Editoriale Libertà, un utile netto da record: a fine 2025 ha superato i 3,2 milioni di euro contro i quasi 970mila euro del 2024 (+231%). A una prima lettura l’ultimo bilancio del Gruppo che pubblica Libertà, lo storico quotidiano di Piacenza, con in portafoglio la rete tv Telelibertà e il sito liberta.it, si presenta come un trionfo imprenditoriale.
Tuttavia, analizzando le voci del Conto economico e dello Stato patrimoniale dell’Editoriale Libertà, controllata dalla Fondazione Ronconi Prati, emerge un quadro a due facce: quello di una realtà finanziariamente blindata e ricca di liquidità, ma caratterizzata altresì da un’attività editoriale in continuo affanno, profittevole solo grazie al forte afflusso di risorse pubbliche.
Le provvidenze statali e regionali
Il valore della produzione dell’Editoriale Libertà, presieduta da Alessandro Miglioli, affiancato in Cda dal vicepresidente Giorgio Losi e dalla consigliera Marta Miglioli, ha raggiunto nel 2025 i 13,43 milioni di euro, in netto aumento rispetto ai 10,49 milioni dell’anno precedente (+28%). A determinare l’espansione del perimetro economico non è stato però l’incremento delle vendite di prodotti editoriali, bensì l’esplosione dei contributi in conto esercizio, saliti alla cifra record di 4.051.425 euro rispetto ai 248.813 euro del 2024 (+1.528%).
L’entrata principale riguarda il contributo statale diretto all’editoria per la testata Libertà relativo all’anno 2024 (ex Decreto Legislativo 70/2017) riconosciuto per ben 3.518.185 euro. Un bonus notevolissimo, ottenuto anche perché la controllante Fondazione Ronconi Prati, presieduta sempre dall’avvocato Miglioli, è un ente del terzo settore. A questa somma si aggiungono poi 526.109 euro per i contributi retroattivi del bando della Regione Emilia-Romagna su edicole e transizione digitale.
Vendite e costi
L’attività caratteristica dell’Editoriale Libertà mostra invece segnali di sofferenza, in linea con la crisi generale delle società che pubblicano testate cartacee. I ricavi di vendite e prestazioni si riducono a 8,51 milioni di euro (-2,8%). A contrarsi nettamente sono le vendite in edicola del quotidiano Libertà, scese da 4,42 milioni a 4,09 milioni di euro, con un calo del 7,4% (-326mila euro in 12 mesi). Tengono gli abbonamenti (823mila euro, -0,5%), mentre la vendita di spazi pubblicitari segna un leggero incremento (+2,6%) e sale a 3,58 milioni di euro.
Editoriale Libertà

Sul fronte dei costi della produzione, le spese totali scendono a 9,42 milioni (-2,1%), spinte dal minor peso del personale (4,49 milioni, -4,1%) e delle materie prime (605mila euro, -8,4%); mentre il costo per gli emolumenti dei tre membri del Consiglio d’amministrazione dell’Editoriale Libertà ammonta a 182mila euro lordi annui.
Solido Stato patrimoniale
Se il Conto economico rivela una forte dipendenza dai sussidi pubblici, lo Stato patrimoniale evidenzia un’indubbia solidità finanziaria. Il patrimonio netto raggiunge i 25,53 milioni di euro (da 22,32 milioni del 2024), con una riserva straordinaria accumulata di ben 17,68 milioni. Guardando agli attivi, spiccano i 16,73 milioni di euro in immobilizzazioni finanziarie e una liquidità esplosa a 5,4 milioni (da 2,09 milioni del 2024) cresciuta in particolare grazie ai contributi pubblici. Infine, l’esposizione debitoria a 2,42 milioni di euro posiziona l’Editoriale Libertà in una condizione di solida sicurezza finanziaria.
I problemi restano…
Detto questo, rimangono aperte alcune questioni. È indubbio che il boom dell’utile (oltre 3,2 milioni destinati a riserva straordinaria) è interamente trainato dall’arrivo di oltre 4 milioni di risorse pubbliche. Nel frattempo, come accade in generale, continua il calo delle vendite cartacee: la flessione del 7,4% nelle edicole piacentine evidenzia una progressiva perdita di lettori tradizionali che la crescita dei canali digitali non sta ancora riequilibrando. Infine, resta aperto il rischio normativo sui sussidi all’editoria: affidare la redditività d’impresa ai trasferimenti statali potrebbe rivelarsi un boomerang nel caso di modifiche ai criteri o ai tetti di spesa dei contributi pubblici.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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Rischia di far concorrenza al Dolomiten, saldamente attestato ad oltre 6 milioni annui; ma questi finanziamenti non hanno mai dato fastidio come il rdc.