Attualità

Donald Trump serve all’Occidente una Pasqua di guerra e di equivoci simulati

Donald Trump: il presidente degli Stati Uniti apparecchia per l’Occidente di cui il suo Paese è ancora il capofila una Pasqua di guerra e di equivoci simulati. I ruoli rispettivi sono ben definiti. La guerra la fanno gli Usa, non proprio da soli ma comunque quando e come ritengono di doverla fare. Gli alleati fingono di non capire di cosa si tratti, ovvero di capire altro.

I due maggiori finti malintesi attuali riguardano il motivo della guerra all’Iran e l’attitudine contradditoria delle dichiarazioni (più che non delle decisioni) della Casa Bianca. Li passeremo in rassegna, e specie per quanto riguarda il primo di questi finti malintesi, si tratterà un po’ di una ripetizione; ma perché dovremmo stancarci di precisarlo, quando tutti i commentatori non si sentono sfiancati ribadendo che non lo si capirebbe?

Eseguire l’ordine israeliano

La guerra all’Iran, fatta congiuntamente da Usa e Israele, è stata decisa dal secondo. Il suo scopo è degradare il più possibile la Repubblica islamica, che è nemica giurata dello Stato ebraico. Nel suo ultimo discorso alla Nazione statunitense dello scorso 1° aprile, il presidente Trump lo ha detto in prosa anziché in poesia: «Li riporteremo all’età della pietra, dov’è giusto che stiano». Obiettivo e motivazione: vederli strisciare perché se lo meritano.

Questa è la realtà e Trump, campione del politicamente scorretto, lo dice chiaramente. Peraltro, senza fare il nome di Tel Aviv, Trump ha precisato esplicitamente che l’azione statunitense è per conto di altri. Ha infatti affermato: «Non abbiamo bisogno del loro petrolio. Non abbiamo bisogno di nulla di ciò che hanno. Ma siamo lì per aiutare i nostri alleati». È evidente che si dirà come Trump sia un mentitore abituale e, dunque, che questo valga anche riguardo al petrolio. Nondimeno, ammessa e non concessa la serialità menzognera del tycoon, non è questo il punto.

Il discorso dei giorni scorsi spiega piuttosto bene come stanno le cose, dal punto di vista israelo-americano. Quando l’inquilino della Casa Bianca dice: «Per questi terroristi, possedere armi nucleari rappresenterebbe una minaccia intollerabile. Il regime più violento e brutale della terra sarebbe libero di portare avanti le proprie campagne di terrore (…) al riparo di uno scudo nucleare», sta spiegando che il problema è il famoso uranio arricchito iraniano, utile a fabbricare la bomba. Come mai? Perché Israele, potenza nucleare provvista del “secondo colpo” (capacità permanente di rispondere con la stessa moneta), non sarebbe tuttavia in grado di sopportare fisicamente il colpo atomico. E per ragioni psicologiche, non sopporta nemmeno che i suoi nemici ne siano consapevoli. Di qui, la rincorsa senza fine all’impossibile riduzione all’impotenza di tutti quelli che gli sono ostili.

Far finta di non capire

A questo punto, come si fa a dire che non si capisca come mai gli Usa e Trump si siano mossi in questo modo? Non è possibile essere coerenti in modo notevole quando bisogna offendere al massimo grado (una guerra d’aggressione è questo) e per di più non per un interesse proprio, ma di altri. Qualche organo di stampa occidentale ha mai fatto altro che sbeffeggiare la Russia e Putin quando quest’ultimo diceva di essere stato provocato all’invasione dell’Ucraina? È chiaro che, dal loro punto di vista, anche i russi avevano da ridire con la Nato per la sua inarrestabile espansione ad est. Nessuno, però, in Occidente ha mai pensato di considerare l’aggressione a Kiev come qualcosa d’inevitabile, perché effettivamente non lo era.

Quando si parla di Israele e degli Usa, da noi si oscilla tra l’approvazione sostanziale e l’incomprensione simulata (è l’ultima trovata, impugnando lo stile disorientante delle esternazioni trumpiane). Non capiamo perché Trump si sia cacciato in quest’avventura, non capiamo se abbia pianificato una via d’uscita e in cosa possa consistere la vittoria americana, non capiamo quanto potranno durare la guerra e le tensioni geopolitiche. Non capiamo, o non vogliamo capire perché non possiamo permettercelo?

