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Di Maio si gioca tutto sull’orlo di una crisi di nervi

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Di Maio si gioca tutto. Leadership e carriera politica in poche settimane. E per questo il vicepremier dei 5 Stelle sembra sull’orlo di una crisi di nervi. La politica degli annunci, sempre, comunque e su qualsiasi cosa in questi mesi di governo per lui non ha pagato. Anche secondo Mario Draghi in generale ha fatto solo male all’Italia. Per il presidente della Bce troppe parole e pochi fatti. Risultato: spread in aumento, investitori esteri in fuga dai titoli di stato e costi in crescita per le famiglie italiane. A partire da un debito pubblico che ha superato i 2.340 miliardi di euro e sale di 18 miliardi al mese.

Di Maio, sondaggi e birilli

A guardare i sondaggi chi ci ha rimesso tra le forze di governo è stato però solo il Movimento 5 Stelle. Ha perso consensi a bocca di barile, mentre la Lega di Matteo Salvini vola nelle intenzioni di voto sulle ali di migranti e sicurezza e nonostante i guai giudiziari.
D’altra parte, come potrebbe esserci un risultato diverso? Mettiamo in fila i birilli. Lo strombazzato “Decreto Dignità” non è piaciuto a nessuno. La soluzione trovata per l’Ilva di Taranto, dopo averne promesso la chiusura in campagna elettorale, ha scatenato un profondo scontento tra i 5 Stelle del Sud. E vogliamo parlare delle annunciate chiusure domenicali dei negozi? Per molti solo un regalo ai colossi dell’e-commerce, al di là della mezza marcia indietro con la proposta dei turni e il 25% degli esercizi aperti nei festivi.

Come se non bastasse, i sodali a 5 Stelle nel governo Conte non ne imbroccano una, dall’obbligo flessibile sui vaccini del ministro della Salute Giulia Grillo alla tragedia di Genova. A un mese dal maledetto crollo del Ponte Morandi che ha causato 43 vittime, il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli ha tuonato contro Autostrade e i Benetton e nominato commissioni di tecnici finiti sotto inchiesta e dimessi in fretta e furia. E mentre sul web in queste ore si scatena l’ira dei social per l’ultima gaffe – le foto di un Toninelli sorridente ospite di Bruno Vespa con in mano un modellino del disgraziato viadotto a Porta a Porta – in Liguria non è ancora stato nominato il commissario straordinario per dare a Genova una nuova viabilità.

Gli smarcati

Certo, direte, al governo c’è anche la Lega. Ma sta di fatto che in questa situazione è Di Maio che appare sempre più solo, anello debole anche sul taglio delle pensioni d’oro sopra i 4mila euro, che non piace in via Bellerio.
In più, nel Movimento le manovre di smarcamento dal vicepremier a 5 Stelle continuano. Roberto Fico dallo scranno di presidente della Camera non manca mai di segnare le differenze dalle scelte del governo, migranti in primis. E Alessandro Di Battista spara bordate quotidiane dall’America contro l’alleato Salvini, sguazzando nei guai giudiziari dei leghisti che per lui devono restituire i 49 milioni di euro agli italiani. Tutte posizioni che di certo non alleggeriscono la tensioni a Palazzo Chigi.

L’ultima carta

Ecco perché, preso in questa tenaglia, Di Maio è in crisi. E perché le prossime mosse saranno determinanti per capire quale sarà il suo futuro. Sul piatto c’è la Legge di Bilancio. E per il leader a 5 Stelle diventa fondamentale – più di pensioni a quota 100 e flat tax – portare a casa un sostanzioso finanziamento sul reddito di cittadinanza, il vero cavallo di battaglia elettorale dei 5 Stelle. Ci riuscirà? Al di là delle smentite di rito, le tensioni con il ministro Giovanni Tria e non solo paiono palesi. E l’idea di mettere mano alla struttura burocratica del ministero dell’Economia e delle Finanze fatta filtrare ad arte appare una chiara minaccia ai tecnici che sembra non riescano a trovare le risorse necessarie da inserire in Finanziaria per il reddito di cittadinanza.

Il miraggio del Pd

Di fronte a un crisi di governo sulla Legge di Bilancio che cosa potrebbe succedere? Una cosa è certa: anche con la sponda del Quirinale, un ritorno al dialogo col Partito democratico per Di Maio sembra un’ipotesi lontana. Il Pd è nel caos ma la leadership di Renzi pare ancora solida. E dal fatto che l’ex segretario, dopo un periodo di silenzio, abbia ricominciato a sparare a palle incatenate sui 5 Stelle arriva un segnale molto chiaro.

Per Di Maio dunque non sembrano esserci soluzioni diverse dal restare agganciato al Carroccio, cercando di arrivare alle elezioni europee del prossimo maggio. Ma con un Salvini sempre più forte i dazi da pagare per i 5 Stelle rischiano di diventare insopportabili. E allora sul tavolo di Beppe Grillo e Davide Casaleggio la leadership di Di Maio potrebbe diventare un problema da risolvere in fretta.

 

 

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