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Di Maio e i 5 Stelle? Come Orwell e “La fattoria degli animali”

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Di Maio è preoccupato. Secondo gli ultimi sondaggi il Movimento 5 Stelle sta precipitando. Dal 32,6% ottenuto il 4 marzo, oggi si attesta tra il 24,8 di Ixè e il 27% di Ipsos. E le prospettive non sono certo rosee: quando gli elettori del Sud, che sono il maggior bacino elettorale dei 5 Stelle, si accorgeranno che i fondi per il tanto sbandierato reddito di cittadinanza sono leggermente inferiori al reddito di inclusione di Renzi, saranno dolori.

La fretta sul reddito 

Se Di Maio non pensasse sempre e solo alle elezioni europee di maggio 2019, avrebbe potuto fare un discorso molto convincente. “Per far partire il reddito di cittadinanza occorre riformare integralmente i Centri per l’impiego. Per farlo seriamente ci vorranno almeno due anni, nei quali saranno sufficienti un paio di miliardi o anche meno. Quando saranno pronti partiremo col reddito”.

Avrebbe accontentato anche l’Europa e i suoi elettori avrebbero ricevuto un contributo serio e logico ben prima della fine della legislatura. Invece no: senza la riforma dei Centri, il reddito di cittadinanza sarà – e non potrà che essere – assistenzialismo puro, snaturando l’essenza del provvedimento che “in vitro” è senz’altro condivisibile.

Promesse e retromarce

Ma il sostanziale flop della principale promessa elettorale dei 5 Stelle non sarà che l’ultimo degli impegni mancati. Dal no Tap al sì Tap, dal no all’Ilva alla sua riapertura, dal no al terzo valico al via libera, dal no a qualunque forma di condono a quello per Ischia.

E non finisce qui. Adesso sulla graticola non c’è tanto il dibattito sulla recentissima espulsione di alcuni parlamentari, ma l’addio al vincolo dei due mandati per deputati e senatori. Il leader 5 Stelle avrebbe dichiarato che “ormai è un limite”.  E nel Movimento sarebbe circolata la voce che Di Maio potrebbe consentire ai suoi di candidarsi per la terza volta in caso di elezioni anticipate con l’ok di Beppe Grillo. Una mossa per rispondere anche a Forza Italia che avrebbe promesso ai parlamentari 5 Stelle che decidessero di passare con Silvio Berlusconi candidature non stop e l’intangibilità dell’indennità economica. 

Poi l’ultimo giorno del 2018 è arrivata la marcia indietro ufficiale con un tweet dello stesso Di Maio: “La regola dei due mandati non è mai stata messa in discussione e non si tocca. Né quest’anno, né il prossimo, né mai. Questo è certo come l’alternanza delle stagioni e come il fatto che certi giornalisti, come oggi, continueranno a mentire scrivendo il contrario”.

Orwell facile profeta

Vedremo come andrà a finire, ma nel complesso la vicenda dei 5 Stelle e del loro leader ormai somiglia talmente al racconto La fattoria degli animali di George Orwell che non si può non richiamarlo. Nell’ironica e famosissima allegoria del 1945 il grande scrittore narra di una rivoluzione che porta gli animali al governo della fattoria. Gli animali promulgano una serie di comandamenti che però, gradualmente, vengono modificati nottetempo dai maiali, che assumono il controllo della fattoria.

Così, a “Nessun animale dormirà in un letto” viene aggiunto “con lenzuola”; a “Nessun animale berrà alcolici” viene aggiunto “in eccesso”; a “Nessun animale ucciderà un altro animale” viene aggiunto “senza motivo”. Fino all’epilogo: al dettato “Tutti gli animali sono uguali” si aggiunge la chiosa: “ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Se Orwell con La fattoria degli animali voleva farsi gioco dello stalinismo sovietico (la pubblicazione in Inghilterra fu ritardata dal 1943 al 1945 per non urtare l’allora alleato Stalin, ed è ancora proibita in Cina e Corea del Nord), oggi il suo racconto si attaglia quasi alla perfezione al Movimento di Di Maio. Al quale si devono ancora ricordare le parole del predicatore ottocentesco James Freeman Clarke: “Il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni”. 

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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