Opinioni

Divieti e casi umani, la Babele italiana ai tempi del Coronavirus

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Divieti e casi umani: da quando sono state imposte le restrizioni alla libertà di circolazione per il Coronavirus, dette anche “norme di contenimento”, se ne sono sentite veramente di tutti i colori. Per una serie comprensibile di motivi e prima di tutto per la diversità delle restrizioni tra Governo centrale e Governatori delle regioni.

In Emilia-Romagna sono rimaste aperte le tintorie mentre sono chiuse le tabaccherie che invece sono aperte in Piemonte. Nel resto dell’Italia i mercati rionali sono aperti ma in Emilia no. Non parliamo delle differenze interpretative tra Viminale e Palazzo Chigi sulle passeggiate coi figli minori e sulle normative che cambiano ad ogni cambiar di modello di autocertificazione (siamo al quinto e non è detto che sia finita qui).

Per esempio: all’inizio era consentito a chiunque raggiungere la propria residenza, oggi non più. Prima era consentito fare jogging, oggi i runner sono visti come il fumo negli occhi. E la distanza di 200 metri dalla propria abitazione? Si può farli di corsa o bisogna andare al passo? E la spesa? Si può fare indiscriminatamente (si può) o per ordine alfabetico (in alcune realtà locali).

Insomma, gli Italiani, storicamente già piagati da una miriade di normative non sempre (per non dire quasi mai) intelligenti e chiare, oggi ancor di più colpiti da questa specie di piaga d’Egitto del Covid-19, non sanno più a che Santo votarsi. E per non sbagliare, restano per lo più in casa, ma con moltissime eccezioni: all’inizio del lockdown ne erano stati sanzionati più di 100mila e oltre 45mila ancora negli ultimi giorni.

Montagna e topolino

Per non smentirsi, ai vertici del Paese prima si ipotizzavano uno o più reati, dalla inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità (articolo 650 codice penale, punito con l’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a 206 euro) alla possibile applicazione dell’articolo 260 R.D. n. 1265/1934 (Testo Unico delle leggi sanitarie). Una norma che punisce con l’arresto da 3 a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5.000 euro chiunque non osservi un ordine legalmente dato per impedire la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo; e che prevede un aggravamento di pena nel caso in cui la diffusione sia cagionata da chi eserciti una professione o un’arte sanitaria.

Poi, resisi conto che – alla fine della pandemia e con la ripresa dell’attività – le procure e i tribunali, già alle prese con un arretrato sempre più corposo, si sarebbero trovati onerati di oltre 150mila nuovi processi, si è deciso di depenalizzare il tutto, trasformandolo in una sanzione amministrativa da 400 a 3.000 euro.

Da Piacenza alla tv

Ma questa Babele, come sempre, è ricca di casi umani. Nella stessa provincia di Piacenza abbiamo assistito al caso di una signora che si recava in un altro comune rispetto a quello di sua residenza per verificare se la propria azienda agricola, disabitata, era incorsa in perdite d’acqua o corto circuiti dell’energia elettrica. Fermata dai carabinieri – senza essere sanzionata – è stata convinta a tornare a casa. Mentre l’imprenditore che si recava al suo capannone, anch’esso abbandonato, per la stessa incombenza, è stato lasciato passare per più volte da pattuglie differenti.

C’è il caso del padre che parte dalla Calabria per recuperare il figlio arrivato dall’estero nottetempo a Fiumicino e che si trova completamente sprovvisto di trasporti pubblici o di alberghi aperti. Fermato nei pressi di Napoli da una pattuglia, viene sanzionato e invitato a tornare a casa. “Non ci ho pensato neppure un momento”, afferma da Myrta Merlino a L’Aria che tira su La7; “ho recuperato mio figlio e ho fatto immediatamente ricorso contro la sanzione”. In diretta tv (la forza dei media) la sanzione gli è stata prontamente annullata.

Insomma: nessuno – men che meno in questo momento nel quale sembra si inizi a registrare un rallentamento del virus – pensa che sia giusto allentare le difese; anzi, è proprio questo il momento di tener duro per non vanificare gli sforzi fatti fino ad ora.
Certo, il bel tempo, il sole, la primavera, la vicinanza di Pasqua e dei ponti del 25 aprile e del 1° maggio indurrebbero tutti a trasgredire. E contrariamente al detto “aprile ogni giorno un barile” sembra che la meteorologia si sia dimenticata di tutto e che faccia ogni sforzo per indurci in tentazione.

Buonsenso e dintorni

Occorre, però, usare tutti il buonsenso. Sia i cittadini che le forze dell’ordine: giusto sanzionare il runner che corre per chilometri a Villa Borghese ignaro delle prescrizioni. Giusto sanzionare, ma difficile da identificare, il vecchietto che per non rinunciare alle sue vecchie abitudini fa per tre volte la fila al supermercato per comprare due limoni e un litro di vino. C’è ancora troppa gente per strada, è vero, soprattutto in un sabato mattina di sole.

Ma bisogna anche considerare che c’è gente che abita con tre figli in uno squallido bilocale di 50 metri senza un terrazzo; gente preoccupata di perdere il lavoro e che, nel frattempo, non ha i soldi per mangiare (nella ricca Piacenza sono raddoppiati i pasti alla Caritas diocesana); gente che se non ha fatto 200 metri ma 250 fuori dalla propria abitazione è proprio perché non ce la faceva più.

Divieti o necessità

Come il calabrese di prima – che era effettivamente in stato di necessità – ce ne sono tantissimi altri. E in molti casi questo stato di necessità è difficile da dimostrare: se accanto alla seconda casa abbandonata da oltre un mese non c’è nessun vicino che possa avvertire di eventuali calamità?

Il sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri precisa: “L’accesso alla seconda casa può essere consentito solo se dovuto alla necessità di porre rimedio a situazioni sopravvenute e imprevedibili (quali crolli, rottura di impianti idraulici e simili, effrazioni, ecc.) e comunque secondo tempistiche e modalità strettamente funzionali a sopperire a tali situazioni”. Lo ribadiamo: se nessuno ci può avvertire? A nostro parere, avuto riguardo a dove le forze dell’ordine hanno fermato la signora (e cioè sul tragitto 1°-2° casa oppure a zonzo per la provincia) l’ordine di rientrare a casa era illegittimo. Come si è capito che era illegittimo l’ordine dato al padre calabrese.

Est modus in rebus c’è una misura per tutte le cose. Per i runner, per i cretini che scavalcano le recinzioni dei parchi pubblici per la partita di calcetto, per chi fa la spesa tre volte al giorno. Ma anche per chi deve far rispettare le regole.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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