Zelig, resta proporzionato al suo reddito. Come mai?

Tutela del tenore di vita

Nel dramma della separazione, i figli, incolpevoli per definizione, ne devono subire il meno possibile le conseguenze. E devono conservare il più possibile le stesse abitudini del passato. Così la casa coniugale resta sempre assegnata al genitore affidatario dei figli. Perché gli stessi, oltre alla perdita della coabitazione con l’altro genitore, non debbano perdere anche le loro abitudini. E cioè il cerchio delle loro amicizie, le scuole che frequentano e gli sport che praticano abitualmente. Per lo stesso motivo, l’assegno di mantenimento sarà adeguato al reddito del padre. Proprio per consentire ai figli di mantenere lo stesso tenore di vita che avevano in precedenza, quando la famiglia era unita.

Della Noce: tribunali, non fast food

Le sentenze di separazione possono sempre essere modificate in presenza di un fatto nuovo, come la perdita del lavoro di uno dei coniugi o la riduzione del suo reddito. E allora come mai a Della Noce è capitato tutto questo? Perché i tribunali non sono fast food. Dalla richiesta di modifica delle condizioni alla sentenza possono passare mesi e in qualche caso anche anni, nei quali perdura la situazione precedente. E il tempo passa senza pietà, arrivando alle conseguenze disastrose denunciate dal comico di Zelig.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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