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Diario Quirinale.11: i pro e i contro di Giulio Tremonti al Colle

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Quirinale: a poche ore dall’inizio delle votazioni, che partiranno nel primo pomeriggio di domani, dal pentolone dei candidati al Colle è uscito anche il nome di Giulio Tremonti. Ma che cosa c’entra, vi chiederete, l’ex ministro delle finanze di Berlusconi, che ha terminato il suo ultimo incarico ministeriale oltre 10 anni fa e che non siede più in Parlamento dal 2018?

Da Segni a Draghi

Giulio Tremonti intanto è in piena età da Quirinale: nasce a Sondrio 74 anni fa. Docente di diritto tributario, già alla discesa in campo di Berlusconi, nel 1994, dopo una brevissima parentesi con Mariotto Segni, diventa il suo ministro delle Finanze.

Dopo la caduta del primo governo Berlusconi, sarà nuovamente ministro dell’Economia dal 2001 al 2004, poi dal 2005 al 2006; e infine dal 2008 al 2011, quando sarà coinvolto nella caduta del quarto (e ultimo) governo del leader di Forza Italia. Per una brevissima stagione (2005–2006) dividerà con Gianfranco Fini anche una rissosa vicepresidenza del Consiglio. Tremonti vanta poi un solido curriculum parlamentare: è stato sia deputato che senatore e dal 2006 al 2008 vicepresidente della Camera.

Noto per il suo carattere difficile, Tremonti non è entrato in rotta di collisione solo con Fini – quando entrambi si ritenevano a torto delfini del Sire di Arcore – ma anche con Mario Draghi. Pare che i due economisti, costretti spesso a lavorare a stretto contatto nei differenti ruoli, non si siano mai amati né sopportati.

Quando il gioco si fa duro…

Oggi Tremonti, pur di sbarrare la strada di Draghi al Quirinale, afferma che se lasciasse il governo sarebbe “caos e distruzione”; salvo criticare ferocemente il Pnrr e affermare che l’ex presidente delle Bce non ha alcun merito nella ripresa dell’economia italiana: “Il merito è tutto della vitalità delle imprese italiane”.

Ma allora perché estrarre oggi dal cilindro il nome dell’ex ministro di Sondrio? Dopo il ritiro dalla corsa per il Colle, e se vuole mantenere almeno un ruolo da kingmaker, Berlusconi pensa che tocchi a lui indicare un nome. E che sia di centrodestra. Insomma, fatta la grande rinuncia “per il bene del Paese”, forse spera così di ottenere magari la nomina a senatore a vita alla quale ambisce come “padre della Patria”.

In questo quadro, non va dimenticato che proprio il nome di Tremonti è stato al centro del pastiche tra Fraccaro e Salvini di due giorni fa. Cos’è successo? È pacifico che l’ex ministro pentastellato e il leader della Lega si siano incontrati. Alcuni giornalisti riferiscono che Fraccaro abbia offerto a Salvini dei voti, una cinquantina, per eleggere Tremonti. Scandalo tra i 5 Stelle, ma Fraccaro nega: “Gli accordi per il Quirinale li prende Conte e non io”. Insomma, per fasulla che possa sembrare la notizia, e al momento non ne possiamo saperne di più, quello di Tremonti è comunque un nome che circola nei palazzi del potere.

…i duri cominciano a giocare

Intanto, dopo il ritiro di Berlusconi, Meloni e Salvini sono a caccia di sponde. E Matteo Renzi, coi suoi 45 voti per il Colle, potrebbe fare la differenza. Il leader di Italia Viva ha già detto che potrebbe votare qualcuno di centrodestra. Al segretario del Pd Enrico Letta il nome di Tremonti (come quelli di Marcello Pera e Franco Frattini) non dispiace. Anche solo per il gioco tattico di provare a dividere il centrodestra. Tremonti però è molto vicino a Giorgia Meloni; e si dice abbia buoni rapporti con Giorgetti e Salvini. Poi non dispiace neppure ad una parte dei 5 Stelle, compreso Di Battista. E così potrebbe benissimo essere il suo, come quello del compassato Frattini, il nome in uscita dai cancelli di Arcore.

Valigie pronte

Sembra però che Draghi, nel caso non salga al Quirinale, per restare a palazzo Chigi voglia un presidente della Repubblica col quale poter lavorare in sintonia dalla guida del governo. Se proprio non potrà essere ancora Mattarella – suggerisce da tempo l’ex governatore della Bce – sia almeno Giuliano Amato. Ed è certo che se si dovesse consolidare l’ipotesi Tremonti al Colle, vedremmo Mario Draghi fare le valigie alla velocità della luce. Ma in questo modo avremmo perso in un sol colpo governo e legislatura…

 

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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