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Diario Quirinale.7: con Bersani il sogno di un piacentino al Colle

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Un piacentino al Quirinale? Perché no: anche noi possiamo vantare un personaggio che avrebbe tutte le carte in regola per mirare al Colle. E stiamo parlando naturalmente di Pier Luigi Bersani.

Tra i principali leader della sinistra italiana, Bersani nasce a Bettola nel 1951, proprio il 29 settembre, lo stesso giorno di Berlusconi, che però ha 15 anni più di lui. Iscritto al Pci fin dal liceo, dopo la laurea in filosofia Bersani viene eletto consigliere regionale dell’Emilia-Romagna nel 1980 e da subito ricopre svariati incarichi come assessore fino al 1993; quando, sotto l’egida del Pds diventa presidente della Regione fino al 1996.

Nello stesso anno il politico piacentino viene eletto a Montecitorio e diventa ministro dell’Industria del primo governo Prodi. Viene poi confermato in questo ruolo nel primo governo D’Alema e nel successivo è il suo ministro dei Trasporti; esperienza che Bersani prosegue nel governo Amato fino al 2001.

Eletto al parlamento europeo dal 2004 al 2009, nel secondo governo Prodi (2006) è ministro dello Sviluppo economico e nel 2009 diventa il segretario del Partito Democratico. Da leader della coalizione di centrosinistra nel febbraio 2013 vince di stretta misura le elezioni politiche (maggioranza alla Camera ma non al Senato). Così viene chiamato da Giorgio Napolitano per formare il nuovo governo. Famoso lo streaming coi pentastellati Vito Crimi e Roberta Lombardi, ma il fallimento del dialogo con i 5 Stelle determina la fine del suo tentativo di formare un esecutivo con l’appoggio esterno dei seguaci di Beppe Grillo. In quel 2013 Bersani resta segretario del Pd ancora per qualche settimana, fino a quando, durante il voto per il Quirinale, tradito dai 101 franchi tiratori sul nome di Romano Prodi, decide di dimettersi subito dopo la rielezione di Napolitano al Colle.

Nel 2017 Bersani esce dal Pd (chiamato da lui “la ditta”) e fonda Articolo 1 con D’Alema, Speranza, Epifani, l’altro piacentino Migliavacca, e Vasco Errani. Negli ultimi anni è spesso ospite dei talk show televisivi; famosa anche la sua imitazione da parte di Maurizio Crozza, che esalta le sue metafore (dalla mucca in corridoio al giaguaro da smacchiare; dal “siam mica qui a pettinare le bambole” al “siam mica qui a mettere i serramenti al Colosseo”).

Le carte di Bersani

A parte l’orgoglio campanilistico di vedere un piacentino eletto alla Suprema Magistratura, il nostro avrebbe tutte le caratteristiche per diventare il 13° presidente della Repubblica. E quali sono queste caratteristiche? Le ha dettate lo stesso Bersani non più tardi di ieri in un’intervista al Corriere della Sera: “Dobbiamo puntare su una persona seria, competente, che non si faccia portare a messa, come diciamo in Emilia, uno che possa esercitare un po’ di autorità morale. Queste figure esistono…”; ma ovviamente non si sbottona sui nomi e men che meno sul suo. Certamente queste caratteristiche lui le ha tutte, e forse qualcuna in più. Conosce molto bene i piani alti e quelli bassi della politica e sa muoversi anche in un contesto internazionale.

Di recente D’Alema ha provato, in modo forse volutamente maldestro, a prospettare un ritorno nel Pd dei fuoriusciti che riguarderebbe anche Bersani. Per ora l’avance è stata respinta da Enrico Letta, ma le prospettive future potrebbero cambiare. Bersani è da sempre il profeta del “nuovo ulivo”, del “campo progressista”, della “sinistra plurale” in cui raccogliere tutte le esperienze di quest’area grazie a un unico soggetto politico. E il suo ecumenismo di provenienza prodiana potrebbe rappresentare la cifra adatta a far convergere sulla sua persona molti suffragi. Se non quelli di Berlusconi, Salvini o Renzi – da sempre suo avversario – magari quelli dei pentastellati o dei peones che non vogliono andare a casa prima del 2023.

Outsider di lusso

Tuttavia oggi dobbiamo riconoscere che il settantenne deputato di Bettola partirebbe con una manciata di voti; e trovarne 505 dopo il terzo scrutinio sembra al di là di ogni più rosea previsione. Ma la partita del Quirinale si presenta ogni giorno più impervia; così, bruciati i candidati più probabili, potrebbe arrivare il tempo in cui andare alla ricerca dell’outsider vincente. E Bersani potrebbe essere lì, ad aspettare il suo momento.

Se mai dovesse essere eletto che tipo di discorso di fine d’anno potrebbe fare? Abbandonerà le sue amate metafore o ne infiorirà il messaggio? E perderà il suo accento piacentino, del quale non ci accorgiamo in piazza Cavalli ma che suona inconfondibile da Floris o dalla Gruber?

Mettiamola così: se il suo periodare a volte fa sorridere, non può farci dimenticare quanto il figlio del benzinaio di Bettola nasconda una mente finissima e una volontà incrollabile. Unite ad una dignità e a un senso delle istituzioni non comuni, potrebbero fare di Bersani un ottimo presidente della Repubblica.

 

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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