Gli Usa sono il nostro Paese-guida e con gli ebrei scontiamo il debito di secoli di persecuzioni. Tanto basta e avanza, ma lasciamo stare per carità la democrazia, i diritti umani e l’intenzione di Teheran di sparare missili contro l’Europa. E incidentalmente, lasciamo perdere anche il terrorismo: perché, se è vero che l’Iran sciita lo ha largamente armato e foraggiato, non è che i regimi sunniti sedicenti nostri alleati possano considerarsi estranei al radicalismo e alla violenza destabilizzatrice d’esportazione.

Gli Usa fuori dalla Nato e…

Detto questo, possiamo apprezzare per quelle che sono, vale a dire amenità, altre questioni di cui si discute nei nostri spazi pubblici informativi. Ad esempio, che gli Usa di Trump – disgustati dalla Nato perché si è rifiutata di impegnarsi sullo Stretto di Hormuz in costanza dell’aggressione israeliana e americana all’Iran – potrebbero abbandonare il Patto Atlantico. Gli Stati Uniti stanno alla Nato come la Germania sta all’Unione europea, vale a dire che sono loro ad ammetterne e congedarne gli altri. Pensiamoci un momento, ad ogni modo. Anziché lasciare la Nato, non sarebbe bastato agli Usa consentire ai tedeschi di usare il gasdotto Nord Stream 2 per l’approvvigionamento dalla Russia e a noi italiani di onorare gli accordi commerciali della Via della Seta con la Cina? La Nato significa subordinazione al suo lord protettore.

E che dire della minaccia, che pare l’amministrazione americana abbia ventilato agli alleati europei, di subordinare la vendita di armamenti all’Ue da girare all’Ucraina all’impegno sulle garanzie di sicurezza per Hormuz? Gli armamenti gli Usa se li fanno pagare: ci chiedono quindi di fare il loro interesse non una, ma due volte. Dobbiamo cooperare al logoramento della Russia attraverso il sostegno alla resistenza dell’Ucraina e dobbiamo riparare alle ritorsioni iraniane contro l’aggressione americana per conto israeliano. Sicuramente, gli europeisti della politica e dell’informazione istigheranno l’Ue a respingere queste profferte così smaccatamente unilaterali.

L’esposizione dell’Italia 

L’Italia non è un soggetto militarmente offensivo. Per cui non è in predicato quando si tratta di guerre, a cui, se americane, coopera ma in modo meramente ausiliario. Coerentemente, non ha voce in capitolo per decidere se e fino a quando un conflitto vada condotto. Ne subisce pertanto passivamente le conseguenze economiche e politiche, perché non può impedirne la genesi. Le opposizioni al governo Meloni continuano ad additare e censurare la speciale accondiscendenza della presidente del Consiglio verso Donald Trump, ma si tratta di campagna elettorale permanente e d’infantilismo galoppante. Il distacco di palazzo Chigi dalla Casa Bianca sul diniego per lo scalo di bombardieri a stelle e strisce diretti verso gli obiettivi iraniani, a fine marzo, era una notizia gonfiata. È noto, infatti, che il nostro Paese richiede la copertura delle Nazioni Unite per prendere parte anche solo indirettamente a manovre di stampo bellico, specie se non difensive.

Una Pasqua per riflettere

Congedandoci dai lettori con gli auguri di una serena Pasqua di Resurrezione, ci permettiamo di trarne un esigente richiamo internazionale. Per cambiare il tenore delle relazioni tra Stati e popoli, non c’è altra strada che contenere il più possibile le vocazioni di dominio, cioè di sfruttamento. Le risorse sono limitate, ma se ciascuno cominciasse ad accudire le proprie ci metteremmo intanto su un binario a minore rischio di deragliamento. Viceversa con la violenza, gli imperi e le guerre per conto proprio o peggio di altri, il disastro appare tutt’altro che improbabile.

+ posts

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.