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Elezioni amministrative: il tonfo di Salvini, la sindrome Le Pen per la Meloni, e Letta…

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Elezioni amministrative: i commenti sui risultati delle urne si sprecano. Volete che parliamo anche noi del crash della Lega e del Movimento 5 Stelle o del trionfo (parziale, ma enfatizzato) del Pd? Noi vorremmo invece fare un commento che abbia un respiro un po’ più ampio, perché se continuiamo a confrontare i dati di queste amministrative con quelli ipotetici delle politiche passate o prossime venture non andiamo da nessuna parte.

Si Salvini chi può

Il tonfo della Lega di Salvini è difficilmente confutabile. Colpa dei candidati “fiacchi” e scelti all’ultimo? Anche. Se si cercano candidati che non facciano ombra a nessuno dei tre leader del centrodestra e che accontentino tutti non può finire in altro modo. Ma la colpa non è solo quella: se gli elettori della Lega sono rimasti a casa è anche perché Salvini ha incentrato la sua campagna elettorale sui clandestini – fenomeno che dopo la pandemia ha perso quasi tutto il suo appeal – e strizzando l’occhio ai no vax, no mask, no green pass e compagnia.

Così, quando l’80% degli Italiani sono vaccinati e favorevoli al green pass, la strada diventa impervia. La continua polemica contro Draghi e Lamorgese ha fatto il resto: Salvini ormai è lontanissimo dal suo elettorato, che si riconosce più in Giorgetti e nei governatori del Nord. Piccoli imprenditori, partite Iva, disoccupati e precari si sono sentiti abbandonati per temi divisivi e di nicchia. Potrà riprendersi? Forse, ma cambiando a 360 gradi la sua strategia. Cosa quasi impossibile per chi lo conosce.

E Meloni?

La recente inchiesta di Fanpage sull’eurodeputato Carlo Fidanza ha contato poco: Fratelli d’Italia è andato meglio della Lega ma senza sfondare. Dire “siamo il primo partito di Roma” col 12% ci sembra una dichiarazione supponente e buffa: col 12% non vai da nessuna parte. Eppure la politica di scontro totale di Giorgia Meloni sembrava pagante, almeno nei sondaggi.

Ma la gente vota “contro” quando sente dire solo dei no? Come la pensa la Meloni sull’Europa, che oggi si sta emendando da tutti gli errori compiuti negli scorsi anni? Come la pensa sulle delocalizzazioni selvagge e sui conseguenti licenziamenti? Primum vivere deinde philosophari dicevano gli antichi: prima di parlare di filosofia dimmi come fare a vivere.

Anche la Meloni ha vezzeggiato e coccolato tutte le minoranze no vax possibili, senza escludere in modo chiaro quel mondo para fascista che, comunque, porta qualche voto. Ma anche lei, se non cambia, è destinata al ruolo della Le Pen: tanti voti ma inutilizzabili.

Conte e i 5 Stelle

Nonostante il viso sorridente e soddisfatto di Giuseppe Conte a fianco di Manfredi, il nuovo sindaco di Napoli, se il professore di Volturara Appula si guarda attorno trova un mare di macerie: in molti seggi i voti dei 5 Stelle sono passati dal 30 al 3% in cinque anni.

Vogliamo parlare del mezzo disastro della Raggi, arrivata ultima? A Torino cinque anni fa il movimento di Beppe Grillo aveva espresso il sindaco. Oggi è vicino alla sparizione. Quale sarà la politica del Movimento dopo l’iniezione di Conte? Quello che sappiamo per certo è il suo appoggio entusiastico al governo Draghi. Poco per prosperare, forse vivacchieranno, contenti loro…

Letta e il Pd

Qui sì che si viaggia bene: risultati rotondi, in certe realtà il Pd è attorno al 35%, che lo rende il primo partito anche se ci sono delle cadute. Torino che, prima della Appendino, aveva avuto una serie quasi ininterrotta di sindaci di sinistra, da Diego Novelli a Sergio Chiamparino a Piero Fassino, oggi vede il suo candidato Stefano Lo Russo ansimante, staccato di solo 5 punti dall’inseguitore Paolo Damilano.

A Roma, grazie anche all’emorragia di Calenda, Gualtieri è all’inseguimento del candidato di centrodestra Michetti. Grande vittoria a Milano, ma Beppe Sala è indipendente e ha probabilmente stravinto per suo merito personale più che per merito del partito. Indubbia vittoria di Lepore a Bologna, ma nella Stalingrado d’Italia sarebbe stato un grosso segnale d’allarme un risultato differente. La vittoria di Manfredi a Napoli è indubbiamente una medaglia della segreteria Letta, che nell’insieme può dirsi soddisfatto dei risultati. La Calabria, in effetti, era difficilmente contendibile, dunque, bene così.

E gli altri?

A nostro parere, nessuno dei candidati e partitini che sono spuntati come funghi in queste amministrative avrà un futuro, checché ne dicano e ne pensino Calenda o Sgarbi, se non come testimonianza col loro seggio in Parlamento.

L’assenza assoluta di Berlusconi e la presenza fin troppo impalpabile di Tajani hanno provocato lo stallo di Forza Italia. Diversi commentatori hanno ricordato che il centrodestra con due gemelli (entrambi al 20 virgola per cento) rissosi e senza un federatore/moderatore del calibro dell’ex cavaliere non ha un futuro di governo.

Sguardo al futuro

Dopo queste elezioni amministrative, proviamo ad immaginare un futuro con Draghi al Quirinale e un Salvini o anche una Meloni premier… chi di noi si sentirebbe al sicuro dall’Europa, dalle instabilità monetarie, dall’assalto dei poteri forti?

L’unica soluzione che ci pare percorribile, in un’eventualità di questo genere, sarebbe Giorgetti premier: gradito dall’Europa e stimato da Draghi. Saranno così intelligenti Salvini e Meloni da fare un passo indietro o resteranno per sempre dei Le Pen?

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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