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Elezioni: il caso Piacenza, un esempio per tutti

Palazzo Mercanti, la sede del comune di Piacenza

Elezioni amministrative: grillini bastonati. Ballottaggi tra centrosinistra e centrodestra. Possibilità concreta di un cambiamento nel governo delle città. Un vero crollo dell’affluenza al voto. L’ombra della vecchia politica. Sono questi i 5 temi chiave della tornata elettorale di ieri. E lo sono su scala nazionale. Vale la pena dilungarsi su discorsi generici e generali? Secondo noi no. Meglio concentrarsi su un caso di scuola, che riassuma concretamente questo primo turno delle elezioni amministrative. E per farlo abbiamo scelto Piacenza.

Elezioni: 5 Stelle bocciati e risorgono i vecchi partiti

Nella città emiliana, fra due domeniche, il 25 giugno, ci sarà il ballottaggio tra Patrizia Barbieri (centrodestra, 34,8%) e Paolo Rizzi (centrosinistra, 28,2%). Dopo 15 anni di giunte di sinistra, oggi è concreta la possibilità di un cambio di colore al comune di Piacenza. In più emerge che i 5 Stelle hanno subito una sonora legnata. Il candidato del Movimento, Andrea Pugni, s’è fermato al 9,2%. Una vera débâcle, visto che i grillini sono da mesi accreditati dappertutto come il primo partito italiano. Dato che lo slogan di Pugni era “mandiamoli tutti a casa!” si può chiosare che a casa, per ora, ci va lui.

Outsider al palo

E veniamo agli outsider. La gioiosa macchina da guerra di Massimo Trespidi, fuoriuscito dal centrodestra (oltre 50mila euro spesi in campagna elettorale), gli ha portato un 13,7%. Tanto per un candidato sganciato dai partiti. Ma un po’ poco per quello che ha sborsato. Trespidi da questo punto di vista è secondo solo a Rizzi, candidato del Pd, vicino ai 95mila euro. E di poco sopra a Barbieri (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia).
Non pervenuti i due candidati di sinistra. Circa il 6% per l’ex assessore ecologista Luigi Rabuffi. E quasi il 4% per Sandra Ponzini, portacolori di Articolo 1. E Stefano Torre? Il candidato-fenomeno, che aveva attirato l’attenzione dei media nazionali, si ferma solo al 4,3%. Torre voleva 5mila suffragi. Se hanno votato circa 40mila piacentini (il 56% degli aventi diritto al voto), il surreale candidato sindaco è arrivato a circa 1.700 consensi.

Il ballottaggio? Chiaro sulla carta. Ma resta una roulette

E adesso? C’è il problema delle indicazioni di voto per il ballottaggio. In teoria (ma solo in teoria) Rabuffi e Ponzini dovrebbero far confluire il loro 10% su Rizzi, portandolo al 38%. E Trespidi dovrebbe far confluire il suo 13,7% su Barbieri. La porterebbe al 49%, consegnandole le chiavi di palazzo Mercanti. Ma non sarà esattamente così. Le voci di un presunto “tradimento” di Trespidi a favore di Rizzi aleggiano fin dalla sua candidatura. Ora Trespidi ha 3 scelte davanti a sé. “Tradire”, si dice in cambio di qualche nomina in una partecipata o della presidenza del consiglio comunale (ma perdendo la faccia, cosa che a Piacenza conta ancora qualcosina). Confluire nel centrodestra, superando una campagna elettorale tesa alla delegittimazione di Barbieri e i suoi storici mal di pancia verso l’establishment forzista. Infine, Trespidi potrebbe lasciar liberi i propri elettori, facendo onore al suo slogan elettorale (“liberi”). E Veniamo agli altri elettori, che valgono un 13%. La maggior parte di quelli grillini e di Torre sono sostanzialmente di centrodestra. Quindi la Barbieri avrebbe davanti una passeggiata di salute. Ma sappiamo che il voto al ballottaggio non è così automatico e può ancora capitare di tutto.

Elezioni: un crollo dell’affluenza che non è finito

Il crollo della partecipazione c’è stato anche a Piacenza. Ben 9 punti percentuali in meno rispetto alle ultime elezioni. Un dato preoccupante, di disaffezione e disinteresse. Ancor più grave perché si tratta di elezioni locali, su temi e persone vicini alla vita di tutti i giorni. E questo dato potrebbe peggiorare al ballottaggio. Gli elettori dei candidati esclusi potrebbero rinunciare al voto, piuttosto che confluire su Barbieri o Rizzi, poco graditi. Ma potrebbero anche votare contrariamente alle indicazioni dei loro leader. Se il caldo torrido di questi giorni continuerà, molti piacentini potrebbero poi seguire lo storico consiglio di Bettino Craxi. E il 25 giugno andare al mare, anche perché potrebbero pensare, sbagliando, che i giochi sono già fatti.

L’ombra della vecchia politica

Ma su entrambi i candidati al ballottaggio pesa, e non poco, un’altra considerazione. Pur essendo entrambi “brave persone“, competenti e non compromesse con le precedenti amministrazioni, hanno alle spalle una pesante “nomenklatura“. Nella lista di Rizzi sono presenti quasi tutti gli assessori uscenti. Pronti, in caso di vittoria, a riprendere i loro posti. E dietro a Barbieri ci sono i soliti noti della politica locale, visti un po’ come il fumo negli occhi dai piacentini. Che li identificano con una politica vecchia e superata. Ma anche il nuovo è stato sonoramente bocciato. In questo quadro, però, il maggioritario ha un merito indiscutibile. E speriamo che faccia riflettere il Parlamento, alle prese con la nuova legge elettorale. Con il maggioritario, senza se e senza ma, scelgono i cittadini.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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