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Difendere le api: perché è così importante (anche a Piacenza)

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Difendere le api: perché è così importante? L’impollinazione è alla base della riproduzione delle piante. E oltre a produrre il miele, le api giocano un ruolo essenziale in questo processo fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo e di molte altre specie sulla terra.

Il motivo è semplice: le api trasportano il polline dalla parte maschile a quella femminile dell’apparato riproduttivo delle piante. Una funzione alla base della vita vegetale. Il polline viene anche trasportato da una pianta all’altra, rendendo possibile la fecondazione di un’essenza vegetale della stessa specie e la conseguente produzione di semi e frutti.

Api a rischio di estinzione

Poi basta fare due conti: un terzo del cibo di cui si nutrono gli esseri umani (solo in Europa si contano più di 4.000 tipi di verdure) deriva da questo processo. Economicamente il valore di questo servizio, che è offerto gratis dalle api di tutto il mondo, è stato stimato in circa 265 miliardi di euro all’anno.

Tuttavia, com’è noto, la sopravvivenza delle api è minacciata dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento; ma soprattutto dall’utilizzo di pesticidi e diserbanti in agricoltura. Un tema purtroppo sempre più attuale.

Il caso croato 

Circa un mese fa la notizia di oltre 50 milioni di api morte e 600 alveari distrutti in Croazia ha fatto il giro dei media europei e non solo. Il disastro ambientale è avvenuto nella regione settentrionale di Medimurje, al confine con l’Ungheria. Il governo di Zagabria ha aperto un’indagine per analizzare i campioni delle api morte, del miele e dei campi circostanti.

Anche se il sospetto avvelenamento non è stato ancora confermato, per gli apicoltori non ci sono dubbi: il disastro ambientale “annunciato” è stato causato dalle sostanze chimiche “usate sulle patate e la colza”.

Unione europea bocciata

Nel 2018 la Commissione europea ha varato una serie di provvedimenti a tutela delle api e degli altri insetti impollinatori. Ma, nei giorni scorsi, la Corte dei Conti Ue ha giudicato le misure adottate inefficaci, perché non hanno saputo fermare il declino di queste specie.

Il nuovo programma “verde”, firmato dalla presidente Ursula von der Leyen (Green Deal europeo), sarà in cima all’agenda di Bruxelles nei decenni a venire. Per questo la Corte dei Conti raccomanda alla Commissione Ue di integrare al meglio le nuove azioni volte a proteggere gli impollinatori selvatici.

L’ospedale di Piacenza

La scomparsa delle api però non è soltanto un problema a livello mondiale o europeo. Ci riguarda da vicino. L’habitat di decine di migliaia di api potrebbe essere distrutto per costruire il nuovo ospedale di Piacenza.

Come mai? Perché l’amministrazione della città emiliana ha deciso di edificarlo all’esterno del perimetro della tangenziale sud, in un’area agricola di alto valore ambientale. Una scelta che sta scatenando polemiche e prese di posizione da parte di esperti e associazioni contrari a questa localizzazione, tra l’altro ancora in fase di approvazione definitiva.

L’appezzamento, esteso per circa 20 ettari, è interessato infatti da una coltivazione biologica certificata dal 2002, contornata da 2.200 metri di siepi arboree-arbustive, che favoriscono anche la presenza di api e di altri insetti impollinatori.

I nostri apicoltori  

Nel frattempo sono sempre di più i piacentini che riscoprono l’apicoltura, soprattutto tra i giovani. L’Apap (Associazione provinciale apicoltori piacentini) conta più di 310 soci con circa 10.000 alveari. In provincia ci sono più di 400 apicoltori che oltre agli alveari stazionari (più di 10.000) operano attraverso 1.500 alveari nomadi, praticando la transumanza delle api.

Quale futuro?

Da tempo Greenpeace ha lanciato una campagna a tutela di questi insetti importantissimi. E in un libro di Sylvie Coyaud, La scomparsa delle api (Mondadori), a metà tra giallo scientifico e romanzo di fantascienza, si tratta ampiamente la questione e le conseguenze causate dalla perdita dell’impollinazione offerta dalle api. Partendo dalle origini del problema, l’autrice arriva a delineare un inquietante futuro fatto di api-robot e arnie meccanizzate.

Le api di Einstein

Ma prima di lei un certo Albert Einstein aveva già parlato di questo problema. “Se le api scomparissero dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”, sosteneva il grande scienziato. Forse quattro anni sono troppo pochi, forse l’uomo potrebbe anche riuscire a cavarsela, ma siamo disposti a rischiare un disastro del genere?

https://youtu.be/n91jtrqtw-Q

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Caterina Pagani è laureata in Scienze della Natura e dell’Ambiente all’Università di Parma. Pur avendo un percorso di studi scientifico, ha sempre amato la letteratura.
Studia il pianoforte ed è appassionata anche di cinema e viaggi. Ha gestito un caffè letterario collaborando con artisti emiliani, lombardi e provenienti da altre regioni d’Italia. Da quasi un anno ha aperto un blog personale, il Barile dello Zucchero, dove scrive articoli sugli argomenti che le piacciono e diari di bordo dei suoi viaggi.

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