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Diario Quirinale.9: Paolo Gentiloni, il candidato che piace all’Europa

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Quirinale: riunito a Villa Grande sull’Appia Antica, il centrodestra annuncia che per il Colle c’è un solo candidato che si chiama Silvio Berlusconi. L’unico che non ne sembra convinto è l’86enne Gianni Letta, da sempre grande tessitore delle politiche romane del Cavaliere, che pare non sia riuscito a convincere il sire di Arcore all’auspicato passo indietro. Dunque entro una settimana Berlusconi andrà a sbattere come Romano Prodi nel 2013 (o, magari, riuscirà anche a farcela, non sarebbe la prima volta).

Mentre prepariamo i popcorn in attesa delle numerose maratone televisive di Mentana dedicate al Quirinale, vediamo allora chi è uno dei più accreditati competitor per il Colle. E cioè Paolo Gentiloni. Discendente dai lombi dei conti Gentiloni Silveri, nobili di Filottrano, Cingoli, Macerata e Tolentino, il nostro Paolo nasce a Roma 67 anni fa. Parte subito bene perché fa il catechista con Agnese Moro, figlia dello statista democristiano. Si laurea, diventa giornalista e durante l’università si lega al movimento studentesco di Mario Capanna. Ritenendolo troppo estremista, entra nella sinistra extraparlamentare, dove conosce Ermete Realacci e Chicco Testa con i quali fa capolino in Legambiente. Lì conosce Francesco Rutelli.

Dal Campidoglio a Bruxelles

Nel 1993 Rutelli diventa sindaco di Roma e Gentiloni è il suo portavoce. Assessore in Campidoglio (al Giubileo 2000 e al Turismo), Gentiloni segue Rutelli nella campagna elettorale per le politiche del 2001 e viene eletto in Parlamento con la Margherita. Nel 2005 diventa presidente della Vigilanza Rai e nel 2006 è ministro delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi. Nel 2007 entra nel Pd e al sorgere della stella di Renzi parteggia per lui, partecipando anche alle prime Leopolde.

Nel 2014 Gentiloni è ministro degli Esteri del governo Renzi. Nel 2016, a seguito della sconfitta nel referendum costituzionale, Renzi si dimette e lui gli succede come presidente del Consiglio. Resterà in carica fino alla fine della legislatura, quando, dopo il voto, sarà sostituito a palazzo Chigi da Giuseppe Conte. Nel 2019 Gentiloni viene indicato proprio dal suo successore per entrare nella Commissione europea, dove prende in carico gli Affari economici.

Paolo e il Quirinale

Gentiloni, detto “Er Moviola” per il suo fare compassato e l’espressione vagamente annoiata, cosa c’entra col Quirinale? Come abbiamo visto, dai palazzi romani è arrivato alla carica di commissario europeo senza mai aver prestato il fianco a speculazioni, scandali, né a inchieste di alcun genere. E questo agli italiani piace. Tanti infatti lo premiano: per un sondaggio di Swg il più gradito al Colle sarebbe Mario Draghi col 52% dei consensi, seconda Marta Cartabia col 29% e terzo proprio lui ad un incollatura, col 28%. L’esperienza di governo c’è. La caratura internazionale pure. Dicono di lui che parli abbastanza bene l’inglese, il francese e il tedesco.

La parola all’Europa

Che possibilità ha oggi Gentiloni di salire al Colle? Nei fatti nessuna: non lo sta candidando neppure il Partito democratico di cui fa parte. Ma se Bruxelles conta qualcosa, quello di Gentiloni è il nome più gradito, assieme a quello di Mario Draghi. E perché, dice l’Europa, non immaginare anche questo scenario: Supermario al Colle, Gentiloni presidente del Consiglio con una maggioranza “Ursula” che tenga dentro Berlusconi (scornato dalla sconfitta quirinalizia) e cacci fuori Salvini… Così si otterrebbe anche il risultato di dividere il centrodestra.

Il bello è che in tutto questo tourbillon l’opinione di Gentiloni viene sempre presunta: lo mandano al Quirinale? Bene. Deve restare in Europa? Ma sì. E perché non tornare a palazzo Chigi? Certo, risponderebbe imperturbabile Er Moviola, scrollando le spalle.

 

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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