Home Attualità

Elezioni amministrative: da Roma a Torino che ceffoni al centrodestra!

amministrative-da-roma-a-torino-che-ceffoni-al-centrodestra
Roberto Gualtieri, nuovo sindaco di Roma e nel riquadro Stefano Lo Russo, nuovo sindaco di Torino

Elezioni amministrative: al ballottaggio il centrosinistra fa quasi l’en plein. Vince in 8 Comuni su 10: a Roma con Gualtieri e a Torino con Lo Russo; poi ecco Varese e Latina, con la riconferma rispettivamente di Galimberti e Coletta; a loro si aggiungono Savona con Russo, Cosenza con Caruso, Isernia con Castrataro e Caserta con Marino.

Il centrodestra riesce a tenere Trieste, dove il sindaco uscente Dipiazza raggiunge un risicato 51,3%. E il 74enne Clemente Mastella resta sindaco della sua Benevento col 52,5%, ma la sua vittoria non si può certo ascrivere a Berlusconi, Meloni o Salvini.

Stravince Gualtieri

La partita più importante, inutile negarlo, era Roma, che è stata stravinta da Roberto Gualtieri con il 60% contro il 39 e rotti dello sfidante Enrico Michetti. Sarà il miglior sindaco per Roma? Secondo noi Gualtieri farà meglio di Michetti, che durante la campagna elettorale si era distinto per diverse gaffe; ma forse Carlo Calenda avrebbe avuto più il piglio decisionista del sindaco. Ormai è andata così, e probabilmente il risultato di Gualtieri era già scritto almeno da sabato scorso e cioè dalla scellerata giornata vissuta da Roma tra no green pass, no vax, Forza Nuova e l’attacco alla sede della Cgil. Con la manifestazione dei sindacati nel giorno del silenzio elettorale che non ha certamente aiutato Michetti.

Ma i conti sono presto fatti: al primo turno quest’ultimo era al 30%, Gualtieri al 27, Calenda al 19,8 e Virginia Raggi al 19,1%. Michetti onestamente ha fatto fin troppo, perché il suo iniziale 30% comprendeva già tutti i voti che avrebbe potuto rastrellare (334mila). Ieri è arrivato a 369mila, aumentando di 35mila i suoi consensi, in una votazione partecipata al 40,7%. Gualtieri ha raccolto 556mila suffragi contro i 299mila del primo turno. Il che vuol dire che gli oltre 250mila voti in più gli sono arrivati da Raggi e Calenda.

Un po’ d’ironia

Così da domani a Roma avremo tutti un grosso vantaggio: siccome per i prossimi cinque anni governerà la Capitale un sindaco amato da Bruxelles, Draghi e dal centrosinistra, l’ordine di scuderia sarà: “Tutto va bene madama la Marchesa”; per cui Roma sarà la città più pulita, green ed ecosostenibile d’Europa. Niente gabbiani, cinghiali, istrici e così via: tutto sarà ordine e pulizia. E se anche non sarà così, perché Gualtieri si troverà di fronte ad una situazione libanese, ci penseranno i soliti giornalai a nascondere la spazzatura sotto il tappeto. 

Letta sorride, ma…

È ovvio che, risolta Roma e a seguire Torino, tutto il resto passa in secondo piano. Si può solo ricordare che Letta ha messo nel carniere anche Milano e Napoli al primo turno e che, di conseguenza, oggi tutto gli sorride. Ma il suo problema rimangono le politiche del 2023 e soprattutto il fatto che il suo alleato, il Movimento 5 Stelle, è praticamente sparito dalla campagna elettorale dopo che, solo cinque anni fa, aveva sbaragliato fior di piazze.

Conte, che dopo aver brandito lo scettro si è quasi improvvisamente ammutolito, non sarà un alleato facile. Non tanto per lui, povero, che è anche così perbene, ma perché conduce una banda di sciamannati per i quali vale tutto e il contrario di tutto, percorsi come sono da smanie poltroniste e, contemporaneamente, da velleità barricadere. Auguri.

E il centrodestra?

A prendersi una bella legnata è stato così il centrodestra. Servirà di lezione? Dipende: se butta tutta la colpa sulla scelta dei candidati, una scelta affrettata, che ha portato alla ribalta personalità grigie e senza appeal, non farà molta strada.

Mea culpa più approfonditi? Per ora no. La Meloni sta pure provando a dare la colpa dei risultati al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese… Salvini ha dichiarato che “in Lombardia passiamo da 8 a 10 sindaci”; poi giù ad attaccare i giornalisti per le vicende Morisi e l’inchiesta di FanPage sull’estrema destra; oltre, naturalmente, la solita Lamorgese: “Che il ministro usi gli idranti contro i lavoratori (a Trieste, ndr) e i guanti di velluto contro gli squadristi, mi stupisce e mi preoccupa”.

I sondaggi nazionali

Con questo atteggiamento, ribadiamo, non andranno lontano anche a livello nazionale. E questo seppure per i sondaggi di Swg del 18 ottobre la Lega di Salvini aumenta dello 0,2 (19,4%), Fratelli d’Italia di uno 0,4, portandosi al 21,1%, mentre Forza Italia perde uno 0,1, arrivando al 7%. Il totale del centrodestra ancor oggi, aggiungendo un 1% di Cambiamo!, il movimento del presidente della Liguria Giovanni Toti, è sempre al 48,5%: immobile da mesi sotto il fatidico 50%.

Il Partito democratico di Letta invece è fermo al 19,2% e il movimento di Grillo ha perso uno 0,5, portandosi al 16,4%. La loro somma, oggi, è ferma al 35,6%, col quale, anche aggiungendo il 4% di Calenda (lo vogliamo vedere al governo coi 5 Stelle…) e il 3% di Articolo 1, si fatica a superare il 40%.
Ma le elezioni legislative del 2023 sono ancora lontane. E nel frattempo potrà davvero succedere di tutto.

+ posts

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

Articolo precedenteAutostrada A1 tra Piacenza e Modena: la Regione chiede al Governo la quarta corsia
Articolo successivoMorgan: dal letargo a star di Ballando, tutto sul rilancio di un grande artista

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.